Togo

Africa

PIL pro capite ($)
$1,001.0
Popolazione (nel 2021)
9,0 milioni

Valutazione

Rischio Paese
C
Contesto imprenditoriale
C
Precedentemente:
C
Precedentemente:
C
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Sommario

Punti di forza

  • Polo regionale di trasbordo (Porto di Lomé)
  • Risorse minerarie (fosfati, calcare, marmo, manganese, oro) e risorse agricole (cotone, soia, caffè, cacao)
  • Investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture e nell’agroalimentare, sostenuti da partner cinesi e occidentali
  • Riforme strutturali in corso (finanze pubbliche, settore bancario, agricoltura, settori del fosfato e del cotone) sotto l’egida del FMI
  • Membro dell’UEMOA e dell’ECOWAS
  • Debito estero in gran parte a condizioni agevolate

Punti di debolezza

  • Il potenziale minerario rimane in gran parte inutilizzato, ad eccezione del fosfato e del calcare
  • Gravi tensioni sociopolitiche
  • Debolezza di diverse banche
  • Progressi limitati in materia di governance (in particolare per quanto riguarda la lotta alla corruzione)
  • Incursioni jihadiste nel nord del Paese
  • Dipendenza dal commercio con i paesi del Sahel (AES) e dalle importazioni di carburante dalla Nigeria
  • Elevata esposizione ai rischi climatici
  • Elevato tasso di povertà (34% nel 2024)

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

India
16%
Europa
13%
Costa d'Avorio
11%
Burkina Faso
11%
Mali
7%

Importazone di beni in % del totale

Cina 22 %
22%
Europa 19 %
19%
India 6 %
6%
Nigeria 6 %
6%
Giappone 4 %
4%

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Crescita forte e sostenuta grazie agli investimenti

Si prevede che la crescita economica rimanga robusta nel 2026. Gli investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture – modernizzazione dei porti, miglioramento della rete stradale e sviluppo della Piattaforma Industriale di Adétikopé (AIP) – daranno impulso alle esportazioni (fosfati, soia, prodotti tessili) e alle riesportazioni, consolidando il ruolo del Paese come snodo di transito regionale. Proseguono i lavori di ripristino dell’autostrada Lomé-Cotonou (Benin) nell’ambito del progetto del corridoio Abidjan-Lagos, volto a collegare le aree produttive e a facilitare i flussi commerciali regionali. Il nuovo Programma di Investimenti Pubblici (PIP 2026-28) prevede inoltre un aumento della spesa sociale, il potenziamento delle capacità antiterrorismo delle forze armate e l’elettrificazione rurale. L’industria (21% del PIL) dovrebbe continuare a espandersi. L’agroalimentare e il settore tessile continueranno a svilupparsi nelle zone economiche speciali, mentre il settore minerario, che rappresenta una quota modesta dell’economia, dovrebbe acquisire ulteriore slancio. Il governo punta in particolare sull’accelerazione della lavorazione locale del fosfato, il principale prodotto di esportazione. Inoltre, la produzione di manganese nella miniera di Nayéga è iniziata nel luglio 2025, con volumi che dovrebbero oscillare tra le 4.000 e le 8.000 tonnellate al mese tra il 2025 e il 2030. L’agricoltura (20% del PIL) potrebbe beneficiare di una ripresa della produzione di cotone. A tal proposito, il governo punta a riportare la produzione vicino al livello record del 2018-19 (oltre 140.000 tonnellate), mentre attualmente fatica a superare in modo sostenibile la soglia simbolica delle 60.000 tonnellate. Per sostenere la stagione 2025-26, il governo mantiene i prezzi incentivanti per i produttori (300 franchi CFA per chilogrammo di cotone grezzo e 14.000 franchi CFA per sacco di fertilizzante) e prevede di aumentare l’uso di fertilizzanti (85.000 tonnellate previste). Queste misure mirano anche ad affrontare le sfide della sovranità alimentare e della resilienza rurale. Infine, si prevede che i consumi privati rimangano sostenuti, grazie a un’inflazione moderata.

Nel 2025 l’inflazione ha raggiunto il livello più basso dal 2017, grazie al calo dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari e al miglioramento dei raccolti locali. Tuttavia, i livelli dei prezzi nel 2026 saranno soggetti a rischi al rialzo legati alle condizioni meteorologiche, nonché alla sicurezza regionale e alle tensioni geopolitiche. Lo scoppio della guerra in Iran nel febbraio 2026 ha fatto impennare i prezzi globali del petrolio. Il protrarsi del conflitto potrebbe riaccendere l’inflazione importata per questo paese, che dipende dalle importazioni di petrolio.

Risanamento di bilancio in linea con gli obiettivi

Alla luce delle continue incursioni jihadiste nel nord del Paese, le autorità continueranno a destinare risorse significative al settore militare, mantenendo al contempo un elevato livello di investimenti pubblici, in particolare nelle infrastrutture. Tuttavia, il disavanzo di bilancio dovrebbe ridursi ulteriormente e avvicinarsi al criterio di convergenza regionale del 3% del PIL. Questo miglioramento riflette l’aumento delle entrate derivanti dalle attività di trasbordo nel porto di Lomé, nonché il consolidamento fiscale in corso intrapreso nell’ambito del programma Extended Credit Facility (ECF) del FMI, firmato nel marzo 2024 per una durata di 42 mesi con uno stanziamento di 390 milioni di dollari. Il bilancio 2026 (4 miliardi di euro, con un aumento del 14% rispetto al bilancio precedente) prevede una graduale riduzione delle sovvenzioni, in particolare per l’elettricità, i servizi pubblici e il carburante, e mantiene il tetto massimo della spesa per il personale pubblico al 15% del PIL. La spesa sociale rimarrà una priorità, poiché si prevede che rappresenti quasi la metà del bilancio nazionale. Tuttavia, la razionalizzazione dei sussidi sui carburanti — che prevedeva una riduzione del 40% entro il 2026 — potrebbe essere compromessa dall’impennata dei prezzi del petrolio causata dalla guerra in Iran. Sul fronte delle entrate, il governo punta a potenziare il gettito fiscale attraverso nuove misure: la fatturazione elettronica per la riscossione dell’IVA, l’introduzione di una ritenuta alla fonte del 5% sulle vincite elevate al gioco d’azzardo e l’applicazione di nuove imposte sulle esportazioni di prodotti agricoli grezzi. Prosegue inoltre la riforma dell’IVA, con esenzioni più restrittive sui mangimi e sui fattori di produzione per l’allevamento e la pesca. Il governo prevede inoltre di aumentare le accise (sul tabacco e sui veicoli usati) e di ampliare la base imponibile dell’imposta sugli immobili. L’obiettivo è aumentare il gettito fiscale di almeno lo 0,5% del PIL ogni anno. Dopo aver raggiunto il picco nel 2024, il rapporto debito pubblico/PIL dovrebbe diminuire gradualmente grazie a una gestione prudente. Consapevoli della loro elevata esposizione al mercato regionale (60% del debito pubblico), le autorità stanno cercando di aumentare la quota del debito estero, che offre scadenze più lunghe e tassi di interesse più bassi. Le autorità mirano quindi a contenere gli elevati oneri del servizio del debito (14% del PIL), conseguenza dell’inasprimento delle condizioni di finanziamento regionali. L’FMI stima che il rischio di sovraindebitamento, sia complessivo che esterno, rimarrà moderato, sostenuto da una crescita robusta, dal proseguimento del risanamento fiscale e dalla ricostituzione delle riserve regionali. Queste riserve si stanno gradualmente riprendendo dopo aver raggiunto livelli particolarmente bassi, attestandosi a circa sei mesi di importazioni entro la fine del 2025. Nonostante questo miglioramento, il Togo rimane esposto a significative pressioni di rifinanziamento a breve termine.

Il disavanzo commerciale (12% del PIL) è di natura strutturale a causa della forte dipendenza del Paese dai beni di consumo e dai beni strumentali importati, ma si è ridotto nel 2025 grazie alla ripresa della produzione di cotone, all’espansione della trasformazione agricola e al miglioramento delle ragioni di scambio. Quest’ultimo è stato attribuibile al calo dei prezzi globali del petrolio e dei prodotti alimentari in quel periodo, nonché all’ancoraggio della valuta all’euro, che si è apprezzato rispetto al dollaro. Si prevede che la tendenza prosegua nel complesso nel 2026, sebbene un prezzo medio del petrolio più elevato, a seguito della guerra in Iran, possa rendere le importazioni più costose. Il Togo beneficia inoltre di un surplus strutturale nel settore dei servizi (3% del PIL), sostenuto dal commercio di transito e dal turismo, nonché di un significativo surplus nel conto dei redditi secondari (6% del PIL) grazie alle rimesse degli espatriati. Si prevede quindi che il disavanzo delle partite correnti si riduca ulteriormente nel 2026. I progressi nell’attuazione delle riforme sostenute dall’ECF del FMI stanno rafforzando la fiducia degli investitori esteri e consentiranno al Togo di accedere a finanziamenti regionali ed esteri, sia agevolati che non agevolati.

Cambio di regime e persistenti rischi per la sicurezza nel nord

Alle elezioni legislative dell’aprile 2024, l’Union pour la République (UNIR) — il partito del presidente Faure Gnassingbé, al potere dal 2005 — ha conquistato 108 dei 113 seggi dell’Assemblea nazionale. Nel maggio 2024, l’Assemblea ha approvato una riforma costituzionale che ha trasformato il sistema da presidenziale a parlamentare. Nelle primissime elezioni del Senato del Paese, tenutesi nel febbraio 2025, l’UNIR ha conquistato 34 dei 41 seggi in palio (i restanti 20 sono stati assegnati tramite nomina). Nel maggio 2025, in qualità di leader del partito di maggioranza, Faure Gnassingbé è stato nominato dall’Assemblea alla presidenza del Consiglio dei ministri, una carica di nuova istituzione che ora concentra la maggior parte del potere esecutivo. L’assenza di limiti al numero di mandati e la presenza della famiglia Gnassingbé alla guida del Paese dal 1967, unite al controllo sulle forze di sicurezza e sulle istituzioni politiche e giudiziarie, lasciano supporre che egli rimarrà al potere a lungo termine. Il governo beneficia inoltre di evidenti progressi economici e sociali. Infine, sempre nel maggio 2025, Jean-Lucien Savi de Tové, unico candidato in lizza, è stato eletto dai 150 membri del Parlamento come Presidente della Repubblica, una carica diventata in gran parte simbolica da quando i suoi poteri sono stati ridotti al minimo dalla riforma del 2024.

Sul fronte della sicurezza, il nord del Paese continua a subire incursioni jihadiste a causa del confine poroso con il Burkina Faso. Lo stato di emergenza dichiarato nella regione delle Savane nel 2022 è stato prorogato fino a marzo 2027. Tuttavia, la violenza rimarrà circoscritta alla regione di confine e le autorità manterranno un controllo effettivo sull’area.

Il Togo sta gradualmente rafforzando i propri legami con i paesi membri dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES) – Burkina Faso, Mali e Niger – e sta assumendo un atteggiamento più conciliante nei confronti delle loro giunte militari, in particolare perché dipende fortemente dal commercio con i membri del gruppo. Il Togo proseguirà inoltre il suo rapporto speciale con la Cina, suo principale fornitore, creditore bilaterale e importante partner di investimento. I due paesi stanno attualmente lavorando alla finalizzazione di un protocollo volto a facilitare l’accesso della soia togolese al mercato cinese. Secondo le autorità cinesi, alla fine del 2025 il processo di approvazione era nelle fasi finali. Inoltre, il Togo e la Russia hanno rafforzato i propri legami. Nel novembre 2025, Faure Gnassingbé ha incontrato Vladimir Putin a Mosca per annunciare l’apertura delle rispettive ambasciate. Tuttavia, le relazioni con l’Occidente, in particolare con la Francia e gli Stati Uniti, non ne hanno risentito. Infine, i risultati economici del Paese e la sua capacità di attuare riforme economiche — evidenziata dall’impegno del FMI — continueranno a rafforzare il clima di fiducia tra gli investitori e i donatori internazionali.

Ultimo aggiornamento: marzo 2026