Uzbekistan

Asia

PIL pro capite ($)
$2,819.8
Popolazione (nel 2021)
36,0 milioni

Valutazione

Rischio Paese
B
Contesto imprenditoriale
B
Precedentemente:
B
Precedentemente:
B
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Sommario

Punti di forza

  • Riserve auree significative, che rappresentano oltre il 30% delle esportazioni e il 15% delle entrate pubbliche
  • Riserve valutarie rafforzate da un consistente accumulo di oro, garantendo così la stabilità finanziaria
  • Situata nel cuore dell’Asia centrale, occupa una posizione chiave nei corridoi commerciali tra la Cina e l’Europa
  • Sono in corso i progressi per l’adesione all’OMC
  • 28 zone economiche speciali (SEZ) e quasi 400 zone industriali per attrarre investitori stranieri
  • La crescita demografica garantisce un’ampia forza lavoro
  • Riforme sociali mirate che hanno portato a un calo significativo dei tassi di povertà

Punti di debolezza

  • Dipendenza dalle esportazioni di materie prime (oro, uranio, cotone, combustibili), dalle rimesse degli espatriati in Russia, dal gas russo e dalle importazioni di beni di consumo, beni intermedi e attrezzature
  • Gran parte dell’economia è ancora controllata da imprese pubbliche e banche statali
  • Sistema finanziario scarsamente liberalizzato e bassa inclusione finanziaria
  • Corruzione endemica, interessi acquisiti legati all’élite politica ed economica, forza lavoro insufficientemente qualificata e impegno limitato verso profonde riforme istituzionali
  • Circondata da paesi senza sbocco sul mare, il che richiede una maggiore cooperazione regionale per accedere ai mercati internazionali
  • L’affidabilità limitata delle statistiche pubbliche ostacola l’analisi economica e la trasparenza di bilancio

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

Russia (Federazione Russa)
15%
Cina
6%
Europa
6%
Kazakistan
6%
Turchia
5%

Importazone di beni in % del totale

Cina 29 %
29%
Russia (Federazione Russa) 22 %
22%
Europa 10 %
10%
Kazakistan 8 %
8%
Corea del Sud 5 %
5%

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Crescita economica sostenuta, ma sotto il controllo dello Stato

Si prevede che la crescita economica rimanga robusta nel 2025 e nel 2026, nonostante un leggero rallentamento. Questa resilienza deriva dall’ampiezza delle riforme strutturali intraprese dal 2017, che hanno profondamente trasformato il modello economico del Paese. In media, il PIL reale è cresciuto del 5,3% all’anno nel periodo 2017-2024. Il governo ha stanziato un aumento significativo degli investimenti per modernizzare gli aeroporti, sviluppare zone economiche speciali e costruire un data center sostenibile del valore di 3 miliardi di dollari. Tuttavia, la forte presenza dello Stato nell’economia attraverso le imprese pubbliche e le banche commerciali di proprietà statale, che detengono ancora il 65% delle attività bancarie, ostacola la concorrenza e limita l’emergere di un settore privato pienamente competitivo. Da un lato, sono state intraprese alcune privatizzazioni (Ipoteka, Agroexportbank, Poytakht), ma i meccanismi di credito preferenziale sono ancora ampiamente utilizzati e nel 2024 rappresentavano il 24,1% dei prestiti, il che ostacola l’allocazione ottimale del capitale. Nel settore privato, gli investimenti esteri sono in aumento, sostenuti dalle riforme economiche e da un clima imprenditoriale più favorevole. Nel 2025 sono stati portati a termine importanti progetti, tra cui un parco eolico da 2,4 miliardi di dollari in partnership con ACWA Power e uno stabilimento per la produzione di veicoli elettrici frutto della collaborazione tra BYD e UzAuto Motors. Allo stesso tempo, i consumi delle famiglie rimangono robusti, sostenuti dalla continua crescita dei salari reali e dalle ingenti rimesse provenienti dalla diaspora (pari al 10% del PIL nel 2024), in particolare dalla Russia. La forte crescita del reddito delle famiglie ha contribuito a una significativa riduzione del tasso di povertà, sceso dal 20,7% nel 2024 al 16,6% nel 2025. Inoltre, la creazione di posti di lavoro ha acquisito slancio, con una crescita annuale dell’occupazione stimata all’1,7%, superiore al tasso di crescita della popolazione in età lavorativa, stimato all’1% all’anno.

Dal lato dell’offerta, i servizi sono i principali motori della crescita, rappresentando circa il 45% del PIL. La crescita nel settore dei servizi ha raggiunto il 13% nel 2024, trainata da alberghi, ristoranti, trasporti e servizi logistici. L’industria (32% del PIL), dominata dai settori petrolifero e del gas, chimico, tessile e automobilistico, sta registrando una crescita sostenuta grazie alla domanda di materiali da costruzione e di manufatti. L’agricoltura (cotone, frutta, ortaggi, riso, bestiame) rappresenta circa il 18% del PIL e impiega il 14% della popolazione attiva, sebbene nel 2024 abbia subito un rallentamento, con una crescita attestatasi al 3,6% rispetto al 4,1% dell’anno precedente. Il settore minerario, incentrato su oro, rame e carbone, riveste un’importanza strategica, mentre la crescita nel sottosettore del petrolio e del gas è limitata dall’esaurimento delle riserve.

Si prevede che l’inflazione continui il suo andamento al ribasso, pur rimanendo elevata a causa principalmente degli aumenti dei prezzi dei servizi pubblici e dei trasporti. Ciò è il risultato di una graduale riduzione dei sussidi sui carburanti e della riforma dei prezzi dell’energia elettrica, avviata nel 2024 per riflettere i costi effettivi di produzione e razionalizzare la spesa pubblica. Tali misure sono state accompagnate dalla graduale eliminazione di alcune esenzioni fiscali, in particolare sull’IVA. Per attenuare l’impatto degli aumenti dei prezzi dell’energia sulle famiglie vulnerabili, il governo prevede di erogare loro un sostegno diretto pari a 1 milione di som (circa 80 USD) per nucleo familiare nel novembre 2025. Nonostante questi adeguamenti tariffari, l’inflazione dovrebbe continuare il suo andamento al ribasso grazie alla politica monetaria restrittiva, all’inasprimento fiscale e al previsto calo dei costi di trasporto. La banca centrale punta a un tasso di inflazione del 5% entro la fine del 2027, ma il raggiungimento di tale obiettivo è incerto. La persistente debolezza del som, che rende più costose le importazioni, la rapida crescita della domanda interna trainata dall’aumento dei redditi e dalla crescita demografica, nonché le rigidità in alcuni settori quali l’energia e i trasporti stanno esercitando una pressione costante sull’inflazione di fondo.

Politica economica prudente

La politica monetaria rimane restrittiva per contenere le pressioni inflazionistiche. Nel marzo 2025, la banca centrale (CBU) ha aumentato il tasso di interesse di riferimento di 0,5 punti percentuali, portandolo al 14%. Tuttavia, la sua efficacia è limitata dalla debole intermediazione finanziaria. La CBU continua ad applicare un regime di cambio fluttuante per impedire la ricomparsa di un mercato parallelo del dollaro. Tuttavia, sta faticando a contenere la volatilità della valuta rispetto al rublo russo, fortemente influenzata dalle sanzioni internazionali e dalla guerra in Ucraina.

Sul fronte del bilancio, nonostante deficit modesti, il debito pubblico rimane moderato, con una struttura relativamente favorevole: una parte significativa è esterna (quasi il 60%) e denominata in valuta estera, ma è per lo più a condizioni agevolate e concentrata tra i creditori ufficiali. Per ridurre il disavanzo, le autorità stanno cercando innanzitutto di tagliare i generosi aumenti salariali e le prestazioni sociali degli ultimi anni, per poi intensificare gli sforzi volti a contrastare il settore informale al fine di migliorare la riscossione delle imposte.

Il disavanzo delle partite correnti dovrebbe rimanere significativo, riflettendo la forte dipendenza dalle importazioni di beni strumentali, beni intermedi e prodotti finiti. L’oro rimane il principale prodotto di esportazione, rappresentando il 44% delle vendite nel 2024, seguito dal cotone (7%), dai combustibili (6%) e dai prodotti agricoli. Si prevede che le esportazioni continuino a crescere nel 2026, sostenute da un leggero aumento dei prezzi del cotone e da una forte domanda di oro. Si prevede che la tariffa doganale del 10% annunciata dagli Stati Uniti nell’aprile 2025 avrà un impatto limitato, data la scarsa esposizione del Paese al mercato statunitense, ma potrebbe subire ripercussioni indirette a causa di un rallentamento della domanda da parte dei suoi partner commerciali. Inoltre, vi sono forti sospetti che l’Uzbekistan sia coinvolto nell’aggiramento delle sanzioni contro la Russia attraverso la riesportazione di prodotti occidentali. Infine, le rimesse dei lavoratori migranti, sebbene significative, non sono sufficienti a bilanciare la bilancia corrente.

Un regime autoritario dietro una facciata riformista

La politica interna continua a essere dominata da una forte concentrazione di potere nelle mani del presidente Shavkat Mirziyoyev, rieletto nel luglio 2023 a seguito di una riforma costituzionale che ha esteso il suo mandato a sette anni e gli consente di ricandidarsi nel 2030. Nel 2024, le elezioni parlamentari hanno rafforzato la maggioranza del Partito Liberal-Democratico, il partito del presidente. Nonostante la retorica di apertura e riforma, il regime è autoritario, privo di una vera opposizione o di una stampa indipendente, e la società civile continua a essere pesantemente repressa. La nomina di Saida Mirziyoyeva, la figlia maggiore del presidente, a capo dell’amministrazione presidenziale sta alimentando le speculazioni su una successione dinastica.

L’Uzbekistan sta intensificando i propri sforzi per diversificare i propri partenariati internazionali. Il Paese sta compiendo progressi nel processo di adesione all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), con 23 accordi bilaterali già firmati e 10 ancora in fase di negoziazione, e punta a diventare membro a pieno titolo entro il 2026. Questa iniziativa è stata accompagnata da un riavvicinamento all’UE, come dimostra il vertice UE-Asia centrale tenutosi a Samarcanda nell’aprile 2025, durante il quale è stato annunciato un piano di investimenti europeo da 12 miliardi di euro nell’ambito della strategia «Global Gateway». L’Uzbekistan è oggetto di particolare attenzione dopo l’apertura di un ufficio regionale della Banca europea per gli investimenti a Tashkent. Inoltre, la dichiarazione congiunta del marzo 2025 con il Kirghizistan e il Tagikistan ha posto fine alle dispute frontaliere tra questi paesi. Allo stesso tempo, le relazioni con la Russia sono fondamentali, in particolare nel settore energetico (importazioni di gas). Un accordo firmato alla fine del 2024 prevede la costruzione di sei reattori nucleari russi entro il 2029. Anche le esercitazioni militari congiunte (Hamkorlik-2025) testimoniano la cooperazione in materia di sicurezza tra i due paesi. La Cina è un partner economico di primo piano. Infine, l’Uzbekistan persegue una politica diplomatica equilibrata, volta a preservare la propria sovranità massimizzando al contempo le opportunità economiche offerte dai partner occidentali, senza recidere i legami strategici con la Russia e la Cina.

Ultimo aggiornamento: ottobre 2025