Montenegro

Europa

PIL pro capite ($)
$11696.3
Popolazione (nel 2021)
0,6 milioni

Valutazione

Rischio Paese
C
Contesto imprenditoriale
A4
Precedentemente:
C
Precedentemente:
A4
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Sommario

Punti di forza

  • Settore turistico in forte espansione
  • La candidatura all'Unione Europea sostenuta dalle riforme economiche (programma "Europe Now")
  • L’adozione dell’euro per evitare crisi valutarie
  • Conseguente sostegno internazionale

Punti di debolezza

  • Economia di piccole dimensioni e scarsamente diversificata, con una base industriale debole e una forte dipendenza dal turismo
  • Un ampio disavanzo strutturale delle partite correnti, causato da un elevato disavanzo commerciale, che ha generato un elevato livello di debito estero
  • Corruzione, economia sommersa, emigrazione e, ciononostante, elevata disoccupazione (10%), dovuta a una forza lavoro inadeguata, soprattutto nel settore turistico
  • L'uso dell'euro, che può portare a shock asimmetrici, senza alcuna prospettiva credibile a breve termine di partecipare alla governance economica e monetaria europea
  • Frequenti ostruzionismi parlamentari

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

Serbia
30%
Europa
20%
Bosnia Herzegovina
7%
Svizzera
6%
Kosovo
5%

Importazone di beni in % del totale

Europa 38 %
38%
Serbia 17 %
17%
Cina 12 %
12%
Bosnia Herzegovina 5 %
5%
Turchia 4 %
4%

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Una crescita sostenuta in modo duraturo dal turismo

Si prevede che la crescita subisca un leggero rallentamento nel 2025, pur rimanendo sostenuta da una forte domanda interna e da un turismo solido. I consumi privati, che rappresentano il 72% del PIL, continuano a svolgere un ruolo centrale, sebbene stiano perdendo slancio a causa dell’aumento dell’inflazione (3,4% ad aprile 2025), trainata in particolare dai settori alimentare e abitativo. Ciononostante, il potere d’acquisto delle famiglie ha ricevuto un impulso dall’iniziativa “Europe Now 2”, entrata in vigore nell’ottobre 2024, che ha aumentato il salario minimo da 450 a 700 euro, riducendo al contempo i contributi previdenziali. Il turismo, settore chiave che rappresenta il 25% del PIL, ha continuato a contribuire in modo significativo all’attività economica, con gli arrivi di visitatori stranieri che si sono mantenuti al di sopra dei livelli pre-Covid (+12% nel 2024 rispetto al 2019). Tuttavia, la crescita sta rallentando (+1% tra il 2023 e il 2024) ed è frenata da limitazioni infrastrutturali e di capacità, oltre che dalla carenza di manodopera, nonostante un tasso di disoccupazione strutturalmente elevato (10% a marzo 2025), sebbene in calo. Sono in corso diversi progetti per sostenere la tendenza del turismo, tra cui l’ampliamento del prestigioso porto di Porto Montenegro e il continuo sviluppo del complesso turistico-nautico di Lustica Bay.

Allo stesso tempo, gli investimenti pubblici rimangono un motore chiave della crescita, in particolare nelle infrastrutture e nelle energie rinnovabili, e beneficiano di finanziamenti internazionali. Ad esempio, la costruzione del tratto Mateševo - Andrijevica (22 km per un costo di 600 milioni di euro) dell’autostrada che collega Bar (sulla costa adriatica) e Boljare (al confine con la Serbia) sta beneficiando di un prestito di 200 milioni di euro concesso dalla BERS nel marzo 2025, integrato da 200 milioni di euro della Commissione europea. Il Paese continua inoltre ad attrarre investimenti diretti esteri, principalmente nel settore immobiliare (60% del totale degli IDE), concentrati nelle zone costiere di Kotor, Budva e Tivat, con una forte enfasi sui segmenti residenziale e turistico. Sebbene i settori industriali rimangano sottorappresentati e gli IDE nel settore bancario siano diminuiti di oltre il 13% nel 2024, l’integrazione del Paese nell’Area unica dei pagamenti in euro (SEPA) nel novembre 2024 lo renderà ancora più attraente per i capitali europei. Infine, l’allentamento della politica monetaria da parte della BCE, combinato con misure di stimolo fiscale, dovrebbe favorire una graduale ripresa degli investimenti da parte delle imprese e delle famiglie locali.

I due disavanzi rimarranno sotto pressione

Nel 2024, il disavanzo di bilancio è aumentato bruscamente sotto la spinta di un forte incremento della spesa a sostegno dell’attività economica. Il mantenimento di questa linea di politica fiscale accentuerà il disavanzo nel 2025, con aumenti dei trasferimenti sociali, investimenti pubblici sostenuti e una riduzione dei prelievi obbligatori sul lavoro. La traiettoria al rialzo del debito pubblico è destinata a proseguire, con ingenti esigenze di (ri)finanziamento. Il debito pubblico è per il 90% estero e denominato principalmente in euro, con il 45% in eurobond e il 17% in un prestito concesso dalla Eximbank cinese per finanziare la costruzione del primo tratto dell’autostrada tra Bar e il confine serbo.

Sul fronte esterno, nel 2025 il conto corrente dovrebbe rimanere in forte deficit. Tale disavanzo è alimentato da un aumento sostenuto delle importazioni, sotto l’effetto combinato dell’aumento dei salari, che stimola la domanda di beni importati, e del maggiore fabbisogno di energia elettrica associato alla chiusura della centrale a carbone di Pljevlja (che rappresenta il 40% della produzione di energia elettrica) a partire da aprile 2025, per un periodo minimo di sette mesi. Le esportazioni sono limitate, con una base produttiva poco diversificata e concentrata su pochi prodotti (alluminio, legname, minerali) e mercati (principalmente europei). Il recente aumento dei dazi del 10% imposto dagli Stati Uniti non avrà un impatto diretto sul Paese, ma potrebbe avere effetti indiretti sui suoi principali partner commerciali (Serbia, Slovenia, Italia e Germania). L’avanzo nel settore dei servizi, trainato principalmente dal turismo, compensa solo per metà il disavanzo nel commercio di beni, lasciando un ampio disavanzo strutturale delle partite correnti. Sul versante pubblico, esso è finanziato da eurobond, prestiti multilaterali (BERS, Banca Mondiale, BEI) e finanziamenti bilaterali europei. Sul fronte privato, gli investimenti diretti esteri (IDE) rappresentano la principale fonte di finanziamento, mentre il debito estero delle banche montenegrine e del settore non finanziario (circa il 57% del debito estero totale) non è più in aumento.

Una maggioranza più ampia ma instabile

Da ottobre 2023, il Montenegro è governato da una coalizione eterogenea guidata dal partito centrista e filoeuropeo «Europe Now!» (PES), con Milojko Spajic come primo ministro. A seguito di un rimpasto nel luglio 2024, la coalizione si è ampliata includendo la Nuova Democrazia Serba (NSD), il Partito Democratico Popolare (DPP) e il Partito Bosniaco (BS), ottenendo così una maggioranza allargata di 49 seggi su 81 in Parlamento, rafforzata da accordi di sostegno parlamentare con partiti minori. Il governo dispone quindi di una maggioranza di due terzi, ma rimane vulnerabile alle tensioni interne, a causa delle profonde differenze ideologiche tra i suoi membri, in particolare tra i partiti filoeuropei (come il PES) e le formazioni filo-serbe e filo-russe (NSD, DPP). Il rimpasto ha inoltre reso più complessa la governance, aumentando il numero dei ministri a oltre 30 e alimentando il rischio di stallo. Il clima attuale rende probabile lo scioglimento dell’attuale governo prima delle elezioni parlamentari previste per giugno 2027. L’opposizione, dominata dal Partito Democratico dei Socialisti (DPS), è in testa nei sondaggi dalla metà del 2024, ma avrebbe anch’essa difficoltà a formare una maggioranza coerente se dovesse arrivare al potere.

Sul fronte istituzionale, il governo continua a essere oggetto di critiche in merito all’efficienza, come dimostra la controversa gestione della sparatoria di massa (12 morti) avvenuta a Cetinje e Bajice nel gennaio 2025, che ha suscitato richieste di dimissioni da parte di alti funzionari, senza successo. A queste critiche si aggiungono i dubbi sulla governance, ulteriormente evidenziati dall’approvazione in via d’urgenza da parte del Parlamento di un accordo con un investitore degli Emirati Arabi Uniti per lo sviluppo turistico di un tratto selvaggio della costa, che solleva preoccupazioni circa il rispetto delle norme europee in materia di appalti pubblici e ambiente. Inoltre, la votazione sul bilancio 2025 è stata possibile solo a febbraio, a seguito dei ritardi causati da blocchi relativi alla nomina dei giudici della Corte costituzionale. Nonostante questi ostacoli, il primo ministro Spaji? mantiene una linea ambiziosa e filoeuropea, puntando all’adesione entro il 2028. Il Montenegro (insieme all’Albania) rimane il paese dei Balcani occidentali più avanzato nel processo di integrazione nell’UE, ma il suo ritmo di progresso dipende dalla stabilità politica interna. La presenza di partiti nazionalisti e settari nella coalizione solleva dubbi sulla prosecuzione delle riforme. Ciò potrebbe limitare il margine di manovra diplomatico del Paese. Il Paese continua ad allinearsi alle sanzioni europee contro la Russia, pur mantenendo stretti legami con la Serbia e l’influente Chiesa ortodossa serba, il che potrebbe ostacolare il suo margine di manovra in materia diplomatica e sociale.

Ultimo aggiornamento: giugno 2025