Prodotti chimici

Asia-Pacifico
Rischio elevato
Europa centrale & orientale
Rischio elevato
America Latina
Rischio elevato
Medio Oriente e Turchia
Rischio elevato
Nord America
Rischio moderato
Europa occidentale
Rischio molto elevato
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Sommario

Punti di forza

  • Una componente fondamentale in molti settori industriali (automobilistico, edile, agroalimentare, farmaceutico, cosmetico, ecc.)
  • Capacità di innovazione: un settore caratterizzato da un'intensa attività di ricerca e sviluppo
  • La transizione energetica e lo sviluppo dell’industria chimica circolare offrono nuove opportunità
  • I prodotti chimici speciali sono meno sensibili alle fluttuazioni cicliche

Punti di debolezza

  • Elevata intensità energetica e di carbonio
  • Ciclicità e pressione sui margini, in particolare per i prodotti chimici di base
  • I rischi normativi e ESG costringono i produttori ad adattarsi
  • Persistente sovraccapacità produttiva, che grava sui prezzi e sui margini, soprattutto per i produttori privi di vantaggi in termini di costi

Valutazione del rischio settoriale

L'industria chimica globale rimane impantanata in una fase di recessione causata dalla debolezza della domanda e da un eccesso cronico di offerta. Dal 2022, il consumo stagnante nei settori dell'edilizia e dell'automotive — i suoi due principali mercati a valle — si è scontrato con un'aggressiva espansione della capacità produttiva, in particolare in Cina. Il calo dei prezzi dell’energia ha consentito ai produttori statunitensi e mediorientali di aumentare la produzione, accentuando gli squilibri globali e comprimendo i margini.

L’eccesso di offerta nel settore petrolchimico rimane la sfida principale: la Cina continua a investire in nuovi impianti nonostante i margini esigui, sebbene le autorità stiano valutando misure anti-involuzione, tra cui l’ammodernamento degli impianti più vecchi per migliorare i rendimenti e salire nella catena del valore. Nel frattempo, i produttori statunitensi e del Golfo sfruttano l’etano a basso costo e i costi energetici contenuti per mantenere un vantaggio strutturale in termini di costi, esportando in modo aggressivo i componenti di base della petrolchimica (olefine, aromatici e altri derivati).

L’Europa continua a subire le pressioni più aspre. Gli elevati costi energetici e del carbonio erodono la competitività, mentre aumentano le importazioni di polimeri a basso costo dagli Stati Uniti e dal Medio Oriente, parallelamente alle esportazioni cinesi di prodotti a valle. I margini stanno crollando, la produzione è in calo e le chiusure degli impianti si stanno accelerando. Le richieste di intervento governativo tramite dazi antidumping, sussidi energetici e sgravi sulle imposte sul carbonio hanno finora prodotto solo annunci, ma azioni limitate.

Anche l’Asia, al di fuori della Cina, sta attraversando un periodo difficile. Il settore dei prodotti chimici speciali in India sta crescendo grazie alla domanda farmaceutica e agrochimica, ma deve affrontare gli shock tariffari statunitensi, mentre la Corea del Sud sta registrando un calo delle esportazioni e un processo di consolidamento. Il settore oleochimico in Malesia e Indonesia beneficia delle tendenze verso i prodotti a base biologica, ma rimane esposto alla sovraccapacità produttiva globale. Al di là dei fallimenti, le risposte dei sopravvissuti del settore includono la chiusura di impianti finalizzata alla modernizzazione, al consolidamento e alla diversificazione verso le sostanze chimiche specializzate e i polimeri ad alte prestazioni. I produttori del Golfo stanno perseguendo la tecnologia di conversione del greggio in prodotti chimici, e le principali aziende stanno rimodellando i propri portafogli attraverso cessioni e acquisizioni (ad esempio, l’acquisto di Covestro da parte di ADNOC per 11,7 miliardi di euro).

I mercati dei fertilizzanti si sono stabilizzati, ma rimangono esposti alla volatilità dei prezzi dell’energia e ai rischi geopolitici. I prezzi dell’azoto sono risaliti a 700–800 USD per tonnellata nonostante i minori costi del gas, mentre i mercati del fosfato e del cloruro di potassio mostrano una relativa stabilità in un contesto di offerta limitata e adeguamenti tariffari.

Previsioni economiche sul settore

Il settore chimico globale continua a registrare una fase di recessione

L'industria chimica globale rimane impantanata in una fase di recessione prolungata, con un utilizzo della capacità produttiva sceso al di sotto del 75% tra i principali produttori. La debolezza della domanda, unita a un persistente eccesso di offerta, sta alimentando questa tendenza, che colpisce in modo più duro i prodotti chimici di base. Dal 2022, il consumo stagnante nei settori dell’edilizia e automobilistico si è scontrato con un’aggressiva espansione della capacità produttiva, in particolare da parte della Cina, la cui quota della capacità produttiva globale nei principali prodotti chimici di base (ad esempio, acido acrilico, benzene, propilene, ossido di etilene, carbonato di sodio, stirene) si sta avvicinando al 50%. Questo aumento ha depresso i tassi di utilizzo a livello globale, comprimendo i margini e pesando sui prezzi. Nel frattempo, il calo dei costi energetici ha consentito ai produttori negli Stati Uniti e in Medio Oriente di aumentare la produzione, aggravando lo squilibrio e reindirizzando i flussi commerciali verso regioni a basso costo.

La domanda di prodotti chimici rimane debole nella maggior parte dei segmenti, riflettendo le difficoltà economiche più generali. L’edilizia e il settore automobilistico, i due principali mercati a valle, continuano a pesare sui volumi. Si prevede tuttavia un miglioramento in alcune aree geografiche per entrambi i settori nel 2026. Inoltre, le categorie trainate dai consumatori, come quella dei prodotti di bellezza e dei profumi, si stanno normalizzando dopo anni di crescita record. Ciò sta costringendo i fornitori di composti aromatici, solventi e polimeri per imballaggi a ricalibrare le strategie relative alla capacità produttiva e ai prezzi.

L’eccesso di offerta nel settore petrolchimico rimane la caratteristica distintiva dei mercati odierni. La Cina illustra bene la sfida: nonostante i margini deboli e la cronica sovraccapacità, gli investimenti in nuovi impianti proseguono. Si prevede addirittura che la capacità cinese di polietilene aumenti di un ulteriore 16% nel 2026 (fonte: JLC). Le autorità stanno tuttavia discutendo misure anti-involuzione per frenare l’espansione superflua. Ciò include piani per la chiusura temporanea di impianti petrolchimici più datati (~40% della capacità nazionale) finalizzata a interventi di ammodernamento volti a migliorare i rendimenti e, potenzialmente, a spostare la produzione più a monte nella catena del valore. Se attuata, questa mossa potrebbe offrire un significativo sollievo al settore nel medio termine. Oltre all’elevata capacità produttiva della Cina, i produttori statunitensi e mediorientali continuano a godere di un vantaggio strutturale in termini di costi rispetto ai concorrenti che utilizzano la nafta (ad esempio, l’Europa), grazie all’etano a basso costo e ai prezzi contenuti dell’energia. Ciò consente una produzione di etilene altamente competitiva e un’esportazione massiccia di derivati quali il polietilene.

L’Europa appesantita dalle pressioni sui costi e dall’ondata di importazioni

Date le condizioni di offerta favorevoli e i fondamentali della domanda persistentemente deboli, i prezzi e i margini globali rimangono sotto pressione, con l’Europa che ne subisce il peso maggiore. I produttori statunitensi e mediorientali stanno esercitando pressione sul mercato europeo fornendo polimeri a basso costo, mentre la Cina sta ampliando la propria presenza nelle esportazioni di prodotti a valle più economici come il PVC e il PET. Le aziende europee, ostacolate dagli elevati costi energetici e delle emissioni di carbonio, continuano a perdere competitività, con conseguente contrazione dei margini, calo della produzione e accelerazione delle chiusure degli impianti.

Gli indicatori recenti segnalano una fase di recessione prolungata. Nell’UE a 27, l’attività complessiva è ancora in calo su base annua, con una produzione che si attesta al 20% al di sotto dei livelli del 2019. La Germania, il maggiore produttore chimico d’Europa, rimane il principale fanalino di coda. Anche le indagini presso le imprese indicano una recessione prolungata: i nuovi ordini continuano a diminuire in tutto il continente, con le aziende che citano la debole domanda come il principale fattore che limita la loro produzione. Anche il tasso complessivo di utilizzo della capacità produttiva rimane al di sotto del 75%, ma sembra stabilizzarsi grazie alle recenti chiusure di impianti.

I produttori chimici europei stanno intensificando le richieste di intervento governativo a fronte dell’aggravarsi delle pressioni sui costi. Le loro richieste includono dazi antidumping, sussidi energetici e l’abolizione delle tasse sul carbonio. La risposta politica è stata lenta e gli effetti non si sono ancora fatti sentire. Ad esempio, l’UE ha recentemente presentato il Piano d’azione per l’industria chimica per affrontare questi vincoli competitivi. Anche la Germania ha proposto un pacchetto di aiuti (in attesa di attuazione) per le industrie ad alto consumo energetico, fissando un prezzo industriale dell’elettricità pari a 0,05 EUR/kWh a partire dal 2026, insieme a una riduzione delle tasse e delle tariffe sull’elettricità. Tuttavia, nessuna di queste misure si è ancora concretizzata.

Anche l’Asia, al di fuori della Cina, rimane sotto pressione. Il settore indiano dei prodotti chimici speciali è in espansione grazie alla domanda farmaceutica e agrochimica, ma lo shock tariffario statunitense del 50% costringerà a riorientare i flussi commerciali e eroderà la competitività. In risposta, l’India ha allentato le restrizioni alle importazioni di prodotti chimici di base come il PVC e il PE dalla Cina. La Corea del Sud deve affrontare un calo delle esportazioni e un indebolimento della competitività a causa della debole domanda cinese, che sta favorendo il consolidamento (ad esempio, Lotte-Hyundai). Nel frattempo, il settore oleochimico della Malesia e dell’Indonesia trae vantaggio dalla transizione globale verso materie prime di origine biologica, nonostante l’eccesso di capacità produttiva e la debolezza generale del mercato.

Opportunità in un contesto di recessione

Il settore chimico sta attraversando un rallentamento ciclico, ma permangono alcune sacche di resilienza. I prodotti chimici di base, realizzati su larga scala e venduti con margini ridotti, stanno subendo il colpo più duro. Il calo dei prezzi sta spingendo fuori dal mercato i produttori non competitivi, ridisegnando i flussi commerciali e concentrando le quote di mercato nei paesi con vantaggi strutturali in termini di costi, in particolare il Medio Oriente, gli Stati Uniti e la Cina. Questi attori, pur essendo sotto pressione, sono in una posizione migliore per superare la tempesta.

La situazione è diversa per i prodotti chimici di nicchia. Prodotti in volumi più ridotti per applicazioni di nicchia e con margini più elevati, offrono potere di determinazione dei prezzi e una sostituibilità limitata. Grazie alla disponibilità di materie prime più economiche, i produttori di prodotti di nicchia spesso registrano performance superiori durante le fasi di recessione.

Questa divergenza sta determinando cambiamenti strategici. I grandi operatori del settore delle materie prime stanno sfruttando la fase di contrazione per potenziare le infrastrutture e salire nella catena del valore. In Cina, una “involuzione” guidata dalle politiche sta accelerando il rinnovamento degli impianti obsoleti e il riorientamento verso i prodotti speciali. I produttori del Golfo stanno sfruttando i vantaggi in termini di costi e perseguendo acquisizioni per espandersi a valle, investendo al contempo nella tecnologia di trasformazione del greggio in prodotti chimici — aumentando i rendimenti petrolchimici al 70–80 per cento rispetto al 10–20 per cento della raffinazione convenzionale. Inoltre, le chiusure temporanee degli impianti per lavori di ammodernamento stanno diventando sempre più comuni, poiché le aziende cercano di posizionarsi per una produzione a più alto valore non appena la domanda si riprenderà.

Il consolidamento sta prendendo slancio, poiché le aziende puntano su economie di scala e innovazione. L’acquisizione di Covestro da parte di ADNOC per 11,7 miliardi di euro sottolinea la spinta verso i polimeri ad alte prestazioni e le piattaforme integrate. Anche le aziende statunitensi stanno riorganizzando i propri portafogli: Occidental sta cedendo OxyChem e DuPont sta abbandonando il settore delle aramidi per concentrarsi maggiormente sui prodotti specializzati.

I mercati dei fertilizzanti si stabilizzano, ma i rischi persistono

I prezzi dei fertilizzanti si sono moderati rispetto al picco del 2022, ma rimangono al di sopra delle medie pre-crisi. Il recente calo dei prezzi del gas naturale ha alleggerito i costi di produzione dei fertilizzanti azotati, mentre le esenzioni tariffarie statunitensi sui prodotti azotati e fosfatici stanno migliorando i flussi commerciali e riducendo le pressioni sui prezzi interni. La domanda rimane solida, sostenuta dai prezzi dei raccolti e dalla semina stagionale, ma la crescita dell’offerta è limitata e ulteriormente frenata dai controlli più rigorosi della Cina sulle esportazioni di fertilizzanti fosfatici, lasciando così i mercati esposti alla volatilità energetica e ai rischi geopolitici.

I prezzi dell’azoto sono risaliti a 700–800 USD per tonnellata nonostante i minori costi del gas, riflettendo l’offerta limitata e la forte domanda stagionale. Le esenzioni tariffarie statunitensi potrebbero creare un eccesso di offerta a breve termine e intensificare la concorrenza tra gli esportatori. I prezzi dei fosfati si sono stabilizzati, ma le esenzioni dovrebbero ridurre il divario tra i prezzi statunitensi e quelli globali e stimolare le importazioni dal Marocco e dall’Arabia Saudita, mentre le restrizioni alle esportazioni della Cina continuano a limitare la disponibilità globale. I mercati del potassio sono relativamente stabili a 300–350 USD per tonnellata, sostenuti da un’offerta resiliente proveniente dal Canada e dalla Bielorussia e da una bassa volatilità rispetto ad altri segmenti. Nonostante i rischi geopolitici, le spedizioni dalla Russia sono proseguite in gran parte senza interruzioni, rafforzando così la stabilità del mercato.

Grafico 2 EN (inserire titolo qui sotto)

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Autori ed esperti

Grafico 1: Tasso di utilizzo della capacità

Fonte: FED, DG ECFIN, NBS, Macrobond, Coface