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29/10/2019
Pubblicazioni economiche

Studio sui pagamenti delle imprese in Germania

Studio sui pagamenti delle imprese in Germania

Coface pubblica la terza edizione dello studio, realizzato in estate, sull'esperienza di pagamento di 442 imprese in Germania. L’analisi rivela che il Paese è in fase di cambiamento. La pressione sulle imprese dovuta alla concorrenza internazionale aumenta e rappresenta uno dei motivi per cui le aziende tedesche hanno aumentato i termini di pagamento medi da 29,8 giorni a 35,9 giorni tra il 2017 e il 2019.

Seppur le imprese tedesche ricorrono ampiamente all’assicurazione dei crediti, la fiducia delle imprese nei confronti dei propri clienti è diminuita. Le dilazioni di pagamento a breve termine continuano a predominare sul mercato. L'87% delle imprese intervistate richiede pagamenti a 60 giorni, una tempistica molto breve se paragonata ai livelli internazionali (nello studio Coface sui pagamenti in Polonia le imprese a richiedere pagamenti entro 60 giorni nel 2019 rappresentavano il 64%; mentre nello studio sui pagamenti in Cina la percentuale era inferiore al 50%, in Marocco era solo del 16%).

Nell’analisi si evidenzia un cambiamento verso un numero maggiore di ritardi di pagamento, ma più brevi. Nel 2019, complessivamente l'85% delle imprese aveva segnalato ritardi di pagamento, rispetto al 78% nel 2017. Il ritardo medio di pagamento in numero di giorni è diminuito di quasi 6 giorni, da 41,4 giorni a 35,5 giorni in media. Questo dato, per essere compreso, deve essere analizzato in combinazione con i termini di pagamento. In seguito alla difficile situazione in cui versano alcune imprese, i clienti hanno cominciato a chiedere termini di pagamento più lunghi (in media a 6 giorni). Poiché in Germania pagare entro i termini stabiliti è considerato un valore aggiunto, le imprese stanno lavorando sodo per soddisfare i termini; alla fine riescono ad onorarli con la stessa tempistica del 2017, ma in seguito all'estensione dei termini di pagamento, la dilazione è inferiore a 6 giorni.

La domanda che ci si pone è per quanto tempo ancora le imprese riusciranno a tenere il passo, dal momento che le aspettative sull’evoluzione dei crediti in sofferenza sono cambiate per i prossimi 12 mesi. Quasi tutti i settori e le imprese prevedono un aumento dei crediti in sofferenza nel prossimo futuro, un grande cambiamento rispetto al 2017, quando la maggioranza aveva registrato una diminuzione. Ciò si riflette anche nelle aspettative economiche, penalizzate significativamente negli ultimi anni. Nel complesso, il 30% delle imprese dichiara un peggioramento delle prospettive economiche per quest'anno rispetto al 2018, solo il 20% è positivo per il 2019.

I più pessimisti sono il settore automobilistico, l'industria dei metalli (importante fornitore per il settore auto) e quello del tessile-abbigliamento. Nel 2017 l’automotive era il più ottimista sulle prospettive di business e in media per tutti i settori la fiducia era abbastanza buona con 21 punti di equilibrio. Rispetto al 2017, quest’estate i rischi globali (politici) sono aumentati. Infatti, il 20% circa delle imprese ritiene il conflitto commerciale sino-statunitense il rischio principale per le proprie attività di esportazione, seguito dalla Brexit con una quota del 15%. Nel 2017, solo il 3% delle imprese era preoccupato per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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