Serbia

Europa

PIL pro capite ($)
$11352.0
Popolazione (nel 2021)
6,6 milioni

Valutazione

Rischio Paese
C
Contesto imprenditoriale
A4
Precedentemente:
C
Precedentemente:
A4
This content has been automatically translated. It may not be as accurate as the original.

suggestions

Sommario

Punti di forza

  • Accordo di stabilizzazione e associazione con l’UE, che consente al 93% dei prodotti serbi di entrare in esenzione doganale
  • Riforme in coordinamento con il FMI (Strumento di coordinamento delle politiche economiche 2025-2027) e nell’ambito del processo di adesione all’UE avviato nel 2014
  • Risorse minerarie diversificate (carbone, rame, zinco, piombo, bauxite, oro, argento, litio), ma in gran parte ancora da esplorare
  • Settore agricolo significativo (7% del PIL e 30% della popolazione), che comprende cereali, ortaggi e frutta, insieme a un’industria di trasformazione alimentare in crescita
  • Settore automobilistico in forte espansione
  • Settori chiave dei servizi: trasporti su strada, telecomunicazioni
  • Partecipazione all’iniziativa cinese «Belt and Road».
  • Posizione strategica al crocevia dei Balcani
  • Riserve valutarie significative (che coprono 7 mesi di importazioni)

Punti di debolezza

  • Elevata dipendenza energetica dalla Russia (65%), nonostante i nuovi collegamenti del gas con i paesi confinanti; il 70% dell’energia elettrica è prodotta dal carbone
  • Progressi limitati verso l’adesione all’UE, ostacolati dalle preoccupazioni relative allo Stato di diritto, allo status del Kosovo e ai legami con la Russia
  • Lentezza dei procedimenti giudiziari, corruzione, mancanza di trasparenza del governo, predominio dell’esecutivo e un parlamento debole
  • Settore informale significativo
  • Settore pubblico ingombrante e in deficit nonostante le riforme, in particolare nel settore energetico

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

Europa
39%
Bosnia Herzegovina
7%
Cina
6%
Romania
5%
Ungheria
5%

Importazone di beni in % del totale

Europa 40 %
40%
Cina 13 %
13%
Turchia 5 %
5%
Ungheria 4 %
4%
Polonia 4 %
4%

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Crescita solida che proseguirà fino al 2025

Si prevede che l’economia serba mantenga una crescita robusta nel 2025, trainata da una forte domanda interna e da un contesto più favorevole agli investimenti. I consumi delle famiglie (66% del PIL) trarranno vantaggio dall’aumento dei salari reali, sostenuto dagli incrementi degli stipendi e delle pensioni. Le imprese trarranno nuovamente vantaggio dalle politiche pubbliche espansive, tra cui una maggiore spesa per le infrastrutture e incentivi agli investimenti per gli investitori stranieri. Tuttavia, l’inflazione dovrebbe rimanere al limite superiore dell’obiettivo fissato dalla Banca nazionale di Serbia (4,5%), spingendo la banca centrale a mantenere alti i tassi di interesse, il che potrebbe frenare la crescita del credito sia per le imprese che per le famiglie.

Allo stesso tempo, l’economia serba continua ad attrarre ingenti capitali esteri, in particolare nei settori manifatturiero ed energetico, rafforzando ulteriormente la propria capacità produttiva. Lo sviluppo di progetti infrastrutturali, in parte guidato dall’iniziativa governativa «Leap into the Future – Serbia Expo 2027», dovrebbe modernizzare i trasporti e migliorare l’efficienza logistica. Nel frattempo, l’espansione della capacità di produzione energetica, in particolare attraverso investimenti nelle energie rinnovabili, mira a colmare le carenze strutturali del settore e a garantire un approvvigionamento elettrico più stabile per le imprese.

Il mercato del lavoro rimarrà una sfida importante. Alla fine del 2024 la Serbia registrava un tasso di disoccupazione dell’8,6%, che rimane motivo di preoccupazione nonostante gli sforzi di ripresa. La crescita nel settore manifatturiero, in particolare nell’industria automobilistica, insieme all’espansione dei servizi, dovrebbe stimolare la creazione di posti di lavoro e contribuire a una graduale riduzione della disoccupazione nel 2025. Il potenziamento delle competenze della forza lavoro attraverso programmi di formazione su misura per le esigenze delle imprese potrebbe inoltre contribuire a frenare la fuga di talenti all’estero e a sostenere la crescita della produttività. Tuttavia, la necessità di migliorare il clima imprenditoriale e di accelerare le riforme strutturali rimane una sfida fondamentale per garantire un’espansione sostenibile.

Finanze pubbliche sotto pressione

Il bilancio rimarrà in deficit nel 2025, a causa di un forte aumento della spesa (stipendi del settore pubblico, infrastrutture e difesa) e degli elevati costi di finanziamento. L’aumento dell’8% degli stipendi del settore pubblico nel 2025, insieme agli investimenti per Serbia Expo 2027, aggraverà l’onere finanziario dello Stato. Inoltre, l’acquisto di 12 aerei da combattimento Rafale (per 2,5 miliardi di euro) e la reintroduzione del servizio militare nel 2025 metteranno ulteriormente sotto pressione il bilancio. Per far fronte a tali esigenze di finanziamento, il governo fa affidamento sui mercati obbligazionari internazionali e nazionali, nonché sui prestiti per progetti concessi dai propri partner. Il debito pubblico, stimato al 47% del PIL nel 2024, rimane a un livello moderato e si prevede che la sua quota sul PIL continui a diminuire. Tuttavia, circa il 70% del debito è estero e denominato in valuta estera (principalmente in euro), il che aumenta il rischio di cambio. Ciononostante, l’ancoraggio rigido del dinaro all’euro e la quota significativa di creditori ufficiali (55%) contribuiscono a mitigare il rischio.

Sul fronte esterno, la bilancia delle partite correnti rimarrà in deficit nel 2025, a causa delle elevate importazioni determinate dalla forte domanda dei consumatori, dai progetti infrastrutturali e dagli acquisti di equipaggiamento militare. Allo stesso tempo, la debole crescita economica nell’Unione europea limiterà la crescita delle esportazioni, in particolare nei settori agroalimentare, automobilistico, metallurgico, delle apparecchiature elettriche e delle materie plastiche. Tuttavia, i servizi – in particolare il turismo, i servizi IT e il trasporto su strada – insieme alle rimesse della diaspora, compenseranno in parte il disavanzo commerciale. Il disavanzo delle partite correnti sarà in gran parte finanziato dagli investimenti diretti esteri (IDE) e dagli afflussi di portafoglio, che contribuiranno anche ad aumentare le riserve valutarie.

In preda a gravi turbolenze politiche

Il panorama politico serbo è dominato dal Partito Progressista Serbo (SNS), di orientamento nazionalista-conservatore, al potere dal 2012 e guidato dal presidente Aleksandar Vučić. L’SNS ha ulteriormente rafforzato la propria posizione dopo aver vinto le elezioni anticipate del dicembre 2023 con il 48,1% dei voti (129 seggi su 250 in Parlamento). Il partito deve fare i conti con un’opposizione politica frammentata che critica il partito al governo e il presidente per la loro stretta morsa sulle istituzioni e sui media. Vucic ha finora beneficiato di un’opposizione debole e di un forte sostegno popolare, grazie alla robusta crescita economica e al sentimento nazionalista. Tuttavia, il predominio dell’SNS solleva preoccupazioni riguardo alla separazione dei poteri, al pluralismo dei media e alla lotta alla corruzione. Sulla scena politica interna, l’esecutivo detiene un potere significativo: la presidenza, il governo e il Parlamento possono essere formalmente separati, ma talvolta mancano di reali controlli e contrappesi istituzionali. Gli osservatori internazionali (OSCE, UE) hanno segnalato irregolarità in varie elezioni e le proteste ricorrenti sottolineano il crescente malcontento nella società civile.

Dalla fine del 2024, la Serbia si trova ad affrontare la crisi politica più grave che il Partito Progressista Serbo (SNS) abbia mai vissuto da quando è salito al potere. Il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, recentemente ristrutturata, avvenuto nel novembre 2024, che ha causato la morte di 15 persone, ha scatenato proteste su larga scala che denunciavano la corruzione e la mancanza di trasparenza negli appalti pubblici. Sotto crescente pressione, il primo ministro Milos Vucevic si è dimesso il 28 gennaio 2025, facendo precipitare il governo nell’incertezza. La sfiducia dell’opinione pubblica rimane elevata nonostante i tentativi del presidente Vučić di allentare le tensioni rendendo pubblici alcuni documenti, chiamando i funzionari a rispondere delle proprie azioni e concedendo la grazia ad alcuni manifestanti arrestati. Se non si formerà rapidamente un nuovo governo, si dovranno indire elezioni anticipate, con le elezioni parlamentari che probabilmente si terranno nella primavera del 2025. I leader dell’SNS contano su un’opposizione divisa – composta per lo più da giovani e concentrata nelle grandi città – per mantenere il potere, anche se rischiano di perdere la maggioranza parlamentare. Sul fronte sociale, la Serbia continua a lottare contro l’elevata disoccupazione, la corruzione persistente e la fuga dei cervelli, in particolare tra i giovani professionisti. Nonostante la forte crescita economica, la disuguaglianza sta alimentando la frustrazione e scatenando movimenti di protesta, spingendo il governo a promettere riforme per mantenere la stabilità interna.

La Serbia adotta un approccio multipolare, mantenendo il dialogo con l’UE, gli Stati Uniti, la Russia e la Cina e, al contempo, proseguendo il proprio percorso verso l’adesione all’UE. La questione del Kosovo rimane un ostacolo importante, così come le preoccupazioni relative alle pressioni occidentali per il riconoscimento formale della sua indipendenza. NIS, la più grande compagnia petrolifera e del gas del Paese, controllata da Gazprom Neft e Gazprom, è stata oggetto delle sanzioni statunitensi sul settore energetico russo a partire da gennaio 2025. Sebbene tali sanzioni siano state sospese fino al 28 marzo 2025 per consentire la ristrutturazione azionaria, esse evidenziano la delicata posizione della Serbia, chiamata a trovare un equilibrio tra i propri legami energetici con Mosca – contro la quale non impone sanzioni – e il proprio tentativo di stringere legami più stretti con l’UE.

Ultimo aggiornamento: marzo 2025