La crescita rimane forte, sostenuta dagli investimenti, nonostante un contesto esterno meno favorevole
Dopo aver registrato nel 2025 il tasso di crescita più elevato dal 1990, l’economia del Benin dovrebbe mantenersi robusta nel 2026 e nel 2027. Tuttavia, è previsto un leggero rallentamento a causa delle ripercussioni economiche del conflitto in Medio Oriente, data la forte dipendenza del Paese dalle importazioni di prodotti petroliferi e fertilizzanti. Il settore industriale (20% del PIL nel 2025) beneficerà dei continui investimenti nella zona industriale di Glo-Djigbé. La zona, che conta già 18 impianti operativi e offre oltre 25.000 posti di lavoro, continua ad ampliare le capacità di trasformazione agroalimentare e agrotessile del Paese. Gli investimenti pubblici, con la partecipazione del settore privato, sostengono i lavori di costruzione previsti dal Piano d’azione governativo 2021-2026 (PAG II) e dal suo successore. I progetti comprendono l’ammodernamento e l’ampliamento del porto di Cotonou, lo sviluppo delle infrastrutture (trasporti terrestri, elettricità, servizi igienico-sanitari e reti informatiche) e l’avvio della nuova zona industriale di Sèmè-Kpodji. Questi investimenti sosterranno anche il settore dei servizi (50% del PIL), in particolare il turismo, le telecomunicazioni, i servizi finanziari e il commercio. Quest’ultimo trarrà vantaggio dal consolidamento dell’attività di commercio di transito in vista della prevista normalizzazione delle relazioni con il Niger. Si prevede che il settore primario (30% del PIL) contribuisca positivamente alla crescita. Sono stati fissati obiettivi di produzione ambiziosi per la stagione agricola e ittica 2026-2027 (+20% per il cotone, +12% per gli anacardi e +4% per i prodotti ittici). La crescita dovrebbe essere sostenuta da maggiori sussidi per i fertilizzanti, il cui bilancio è aumentato del 22% per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi associato alle tensioni in Medio Oriente, nonché dalla meccanizzazione del settore. Tuttavia, la persistente insicurezza nel nord del Paese, dove si concentrano le principali aree di produzione del cotone, nonché un ritardo nella piena riapertura del confine con il Niger, potrebbero rallentare la crescita.
I consumi pubblici dovrebbero rimanere robusti e saranno sostenuti da esigenze di sicurezza e di natura sociale. I consumi privati continueranno a crescere, beneficiando di un’inflazione generalmente contenuta. Di conseguenza, il paese ha registrato un tasso medio di deflazione dello 0,2% nella prima metà del 2026, sulla scia del calo dei prezzi dei generi alimentari. Tuttavia, si prevede che la tendenza si inverta nella seconda metà dell’anno a causa dell’aumento dei prezzi globali del petrolio e dei generi alimentari. Ciononostante, nel 2027 l’inflazione dovrebbe rimanere all’interno dell’intervallo obiettivo compreso tra l’1% e il 3% fissato dalla Banca degli Stati dell’Africa Occidentale.
Risanamento di bilancio e posizione esterna stabile
La politica di bilancio per il 2026 e il 2027 sarà in linea con le linee guida dei programmi del FMI definiti nel febbraio 2026. Si prevede inoltre un proseguimento della tendenza al risanamento di bilancio. Il governo sta mantenendo la propria strategia di entrate a medio termine (SRMT) per il periodo 2024-2028, che mira a generare ogni anno entrate aggiuntive pari allo 0,5% del PIL, ampliando la base imponibile attraverso la lotta all’economia sommersa e al contrabbando, il miglioramento dell’adempimento fiscale e la digitalizzazione. Allo stesso tempo, mantiene le esenzioni dall’IVA e dai dazi doganali su determinate attrezzature per sostenere il settore privato. La spesa pubblica è orientata verso le priorità strategiche del governo, in particolare la difesa (3% del bilancio) in un contesto di deterioramento della situazione di sicurezza nel nord del paese e verso settori di grande importanza sociale quali l’istruzione, la sanità e i programmi sociali, che rappresentano oltre il 40% della spesa. Nel 2026, l’aumento della spesa legata alle elezioni e dei sussidi porterà a un leggero superamento del tetto di deficit del 3% del PIL fissato dall’Unione Economica e Monetaria dell’Africa Occidentale (WAEMU). L’alleviamento delle pressioni di bilancio sarà minimo, poiché i sussidi proseguiranno nel 2027. Il debito pubblico, di cui il 78% è estero – il 60% è dovuto a creditori ufficiali – rimarrà al di sotto della soglia del 70% del PIL fissata dall’UEMOA, grazie al contenimento del disavanzo e a una crescita robusta.
Il disavanzo delle partite correnti dovrebbe ampliarsi nel 2026. Nonostante la crescita delle esportazioni agroindustriali, il disavanzo commerciale dovrebbe ampliarsi a causa di un aumento più marcato delle importazioni, determinato sia dagli acquisti di beni strumentali sia dai maggiori costi dell’energia e dei fertilizzanti. Il disavanzo strutturale nel settore dei servizi persisterà nonostante la ripresa dei proventi da trasbordo, grazie alla normalizzazione delle relazioni con il Niger, a causa della forte domanda di servizi legati alla realizzazione di progetti infrastrutturali e allo sviluppo di zone industriali. L’avanzo del reddito secondario generato dalle rimesse degli espatriati e dagli aiuti ai progetti sta compensando il disavanzo del reddito primario causato dal rimpatrio degli utili delle società estere e dal pagamento degli interessi sul debito. Tuttavia, il disavanzo delle partite correnti sarà gestibile grazie all’accesso a finanziamenti esterni sotto forma di obbligazioni in valuta estera e prestiti multilaterali. A tal proposito, nonostante la conclusione dei programmi del FMI che hanno erogato oltre 850 milioni di dollari dal 2022, si prevede che il sostegno esterno su larga scala continui, come dimostra l’approvazione da parte della Banca Mondiale di 320 milioni di dollari di finanziamenti agevolati nel giugno 2026.
Consolidamento del potere sulle istituzioni e crescente terrorismo islamista nel nord
Le elezioni del 2026 hanno confermato il controllo dello Stato da parte del governo in carica. A gennaio, i due partiti al governo hanno conquistato tutti i 109 seggi dell’Assemblea Nazionale dopo che l’opposizione era stata indebolita dalla repressione. Pur avendo ottenuto il 16% dei voti, il principale partito di opposizione, i Democratici, non è riuscito a conquistare alcun seggio a causa dell’innalzamento della soglia elettorale dal 10% al 20%. Nell’aprile di quest’anno, Romuald Wadagni, il candidato sostenuto dal presidente in carica e dall’Assemblea Nazionale, è stato eletto presidente per un mandato di sette anni dopo aver ottenuto il 94% dei voti, con un’affluenza alle urne del 64%. Infine, il presidente in carica, Patrice Talon, è stato nominato presidente del Senato nell’agosto 2026, consolidando così la propria influenza politica. Istituita dall’emendamento costituzionale del 2025, la Camera alta è composta da tre ex presidenti (tra cui Patrice Talon) e da 22 personalità di spicco nominate dal capo dello Stato.
Dal 2025, la parte settentrionale del Paese ha dovuto affrontare un’escalation di attacchi terroristici mortali da parte di gruppi jihadisti con base nei vicini Burkina Faso e Niger. Gli attacchi sono stati aggravati dalla mancanza di cooperazione tra i tre Paesi. Il ritiro, avvenuto nel gennaio 2025, di Mali, Burkina Faso e Niger – membri dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) – dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (ECOWAS) ha indebolito la cooperazione regionale. Il Benin mantiene buoni rapporti con gli altri paesi dell’ECOWAS che gli hanno fornito sostegno militare durante il fallito tentativo di colpo di Stato del dicembre 2025, in particolare la Nigeria. Al contrario, i rapporti con i paesi dell’AES sono caratterizzati da tensioni, in particolare a causa dei legami di quest’ultimo con la Francia. Detto questo, i rapporti con il Niger hanno mostrato segni di miglioramento dall’insediamento del presidente Wadagni. Nel giugno 2026 sono iniziati i negoziati ufficiali in vista della riapertura del confine, chiuso dal luglio 2023. L’esito di queste discussioni dovrà essere approvato dai capi di Stato, e le condizioni poste da Niamey, in particolare per quanto riguarda la trasparenza sulla presenza militare francese in Benin, potrebbero ritardarne l’attuazione.
Inoltre, il Paese ha mantenuto legami con l’Unione Europea e gli Stati Uniti, basati su accordi di cooperazione economica e militare e su aiuti sostanziali. La Francia continua a essere un partner chiave e ha sostenuto il governo beninese nel contrastare il tentativo di colpo di Stato del dicembre 2025. Le relazioni con la Cina sono caratterizzate da ingenti investimenti cinesi nelle infrastrutture di trasporto e nei progetti agroindustriali. Prosegue la cooperazione sul tratto locale dell’oleodotto Benin-Niger, gestito da una controllata della China National Petroleum Corporation (CNPC).

Bangladesh
India
Ciad
Cina
Togo
Europa
Nigeria