Un’economia che continua a mostrare resilienza nonostante un contesto globale difficile
Nonostante la crescente incertezza globale, l’economia svedese prosegue la sua graduale ripresa fino al 2026 e si prevede che questo slancio continui anche nel 2027. La domanda interna si sta rafforzando, sostenuta da una politica fiscale espansiva, dall’aumento dei salari reali e dalla ripresa dei consumi delle famiglie. Poiché le pressioni inflazionistiche si sono attenuate rispetto ai picchi precedenti, la crescita salariale sta nuovamente superando l’aumento dei prezzi al consumo, contribuendo a ripristinare il potere d’acquisto. Il mercato del lavoro rimane più debole rispetto a prima della recessione, ma sta mostrando segni di miglioramento, sostenendo la fiducia e la spesa delle famiglie. Anche le misure governative volte ad attenuare le pressioni sul costo della vita, tra cui riduzioni fiscali e sostegni mirati alle famiglie, stanno fornendo sostegno all’attività economica.
Si prevede che la politica monetaria rimanga relativamente stabile per il resto del 2026, con la Riksbank che probabilmente manterrà i tassi di interesse sostanzialmente invariati. Tuttavia, se la crescita economica dovesse continuare a rafforzarsi e le pressioni inflazionistiche dovessero riemergere, nel corso del 2027 potrebbe iniziare un ciclo di inasprimento graduale. Nel frattempo, il mercato immobiliare sembra essersi stabilizzato dopo diversi anni di correzione. Il miglioramento dei prezzi degli immobili – man mano che le famiglie si sono adeguate al nuovo contesto dei tassi di interesse – dovrebbe rafforzare la fiducia delle famiglie, con effetti di ricchezza positivi che sostengono ulteriormente i consumi privati. I rischi esterni rimangono tuttavia significativi. Sebbene il recente apprezzamento della corona svedese abbia avuto un impatto limitato sull’andamento delle esportazioni, sostenuto dalla competitività delle imprese svedesi e dalla continua forza delle esportazioni di servizi, il contesto internazionale rimane difficile. La debole attività manifatturiera in gran parte d’Europa, le tensioni commerciali e la persistente incertezza che circonda le catene di approvvigionamento globali potrebbero frenare la crescita delle esportazioni e gli investimenti delle imprese. Di conseguenza, la ripresa economica della Svezia dovrebbe continuare a essere trainata principalmente dalla domanda interna piuttosto che dal commercio estero.
I fallimenti aziendali, che nel 2024 hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi decenni, hanno iniziato a diminuire. Dopo essersi stabilizzate nel 2025, le insolvenze sono diminuite di circa il 6% nel primo semestre del 2026. Tuttavia, si prevede che il ritmo di miglioramento rallenti, in particolare poiché la debole domanda regionale e l’aumento dei costi operativi continuano a incidere su alcuni settori. Le pressioni rimangono evidenti nei settori dell’agricoltura, dei trasporti e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. In prospettiva, i settori orientati alle esportazioni e ad alto consumo energetico – tra cui l’industria chimica, quella cartaria, la produzione automobilistica e alcuni comparti del settore dei trasporti – dovranno probabilmente affrontare sfide crescenti dovute alla domanda estera contenuta, alle crescenti pressioni competitive e ai persistenti vincoli di costo.
L’aumento del debito pubblico rimane gestibile
La posizione esterna della Svezia dovrebbe rimanere solida nonostante una certa moderazione nel periodo di previsione. Si prevede che l’avanzo delle partite correnti si riduca leggermente nel 2026 prima di stabilizzarsi nel 2027, sostenuto dai continui avanzi nel commercio di beni e nei redditi da investimenti. Sebbene la bilancia dei servizi dovrebbe rimanere in deficit, in parte a causa dei pagamenti relativi alla proprietà intellettuale e ai servizi alle imprese, i robusti flussi di reddito primario e il settore delle esportazioni competitivo della Svezia dovrebbero continuare a sostenere una solida bilancia estera complessiva. Di conseguenza, si prevede che la Svezia mantenga una posizione finanziaria internazionale resiliente nonostante un contesto commerciale globale più difficile.
Si prevede un moderato indebolimento delle finanze pubbliche nel 2026 e nel 2027, poiché il governo darà priorità alle misure di sostegno economico, alle riduzioni fiscali e all’aumento della spesa per i servizi pubblici e la difesa. Sebbene il miglioramento dell’economia dovrebbe ampliare la base imponibile e sostenere le entrate pubbliche, è improbabile che ciò compensi pienamente l’impatto dell’espansione fiscale. Di conseguenza, si prevede che i disavanzi pubblici si amplino leggermente e che il debito pubblico aumenti gradualmente. Ciononostante, i livelli di indebitamento rimarranno bassi rispetto agli standard internazionali, garantendo alla Svezia una notevole flessibilità fiscale rispetto alla maggior parte delle economie avanzate.
Attenzione politica su difesa, welfare e migrazione in vista delle elezioni del 2026
Le elezioni parlamentari previste per settembre 2026 stanno già influenzando il panorama politico e di bilancio. L’attuale governo ha adottato un orientamento di bilancio più espansivo, combinando il sostegno alle famiglie che devono far fronte a un aumento del costo della vita con maggiori investimenti nei servizi pubblici e nelle infrastrutture. Nonostante queste misure e le prospettive economiche in miglioramento, i sondaggi indicano una competizione elettorale molto serrata. Indipendentemente dall’esito delle elezioni, esiste un ampio consenso politico sul sostegno alla crescita economica, sul rafforzamento dei servizi di welfare e sul mantenimento di una spesa elevata per la difesa, il che suggerisce che la politica fiscale rimarrà probabilmente di sostegno sia sotto un governo di centro-destra che di centro-sinistra.
Gli sviluppi geopolitici continuano a plasmare le priorità politiche. A seguito dell’adesione della Svezia alla NATO, la spesa per la difesa è aumentata in modo significativo e dovrebbe crescere ulteriormente nei prossimi anni, raggiungendo livelli ben al di sopra delle medie storiche (la spesa per la difesa dovrebbe aumentare di quasi il 20% nel 2026, raggiungendo circa il 3% del PIL nel 2028). Il rafforzamento delle capacità militari, il potenziamento della preparazione civile e l’intensificazione della cooperazione con i partner nordici ed europei sono diventati elementi centrali della politica di governo.
La migrazione rimane un altro settore chiave dell’attenzione politica. Le recenti riforme hanno inasprito i requisiti per la residenza, la cittadinanza e la migrazione per motivi di lavoro, riflettendo un più ampio orientamento verso un quadro normativo in materia di immigrazione più restrittivo. In combinazione con flussi migratori netti più contenuti, questi cambiamenti hanno contribuito a una crescita demografica eccezionalmente debole, creando nuove sfide per l’offerta di manodopera a lungo termine e la crescita economica.

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