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20/10/2016
Pubblicazioni economiche

Il prezzo del petrolio e il termometro degli emergenti, nuovamente al centro delle tensioni

Il prezzo del petrolio e il termometro degli emergenti, nuovamente al centro delle tensioni

BAROMETRO RISCHIO PAESE 3° TRIMESTRE 2016

L’inizio dell’estate ha lasciato un segno, tanto quanto l’idea dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sembrava improbabile. Lo shock della Brexit il 23 giugno scorso ha fatto tremare i mercati finanziari mondiali. L’attenzione è stata quindi interamente rivolta al Regno Unito, ma Theresa May, Primo Ministro britannico, ha appena dichiarato di voler mettere in pratica l’articolo 50 prima della fine di marzo 2017. Da quel momento, verrà lanciata la procedura di uscita dall’UE, che teoricamente dovrebbe durare due anni, ma che in realtà si concretizzerà in molto più tempo. Come previsto, questo shock ha portato alla revisione della valutazione rischio paese ad A3, vista la forte incertezza e le ripercussioni sulla fiducia degli attori economici, con un impatto negativo dello shock potenzialmente preoccupante al momento dell’uscita effettiva del Regno Unito dall’UE.

Oltre alla Brexit, numerose incertezze affliggono ancora l’economia mondiale. La questione della debolezza del commercio mondiale ritorna al centro dei dibattiti, così come la mancanza di una ripresa vigorosa. Inoltre, il prezzo del petrolio non si è ancora ripreso significativamente e fatica a superare in maniera stabile i 50 $ a barile del Brent, portando nuovamente al declassamento di numerosi paesi la cui attività è strettamente legata all’evoluzione dello scenario petrolifero e alle materie prime in generale (Nigeria, Oman, Mongolia, Trinidad e Tobago). Durante l’ultimo meeting dell’OPEC del 28 settembre scorso si è giunti a un accordo su un livello di produzione pari a 33 milioni d barili al giorno. Definito come “storico”, questo accordo non dovrebbe pertanto rimettere in causa l’esistenza dei fondamentali principali che prevalgono sul mercato, e un’evoluzione solo moderata del prezzo del petrolio. Ma i paesi dell’OPEC devono ancora accordarsi il prossimo 30 novembre sugli obiettivi di produzione da una parte e come farli rispettare dall’altra. Battaglia ben lungi dall’essere vinta, le necessità del breve periodo infatti, spesso hanno precedenza sulla logica a lungo termine. Fino a fine anno, gli occhi saranno rivolti verso la Fed, che, alla riunione del comitato politico monetario di dicembre, potrebbe aumentare i tassi.

Le buone notizie vengono dal Brasile e dalla Russia. Sebbene queste economie continuino ad affrontare una situazione molto difficile, dal punto di vista macroeconomico hanno già raggiunto il punto più basso, perciò questi paesi dovrebbero progressivamente entrare in un periodo di convalescenza. Nonostante questo, non si percepiscono ancora segnali di miglioramento da parte delle imprese.

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  • Il prezzo del petrolio, il termometro degli emergenti, nuovamente al centro delle tensioni
  • Barometro, revisione delle valutazioni rischio paese Coface
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