La crescita è ancora fortemente ostacolata dal congelamento dei fondi europei
La crescita dovrebbe rimanere relativamente debole nel 2026, ma si prevede un miglioramento rispetto ai tre anni precedenti caratterizzati da una situazione di quasi stagnazione economica. La causa principale è il prolungato congelamento di oltre 20 miliardi di euro di fondi europei in risposta a problemi istituzionali e di governance non risolti, che continua a pesare fortemente sugli investimenti pubblici. Di tale importo, quasi 10 miliardi di euro provenienti dal fondo per la ripresa post-Covid (RRF – Recovery and Resilience Facility) scadranno alla fine di agosto 2026. Sono inoltre in gioco circa 8 miliardi di euro di fondi di coesione, con scadenza alla fine del 2027, inclusi 2 miliardi di euro che sono andati definitivamente persi in quanto non utilizzati. Inoltre, il programma di finanziamento a basso costo dell’UE SAFE (“Security Action for Europe”), destinato principalmente alla spesa per la difesa, potrebbe stanziare fino a 17 miliardi di euro all’Ungheria, ma deve ancora essere approvato. Ciononostante, l’insediamento del governo filoeuropeo, salito al potere nell’aprile 2026, rappresenta uno sviluppo positivo che potrebbe accelerare lo sblocco graduale e parziale di questi fondi nei prossimi mesi. All’inizio di giugno è stato raggiunto un accordo con la Commissione europea per sbloccare 16,4 miliardi di euro di fondi precedentemente congelati in cambio di impegni in materia di lotta alla corruzione e riforme della governance. Anche gli investimenti privati continueranno a essere ostacolati da tassi di riferimento persistentemente elevati (6,25% a maggio 2026), nonostante un forte rallentamento dell’inflazione (1,8% su base annua a marzo 2026), che attualmente si attesta al di sotto dell’obiettivo della banca centrale ungherese (2-4%) per la prima volta in quasi un decennio. Tuttavia, il conflitto in Medio Oriente, che da marzo ha spinto i prezzi del Brent a circa 100 USD (circa +40%), ha limitato le prospettive di tagli dei tassi d’interesse nel 2026 e sta alimentando i rischi inflazionistici. Nel frattempo, gli investimenti asiatici rimarranno una fonte fondamentale di sostegno. L’Ungheria si è gradualmente affermata come uno dei principali poli industriali cinesi nell’Europa centrale, in particolare nel settore delle batterie e dei veicoli elettrici. Nel maggio 2025 BYD ha trasferito la propria sede europea dai Paesi Bassi a Budapest. I progetti di CATL a Debrecen, insieme agli investimenti di BYD, dovrebbero continuare a sostenere gli investimenti nel settore manifatturiero nel 2026
Le esportazioni, che rappresentano quasi l’80% del PIL, rimangono fortemente concentrate verso la Germania e il resto dell’area dell’euro, rendendo l’economia ungherese particolarmente sensibile alla debolezza della domanda europea e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali. Il solo settore automobilistico rappresenta quasi un terzo delle esportazioni totali in un contesto di forte integrazione regionale con i paesi confinanti, anch’essi specializzati in questo settore (Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania). In base all’accordo bilaterale del luglio 2025, i dazi statunitensi sulle automobili sono stati fissati al 15%
Il 2026 è stato caratterizzato anche dalle elezioni parlamentari, che hanno sostenuto l’attività nel primo trimestre attraverso diverse misure fiscali a favore delle famiglie (tagli fiscali, limiti massimi ai prezzi dell’energia e misure eccezionali di sostegno al reddito per le famiglie). I consumi privati rimarranno quindi il principale motore della crescita, sostenuti da un mercato del lavoro ancora relativamente forte, con una crescita salariale nominale del 9,1% su base annua a marzo 2026 e un tasso di disoccupazione contenuto al 4,7%
I due disavanzi rimarranno sotto forte pressione
Il disavanzo di bilancio rimarrà molto elevato nel 2026, pur risultando inferiore rispetto al 2025 a causa delle misure pre-elettorali del Fidesz e del margine di manovra fiscale molto limitato a disposizione del partito TISZA che entrerà al governo. Nonostante la sua posizione più credibile in materia di risanamento fiscale, il nuovo governo dovrebbe mantenere la maggior parte delle misure di sostegno alle famiglie: raddoppio delle detrazioni fiscali per le famiglie, esenzioni fiscali per le madri, tredicesima mensilità pensionistica, aumenti del salario minimo e il mantenimento dei sussidi energetici. Le imposte temporanee su banche, telecomunicazioni e settore aeronautico, così come una ripresa del gettito fiscale trainata da un aumento dei consumi, non compenseranno l’incremento della spesa, o lo faranno solo in misura marginale. Il debito pubblico rimarrà quindi elevato, con un andamento che dipenderà in larga misura dallo sblocco dei fondi europei. La Commissione europea ha già previsto un disavanzo del 5,2% del PIL nel 2026, mentre il TISZA indica ora una cifra più vicina al 6,8%. La nostra stima si colloca all’incirca a metà strada tra le due.
Il saldo delle partite correnti subirà un deterioramento nel 2026 a causa della domanda europea persistentemente contenuta, delle esportazioni complessivamente deboli — in particolare nel settore automobilistico — e delle rinnovate pressioni sulle importazioni energetiche in un contesto di tensioni persistenti in Medio Oriente. Tuttavia, l’avanzo nei servizi, sostenuto dal turismo, dai trasporti su strada e dai servizi alle imprese, continuerà a compensare parzialmente il deterioramento del commercio di beni. L’Ungheria rimarrà esposta alla volatilità del forint, sebbene l’insediamento del nuovo governo abbia migliorato significativamente il sentiment del mercato e abbia determinato un forte apprezzamento della valuta dall’inizio dell’anno, passando da quasi 400 HUF/EUR a marzo a circa 356 all’inizio di maggio. Tale miglioramento rimane tuttavia fragile: qualsiasi ritardo nello sblocco dei fondi europei o uno scostamento dal percorso di bilancio potrebbero riaccendere rapidamente le pressioni valutarie e i costi di finanziamento dall’estero. L’elevato livello del debito estero (78% del PIL nel 2025), legato sia agli investimenti diretti esteri (IDE) che al finanziamento pubblico, continuerà a rendere l’Ungheria vulnerabile agli shock esterni, nonostante la graduale riduzione della quota del debito pubblico denominata in valuta estera (attualmente intorno al 30%, rispetto al 50% di dieci anni fa)
Importante svolta politica con l’elezione del nuovo partito TISZA
La schiacciante vittoria di TISZA (centro-destra) alle elezioni parlamentari dell’aprile 2026 segna la svolta politica più significativa in Ungheria da quando Viktor Orbán è tornato al potere nel 2010. Il partito di Péter Magyar ha conquistato 141 seggi su 199, contro i 52 del FIDESZ di Viktor Orbán e i 6 di Mi Hazánk (La nostra Patria), superando di gran lunga la soglia dei due terzi necessaria per modificare la Costituzione e le leggi cardinali. Questa maggioranza qualificata conferisce al nuovo governo i mezzi istituzionali per smantellare gradualmente quelle parti dell’architettura politica e istituzionale costruite dal Fidesz negli ultimi quindici anni che sono state maggiormente criticate dalle istituzioni europee. Al di là di un semplice cambio di governo, la sfida consisterà quindi nel ristrutturare lo Stato ungherese, in particolare affrontando la corruzione e il controllo delle risorse statali. Ciò include la riforma del sistema giudiziario, delle autorità di vigilanza, dei media pubblici e dei meccanismi di controllo delle finanze pubbliche. Tuttavia, questa transizione potrebbe generare rapidamente significative tensioni istituzionali e politiche. Una parte consistente dell’amministrazione, delle autorità nominalmente indipendenti e degli attori economici rimane strettamente legata alle reti costruite durante l’era Orbán, il che aumenta il rischio di ostruzionismo, conflitti e polarizzazione persistente nonostante l’ampia vittoria elettorale di TISZA. Inoltre, TISZA manca di esperienza di governo e rischia di dover affrontare carenze di personale
A livello europeo, il nuovo governo dovrebbe adottare una posizione nettamente più pragmatica e filoeuropea al fine di accelerare lo sblocco dei fondi congelati, che è diventato un imperativo sia economico che politico. L’Ungheria cercherà di ridurre il proprio isolamento rispetto all’Unione e di ripristinare la propria credibilità presso gli investitori internazionali dopo diversi anni di tensioni con Bruxelles in materia di Stato di diritto e gestione dei fondi pubblici. Detto questo, tale riposizionamento rimarrà limitato da diversi fattori strutturali, ovvero la forte dipendenza energetica dalla Russia, il peso crescente degli investimenti cinesi nell’industria ungherese e la necessità per TISZA di preservare parte del proprio elettorato conservatore e sovranista. Il governo dovrà quindi mantenere un delicato equilibrio tra allineamento europeo e pragmatismo geopolitico.

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