Crescita in moderazione dopo tre anni di forte espansione
Dopo tre anni consecutivi di rapida espansione, si prevede che l’economia della Georgia torni progressivamente al proprio potenziale di crescita nel 2025 e nel 2026. Il PIL reale è cresciuto del 9,4% nel 2024, sostenuto dai robusti consumi delle famiglie e della pubblica amministrazione. Per il 2025 e il 2026, si prevede un rallentamento della crescita. I consumi privati (71% del PIL) rimangono il principale motore della crescita, sostenuti da un mercato del lavoro forte, dal credito al consumo e dai continui aumenti dei salari reali. Tuttavia, lo straordinario impulso alla domanda derivante dall’afflusso di immigrati e capitali russi nel periodo 2022-2023 si sta esaurendo, eliminando così il suo sostegno temporaneo alla domanda interna. È importante sottolineare che i flussi di rimesse (6,3% del PIL nel 2024), che hanno sostenuto i redditi delle famiglie, sono destinati a indebolirsi ulteriormente a causa della stagnazione dell’economia russa e dell’inasprimento dei canali migratori. Ciò eliminerà un fattore favorevole che sostiene i consumi in Georgia. Analogamente, gli investimenti dall’estero potrebbero rallentare a causa dell’incertezza politica. Tuttavia, il governo attribuisce priorità agli investimenti nei settori dei trasporti, della logistica, dell’energia e delle infrastrutture digitali per rafforzare il proprio ruolo nel «Corridoio Centrale» che collega la Cina e l’Europa. Inoltre, gli investimenti pubblici e privati nel settore delle costruzioni dovrebbero tradursi in uno stimolo fondamentale alla crescita, soprattutto in relazione al turismo.
Sul fronte esterno, le esportazioni rischiano di perdere parte del loro slancio. I proventi del turismo dovrebbero rimanere un pilastro fondamentale, dato che la Georgia ha recuperato i livelli di affluenza turistica precedenti alla pandemia. Le prospettive per le esportazioni di beni sono contrastanti: la crescita più lenta dei principali partner commerciali (UE, Turchia) e la debolezza economica della Russia potrebbero indebolire la domanda di prodotti georgiani quali metalli, prodotti agricoli, alimenti e bevande. Inoltre, il “boom delle riesportazioni” (ad esempio, di auto e macchinari usati ufficialmente destinati ad alcuni mercati eurasiatici, ma che rimangono in Russia) che ha sostenuto i recenti dati commerciali potrebbe non essere sostenibile in caso di modifica delle condizioni normative relative alle sanzioni USA/UE contro la Russia (applicate ufficialmente dalla Georgia dal 2023).
Le dinamiche inflazionistiche sono cambiate dopo il risultato insolitamente basso del 2024. L’inflazione media dei prezzi al consumo è scesa appena all’1,1% nel 2024 grazie alla valuta forte e alle importazioni più economiche, per poi risalire all’inizio del 2025. Si prevede che l’inflazione si attesti in media intorno al 4% nel 2025, per poi stabilizzarsi nuovamente verso l’obiettivo del 3% fissato dalla Banca Nazionale della Georgia nel 2026, grazie a aspettative stabili e adeguate. La Banca Nazionale della Georgia dovrebbe mantenere il proprio orientamento conservativo in materia di politica monetaria. Con l’inflazione vicina all’obiettivo, potrebbe allentare con cautela la politica monetaria se le condizioni esterne lo consentiranno, ma qualsiasi allentamento sarà limitato per evitare pressioni sui prezzi esercitate da un lari in indebolimento: metà del paniere dei consumi è importato. Un’inflazione stabile intorno al 3% sosterrà inoltre i redditi reali e contribuirà a mantenere la fiducia dei consumatori e degli investitori.
Conti pubblici in buona salute
Le finanze pubbliche rimangono sotto controllo. Le autorità hanno manifestato il proprio impegno a rispettare la regola di bilancio. Non si prevedono quindi deviazioni di bilancio significative. Il disavanzo pubblico si è attestato al 2,1% del PIL nel 2024, un dato inferiore alle attese, sostenuto da una forte crescita del gettito derivante dalle imposte sul reddito, sui consumi e da prelievi di nuova introduzione, quali le imposte sul gioco d’azzardo. La spesa è aumentata a causa degli esborsi legati alle elezioni, ma nel complesso la politica di bilancio è rimasta prudente. Per il 2025 e il 2026, i disavanzi dovrebbero rimanere ben al di sotto del tetto legale del 3%, il che implica che la spesa pubblica non costituirà un motore di crescita di rilievo. Il debito pubblico è sceso al 36,1% del PIL nel 2024 e si prevede che il rapporto diminuisca ancora leggermente, consolidando la ripresa dallo shock pandemico. Il profilo del debito rimane favorevole, ma l’elevata quota denominata in valuta estera (75%) espone il bilancio dello Stato ai rischi di cambio.
La Georgia continua a registrare un disavanzo delle partite correnti, sebbene questo si sia ridotto dal 2023 (-5,6%) al 2024 (4,6%) grazie alle forti esportazioni di servizi e alla ripresa delle esportazioni di beni quali metalli e autoveicoli riesportati. Tuttavia, si prevede che il disavanzo delle partite correnti si ampli moderatamente attestandosi intorno al -5% del PIL, poiché le importazioni accelereranno in linea con il fabbisogno di investimenti interni, mentre la crescita delle esportazioni raggiungerà un plateau. Il finanziamento si baserà sugli investimenti diretti esteri (IDE) e su altri afflussi di capitali, ma in questo ambito i rischi sono evidenti: gli IDE sono diminuiti nel 2024 a causa dell’incertezza politica e, a meno che non riprendano le riforme, il finanziamento esterno potrebbe rimanere modesto. Inoltre, le riserve valutarie sono modeste, pari solo a circa 2,6-3 mesi di importazioni, il che comporta frequenti interventi della Banca Nazionale per prevenire la volatilità nei mercati valutari poco profondi. Inoltre, il debito estero lordo si attesta al 75% del PIL, mentre la quota del settore pubblico ammonta al 32,1% del PIL. Le banche sono le principali responsabili del debito estero privato con il 24,7% del PIL, mentre le imprese non bancarie ne coprono il 14,8%. Le famiglie hanno un’esposizione limitata al debito estero. La loro esposizione in valuta estera è principalmente interna, attraverso prestiti concessi da banche georgiane denominati in valuta estera.
Polarizzazione interna e incertezza sull’adesione all’UE
La Georgia deve affrontare elevati rischi politici a causa della profonda polarizzazione interna e degli standard democratici contestati. Le elezioni parlamentari dell’ottobre 2024 hanno innescato una crisi di legittimità. Mentre il partito al potere, Georgian Dream (GD), ha rivendicato la vittoria, l’opposizione ha denunciato brogli e sta boicottando il parlamento, scatenando proteste di massa e indebolendo la stabilità istituzionale. Permangono preoccupazioni in materia di governance, tra cui i tentativi di limitare i media e la società civile, nonché la continua influenza di attori oligarchici. Inoltre, la legislazione introdotta nel 2025 rende più facile mettere al bando i partiti di opposizione, conferendo alla Corte costituzionale il potere di sciogliere i gruppi, sebbene non siano ancora stati emanati divieti definitivi. Sebbene l’UE abbia concesso alla Georgia lo status di paese candidato alla fine del 2023, le riforme sono in fase di stallo e il governo ha persino sospeso gli sforzi relativi all’UE fino al 2028, sollevando dubbi sul percorso di integrazione del paese. L’opinione pubblica in Georgia rimane fortemente filoeuropea e qualsiasi percezione di marcia indietro rischia di provocare un’ulteriore polarizzazione. Tuttavia, la quota di quasi il 50% ottenuta dal GD nelle elezioni del 2024 è stata il risultato di un’opposizione frammentata e indebolita, della posizione ufficiale filoeuropea del partito unita a un messaggio incentrato sulla “priorità alla pace” e delle diffuse preoccupazioni dell’opinione pubblica riguardo alla possibilità di provocare la Russia.
Il contesto geopolitico rimane fragile. La Russia continua a occupare il 20% del territorio della Georgia riconosciuto a livello internazionale, comprese l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. Gli incidenti periodici al confine sottolineano la costante minaccia di un’escalation. Sebbene una nuova guerra su larga scala sia improbabile fintanto che la Russia è impegnata in Ucraina, i conflitti accantonati rimangono una leva di pressione e un ostacolo all’adesione alla NATO.

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