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09/07/2018
Rischio Paese e Studi economici

Rischio paese e settoriale nel mondo

Rischio paese e settoriale nel mondo

Segnali di rischio in aumento nel 2° trimestre

  • Aria di déjà vu tra i contesti economici del 2018 e 2012-2013
  • L’Italia, declassata ad A4, focalizza tutte le attenzioni su di sé
  • L’aumento dei prezzi del petrolio beneficia il settore energetico in numerosi paesi ma, insieme alle uscite di capitale, indebolisce le economie di Argentina, Turchia, Sri Lanka e India
  • Le costruzioni e la distribuzione sono i primi settori ad essere colpiti dal rischio di cambio nei paesi emergenti
  • L’intensificarsi delle politiche protezioniste preoccupa le imprese

Un trimestre caratterizzato da molti declassamenti nelle valutazioni

Il moltiplicarsi dei segnali di rischio nel secondo trimestre 2018 ricorda la situazione degli anni 2012-2013: aumento degli spread del debito sovrano nella zona euro, incremento del protezionismo, prezzi del petrolio più elevati, uscite di capitale dai grandi paesi emergenti, rallentamento del commercio mondiale. Anche se l’ampiezza degli shock non è la stessa, tenuto conto del prezzo del barile di petrolio molto più basso (75 dollari a inizio giugno 2018 contro 110 dollari circa nel 2012) e del rendimento di un titolo di Stato italiano a dieci anni a meno della metà, tali segnali confermano che il picco di crescita mondiale è ormai superato. Il rischio di credito delle imprese aumenta nei paesi avanzati dove, dopo un inizio anno segnato da una perdita di fiducia dovuta all’incremento del protezionismo, si osserva un rallentamento della crescita (previsioni del 2,2% nel 2018 e del 2% nel 2019 per i paesi avanzati; previsione del 2,1% per il 2018 e dell’1,8% nel 2019 per la zona euro). Di conseguenza, Coface declassa la valutazione paese dell’Italia ad A4, le cui imprese particolarmente indebitate saranno vulnerabili a un potenziale inasprimento delle condizioni del prestito bancario. Gli Stati Uniti, risparmiati da questo rallentamento, fanno eccezione (previsione di crescita del 2,7% nel 2018, dopo un 2,3% nel 2017).

Il recente aumento dei prezzi del petrolio beneficia i paesi emergenti esportatori, come l’Oman che assiste al miglioramento della valutazione a B o la Malesia (A3), mentre i paesi importatori devono far fronte al peggioramento della bilancia commerciale e a una minore propensione degli investitori internazionali alla loro attività finanziaria, situazione analoga a quella osservata nel 2013. Tra questi paesi ci sono Argentina (C), Turchia (C), Sri Lanka (C) e India (B) che Coface declassa alla luce di una domanda interna dinamica che favorisce le importazioni e le tensioni politiche interne. In altri paesi emergenti, il rischio di cambio indebolisce i settori il cui processo di produzione richiede l’importazione di input mentre gli sbocchi commerciali si trovano principalmente sul mercato domestico. Le costruzioni in Argentina (declassate a «rischio elevato») così come la distribuzione in Argentina e Turchia («rischio molto elevato») ne risentono fin da ora.

Il contesto petrolifero favorevole allo sviluppo del settore energetico (la cui produzione è ripartita con slancio) porta Coface a rivedere la previsione del prezzo del petrolio a 70-75 dollari per il 2018, un aumento del 30% rispetto al prezzo medio nel 2017. In cinque paesi la valutazione di questo settore è migliorata: Stati Uniti («rischio basso»), Canada («rischio moderato»), Emirati Arabi («rischio moderato»), Arabia Saudita («rischio moderato») e Francia («rischio moderato»).

La guerra commerciale colpisce fin da ora il settore delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) in Cina e quello siderurgico in Canada. Le premesse di una guerra commerciale annunciate a inizio anno si sono confermate. La politica protezionista dell’amministrazione statunitense si è intensificata colpendo le esportazioni cinesi, inclusi numerosi prodotti TIC «Made in China 2025», questo spiega il declassamento del settore TIC cinese a «rischio elevato».

Tra i paesi recentemente interessati dall’entrata in vigore delle misure protezioniste americane sulle importazioni di acciaio e alluminio, il Canada è il più colpito, portando al declassamento del suo settore siderurgico a «rischio molto elevato» (l’87% delle sue esportazioni di acciaio è diretto verso gli Stati Uniti). Il settore siderurgico si sta sviluppando bene negli Stati Uniti, Coface migliora la valutazione a «rischio moderato».

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Le valutazioni paese di Coface (160 paesi) si basano su una scala di 8 livelli in ordine crescente di rischio: A1 (rischio molto basso), A2 (rischio basso), A3 (rischio abbastanza moderato), A4 (rischio moderato), B (rischio abbastanza elevato), C (rischio elevato), D (rischio molto elevato), E (rischio estremo).

Le valutazioni settoriali di Coface (13 settori di attività in 6 grandi regioni del mondo, 24 paesi che rappresentano l’85% circa del PIL mondiale) si basano su una scala di 4 livelli: rischio basso, rischio moderato, rischio elevato, rischio molto elevato

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