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10/06/2020
Pubblicazioni economiche

Barometro Rischio Paese e Settoriale 2° Trimestre 2020

Barometro Rischio Paese e Settoriale 2° Trimestre 2020

Alcune settimane dopo le prime misure di allentamento del lockdown, l’attività economica sembra ricominciare nella maggior parte dei paesi europei. Circa due mesi dopo la Cina, questa ripresa graduale e parziale non cancellerà gli effetti del confinamento sulla crescita mondiale: la profonda recessione del 2020 (calo del PIL mondiale pari al 4,4%) sarà più forte rispetto al 2009. Malgrado la ripresa attesa nel 2021(+5,1%), supponendo l’assenza di una 2° ondata dell’epidemia, il PIL rimarrà da 2 a 5 punti in meno rispetto al 2019 negli Stati Uniti, nella zona euro, in Giappone e nel Regno Unito. L’aumento atteso del risparmio precauzionale delle famiglie, la cancellazione degli investimenti delle imprese in un contesto di incertezza persistente sull’evoluzione della pandemia e le perdite irrecuperabili a livello di produzione in alcuni settori (in particolare attività di servizi così come materie prime utilizzate come combustibili) spiegano la mancanza di una ripresa rapida. Le misure adottate dalle banche centrali hanno permesso di stabilizzare i mercati finanziari a partire dal mese di aprile. Quelle messe in atto dagli Stati (soprattutto in Europa occidentale) hanno avuto il merito di contribuire, finora, a mantenere alcune capacità produttive delle imprese, principalmente aumentando l’indebitamento. Si assiste però anche a rinvii in materia di occupazione e i problemi di liquidità delle imprese.

Malgrado le misure di sostegno pubblico, Coface prevede che le insolvenze d’impresa aumenteranno di un terzo a livello globale entro il 2021, rispetto al 2019. Come già evidenziato nel precedente barometro del 4 aprile scorso, questo trend dovrebbe colpire tutte le principali economie avanzate: Stati Uniti (+43%), Regno Unito, (+37%), Giappone (+24%), Francia (+21%), Germania (+12%). Molte economie emergenti (+44% in Brasile, +50% in Turchia) risentiranno delle conseguenze economiche delle misure di confinamento così come del crollo delle entrate da turismo, delle rimesse dei lavoratori espatriati e delle entrate legate allo sfruttamento delle materie prime i cui prezzi hanno subito un ribasso.

Il forte aumento della sinistrosità riflette un incremento del rischio credito delle imprese a breve termine (da 6 a 12 mesi), di cui Coface valuta il livello di rischio medio ogni trimestre – per paese, su una scala di otto livelli - attraverso dati macroeconomici, finanziari e microeconomici. Contrariamente alle agenzie di rating, la valutazione Coface del rischio paese (CRA) non ha lo scopo di misurare il rischio di insolvenza dei governi a medio termine. Tenuto conto dell'aumento dei rischi credito osservati nel trimestre precedente, Coface ha declassato 71 valutazioni, vale a dire poco più del 40% delle economie in tutto il mondo. Anche per quanto riguarda i settori, circa il 40% dei 13 settori di attività in 28 paesi (che rappresentano l’88% del PIL mondiale) sono stati declassati. Non sorprende che, nel contesto attuale di crisi della mobilità, i trasporti siano il settore più colpito, seguiti da auto e distribuzione, già indeboliti l’anno scorso. Dal lato opposto, il settore farmaceutico e, in misura minore, agroalimentare e TIC sono i più resilienti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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