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23/01/2014
Rischio Paese e Studi economici

Conferenza Rischio Paese 2014 : 2014, dinamica dei rischi favorevole nelle economie avanzate ma ancora tensioni nei grandi Paesi emergenti

2014, dinamica dei rischi favorevole nelle economie avanzate ma ancora tensioni nei grandi Paesi emergenti

Dopo il riequilibrio post-crisi fra Paesi avanzati ed emergenti, nel 2014 il rischio Paese a livello globale seguirà uno schema più classico. Nei Paesi avanzati, i rischi si stabilizzano, sostenuti da una crescita piuttosto vivace negli Stati Uniti (stimata in +2,4% nel 2014), dall’avvio di ripresa nell’area euro (+0,9%) e dalla conferma della crescita in Giappone (+1,4%). Nei Paesi emergenti la crescita accelera solo lievemente (+4,7%) e resta inferiore alla media  del periodo 2000-2011.

La ripresa delle economie avanzate è caratterizzata da disparità fra Paesi. La situazione delle imprese negli Stati Uniti (valutazione A2 sotto osservazione positiva da ottobre 2013) sta sensibilmente migliorando. La « Corporate America » costituisce l’anello forte dell’economia e vanta numerosi punti di forza : elevato autofinanziamento, redditività record, basso indebitamento e investimenti vivaci. La maggiore chiarezza delle politiche fiscali e monetarie e la crescita della domanda delle famiglie rafforzano tale dinamica positiva.In Europa, Coface rileva un miglioramento dei rischi in Germania e in Austria (previsioni di crescita di +1,7% per entrambi i Paesi nel 2014), la cui valutazione A2 è ora accompagnata da osservazione positiva. Molto esposta alle incognite del commercio mondiale, l’attività tedesca può contare oggi sui consumi delle famiglie. Le insolvenze d’impresa sono meno numerose e onerose (per l’ultimo anno, -9,1% in frequenza e -6,3% in costo finanziario[1]). Questo rilancio dell’attività avvantaggia l’Austria, dove la disoccupazione è bassa e le insolvenze tendono a diminuire.

 

Paesi avanzati: miglioramento o stabilizzazione

Fra i Paesi europei che sono riusciti ad attuare riforme e abbassare i costi spicca l’Irlandache dovrebbe registrare nel 2014 una crescita sostenuta di +1,7%, con l’aumento delle esportazioni (grazie al dinamismo americano e britannico), del commercio al dettaglio e della fiducia di imprese e famiglie. Il mercato del lavoro, grande sfida dello scorso anno, inizia a migliorare, mentre l’immobiliare mostra i primi segnali di stabilizzazione. Tali conquiste portano Coface a promuovere l’Irlanda ad A3, allo stesso livello di Francia e Regno Unito.

 

La diagnosi è più cauta per il resto dell’area euro. Perlomeno si può dire che i rischi cessano di aggravarsi. In Francia, non riuscendo a ridurre significativamente i costi, le imprese restano particolarmente vulnerabili alle fluttuazioni della domanda interna, ancora molto fiacca rispetto alla media storica (la crescita nel 2014 è stimata a +0,6%). A causa di tale vulnerabilità, le insolvenze d’impresa resteranno elevate, circa 62 000 casi nel 2014. Nel Sud Europa, la debolezza della domanda interna, la prevalenza nel tessuto imprenditoriale di piccolissime imprese fragili e la carenza di innovazione ostacolano il miglioramento del rischio credito. A ciò si aggiunge – come in Spagna – un elevato livello di indebitamento delle imprese.

 

Paesi emergenti: tensioni sulle imprese nei grandi emergenti, ma resistono le performance in diverse economie dell’Africa subsahariana

 

Il rallentamento della crescita si diffonde nei Paesi emergenti: nel 2014, i BRICS perderanno 2,4 punti di crescita rispetto alla media2000-2011. Secondo Coface, non si tratta di una semplice inversione ciclica. Il rallentamento è legato a vincoli di offerta (la domanda delle famiglie è troppo vivace per la produzione locale che non riesce a tenere il passo). Gli investimenti incontrano ostacoli di natura strutturale: infrastrutture insufficienti, clima imprenditoriale problematico e carenza di manodopera qualificata. Inoltre, l’indebolimento dell’offerta locale favorisce le importazioni con conseguenti deficit di parte corrente a livelli elevati nel 2014. I tassi di cambio saranno quindi vulnerabili, tanto più che il 2014 sarà contrassegnato da importanti scadenze elettorali in Brasile, India, Turchia e Sudafrica.

 Quattro Paesi dell’Africa subsahariana sono risparmiati da questo nuovo incremento del rischio. Nonostante la situazione di sicurezza precaria, Coface pone sotto osservazione positiva la valutazione D delRuandae dellaNigeriae la valutazione C delKenya.La Costa d’Avorioè riclassificata in C. La loro crescita nel 2014 dovrebbe mantenersi forte, sostenuta da una diversificazione settoriale che avvantaggia i consumi.

 

« La riduzione dei rischi nei Paesi avanzati è confermata ed è illustrata dalla dinamica positiva di due grandi economie, gli Stati Uniti e la Germania. I due Paesi beneficiano della solidità finanziaria delle proprie imprese e di una ripresa basata ora su fondamenta stabili. Per gli altri grandi attori europei, la fine della recessione permette per il momento di stabilizzare i rischi. Ma la crescita attesa sarà lenta. Di fatto servirebbe una crescita di almeno +0,8% per l’Italia, +1,6% per la Francia e +2,5% per il Regno Unito affinché le insolvenze si riducano in modo significativo. In tutti e tre i casi la crescita attesa nel 2014 non raggiungerà tali ritmi. Nei Paesi emergenti i deficit delle partite correnti e l’indebolimento protratto della crescita gravano sulle imprese. Ma fortunatamente il mondo emergente è diverso : una nuova generazione di Paesi si contraddistingue per la sua resistenza agli shock esterni, tra cui spiccano varie economie dell’Africa subsahariana »,commentaYves Zlotowski, Chief Economist in Coface.

[1] Il costo finanziario è misurato in termini di debito fornitori e bancario

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