Ancora sull’orlo del baratro
Dopo una contrazione del 7,5% nel 2024, che ha portato il calo cumulativo del PIL dal 2019 a quasi il 40%, l’economia libanese potrebbe registrare una leggera ripresa, ma si prevede che continuerà a trovarsi in difficoltà fino al 2026 a causa delle ripercussioni negative dei conflitti geopolitici regionali. All’indomani della guerra di 12 giorni tra Iran e Israele nel giugno 2025, persiste un rischio elevato per l’economia libanese, dovuto principalmente alla fragilità del cessate il fuoco tra Israele e Iran e alle conseguenti preoccupazioni in materia di sicurezza. Una ripresa delle ostilità rappresenterebbe una grave minaccia per la fragile economia libanese, dato il coinvolgimento di Hezbollah e l’esposizione geografica del Paese. Al contrario, se il governo libanese riuscisse ad affrontare la questione del disarmo di Hezbollah prima delle elezioni previste per maggio 2026, come richiesto dagli Stati Uniti, dai paesi del Golfo e da altre nazioni occidentali, il miglioramento delle condizioni di sicurezza potrà sostenere le prospettive di crescita. Qualora il conflitto dovesse intensificarsi e il disarmo fallire, sussiste il rischio di ulteriori danni materiali alle infrastrutture, soprattutto nel Libano meridionale. Ciò potrebbe portare a un altro significativo esodo della popolazione e a un ulteriore calo dell’attività economica in vari settori, tra cui il turismo, il commercio e la vendita al dettaglio.
Si prevede che le condizioni finanziarie rimangano precarie, con un’inflazione annuale che si attesterà intorno al 14% nel maggio 2025, in calo rispetto ai massimi raggiunti durante la crisi (circa il 220% nel 2023), ma comunque tale da erodere i redditi reali. La lira libanese si è stabilizzata sul mercato parallelo a circa 89.500–90.000 per un dollaro statunitense dal luglio 2023 (rispetto a 111.000 nel marzo 2023), sebbene l’accesso ai dollari rimanga limitato, anche se i limiti di prelievo sono aumentati. Le riserve in valuta estera sono limitate (pari a 11 miliardi di dollari alla fine di giugno 2025, nonostante un aumento di 2,75 miliardi di dollari rispetto a luglio 2023) e la stabilizzazione monetaria si è basata più sulla limitazione della liquidità locale che sulla ricostituzione delle riserve. Nonostante la sospensione del servizio del debito pubblico, stimato intorno al 150% del PIL, il Paese continua a registrare un deficit di bilancio significativo. Nel frattempo, gli sforzi per rilanciare il turismo, che storicamente rappresenta il 20% del PIL, hanno guadagnato un po’ di terreno, in particolare dopo che il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti hanno revocato i divieti di viaggio nel maggio 2025, ma il settore rimane vulnerabile a un’eventuale ripresa delle ostilità. Il Libano deve inoltre far fronte a danni legati al conflitto stimati in 14 miliardi di dollari, mentre il fabbisogno di ricostruzione per il periodo 2025–2026 supera gli 11 miliardi di dollari. Fondamentalmente, qualsiasi escalation delle tensioni ritarderebbe le riforme sistemiche richieste dal FMI e da altri partner, scoraggerebbe gli investimenti e prolungherebbe l’elevata inflazione, la disoccupazione e la stagnazione economica fino al 2026 e oltre.
Nel 2025, gli Stati Uniti hanno introdotto un dazio del 10% sulle importazioni dal Libano nell’ambito di un più ampio adeguamento del commercio globale. Sebbene questa misura aumenti leggermente il costo delle esportazioni verso gli Stati Uniti, il suo effetto complessivo sull’economia libanese dovrebbe essere minimo. Le esportazioni del Libano verso gli Stati Uniti rappresentano meno dell’1% del PIL e sono costituite in gran parte da prodotti di nicchia, spesso destinati alla diaspora, quali alimenti trasformati, prodotti tessili e articoli artigianali. Queste esportazioni non sono particolarmente sensibili alle variazioni di prezzo ed è improbabile che la domanda subisca un calo drastico. Per quanto riguarda le prospettive economiche più generali, i dazi avranno probabilmente un impatto trascurabile sulla crescita e sulle bilance commerciali. Qualora i prezzi globali del petrolio dovessero diminuire, ciò potrebbe comportare un potenziale beneficio indiretto per il Libano sotto forma di una riduzione della spesa per le importazioni energetiche. Tuttavia, la fattibilità di questo esito dipende dalle condizioni di mercato prevalenti. Nel complesso, la misura ha un carattere più simbolico e non rappresenta una seria minaccia per il settore estero del Libano, già limitato.
Doppio deficit insostenibile e stock di debito
Il disavanzo delle partite correnti continuerà a essere consistente (circa il 15% del PIL), principalmente a causa di debolezze strutturali, distorsioni legate alla crisi e shock esterni. La bilancia commerciale del Paese è costantemente in forte deficit, con le importazioni che superano di gran lunga le esportazioni. Ciò è dovuto alla dipendenza da beni esteri, quali carburante, generi alimentari e prodotti di consumo. Le esportazioni continueranno a essere limitate, poiché il Paese è caratterizzato da una base economica ristretta e poco competitiva, a causa delle infrastrutture carenti, della limitata capacità industriale e della cronica instabilità politica. Sebbene la valuta si sia drasticamente svalutata, ciò non si è tradotto in un miglioramento dei risultati delle esportazioni, poiché la capacità produttiva è crollata e le importazioni essenziali rimangono inelastiche. Le fonti tradizionali utilizzate per finanziare questo deficit, quali le rimesse, il turismo, gli afflussi di capitali dalla diaspora e i finanziamenti da parte di partner multilaterali e bilaterali come gli Stati del Golfo, hanno subito un calo significativo a seguito della crisi finanziaria del 2019 e del successivo default sovrano. La mancanza di investimenti esteri e di sostegno da parte dei donatori, aggravata dallo stallo politico e dall’aumento delle minacce regionali, ha ulteriormente limitato i finanziamenti esterni.
Nel marzo 2025, il nuovo governo libanese ha approvato il bilancio dello Stato per l’anno tramite decreto del Consiglio dei ministri, una mossa ritenuta necessaria per ripristinare il controllo fiscale dopo anni di stallo istituzionale. Il bilancio prevede un disavanzo relativamente contenuto, pari a circa l’1,1% del PIL (circa 196 milioni di dollari sulla base di entrate previste pari a 4,6 miliardi di dollari e spese per un totale di 4,8 miliardi di dollari). Questo modesto disavanzo riflette un aumento significativo della riscossione delle entrate, sostenuto da una maggiore applicazione delle norme e da un aumento del gettito fiscale, compresi notevoli incrementi delle entrate derivanti dall’IVA e dall’imposta sul reddito. Anche la spesa è stata tenuta sotto controllo, a testimonianza degli sforzi volti a limitare la spesa pubblica. Tuttavia, il bilancio esclude i costi relativi alla ricostruzione post-conflitto (con Israele) e ad altre necessità di emergenza, ed è stato criticato per la mancanza di una strategia di investimento lungimirante, in particolare nel settore delle infrastrutture. Le prospettive per il 2026 dipenderanno in larga misura dalla capacità del governo di attuare cambiamenti strutturali, quali il miglioramento dell’adempimento fiscale, la riforma della spesa salariale nel settore pubblico e l’ampliamento della base di gettito, assicurandosi al contempo il sostegno dei donatori internazionali e del FMI. In assenza di progressi su questi fronti, persisterà il rischio di un nuovo aumento del deficit del Libano e delle sue tensioni fiscali.
Il panorama politico frammentato peserà sulle riforme
Le prospettive politiche del Libano sono cautamente ottimistiche, ma comunque fragili. Dopo tredici tentativi falliti, il Parlamento ha eletto Joseph Aoun come 14° presidente del Paese, il quale, a sua volta, ha nominato Nawaf Salam primo ministro. La formazione di un nuovo governo ha posto fine a un prolungato vuoto istituzionale e ha segnato un ritorno al funzionamento di base dello Stato. La nuova amministrazione ha avviato un nuovo dialogo con il FMI, ha introdotto alcune riforme legislative nel settore bancario e delle finanze pubbliche e ha adottato misure per rispondere alle preoccupazioni internazionali. Detto questo, il contesto politico è tutt’altro che stabile. All’interno dell’élite politica persistono profonde divisioni e la continua influenza di Hezbollah sulla sicurezza e sui processi decisionali rimane un importante punto di attrito per i donatori occidentali e del Golfo, limitando la portata di un sostegno finanziario su ampia scala.
La situazione della sicurezza nella regione meridionale (ma non solo lì) rimane una delle aree più instabili del panorama politico ed economico del Paese, nonostante i recenti sforzi per allentare le tensioni. Nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti e raggiunto tra Hezbollah e Israele nel novembre 2024, gli scontri sporadici tra le due parti sono continuati e il rischio di una nuova escalation rimane elevato. Sotto la pressione degli Stati Uniti, il governo libanese sta cercando di disarmare Hezbollah. Tuttavia, il gruppo si è rifiutato di farlo a meno che Israele non cessi i propri attacchi, il che rappresenta un compito apparentemente impossibile.
La capacità del governo di portare avanti riforme significative, ripristinare la fiducia dei cittadini e prepararsi alle elezioni parlamentari del 2026 sarà fondamentale. Se il governo continuerà a compiere progressi, il Libano potrebbe iniziare a recuperare credibilità internazionale e gettare le basi per una ripresa a lungo termine. In caso contrario, il rischio è che il Paese scivoli nuovamente nella paralisi e aggravi il proprio declino economico e istituzionale.

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