Un’economia dinamica (ma polarizzata)
Se lasciata a se stessa, l’economia statunitense dovrebbe mantenere la sua buona forma nel 2026. La maggior parte dei costi dei dazi viene assorbita dalle imprese, il che spiega in gran parte perché l’inflazione sia rimasta finora al di sotto delle aspettative. I fallimenti aziendali stanno superando i livelli pre-pandemia, a indicare che le imprese più deboli faticano a tenere il passo con l’aumento dei costi, mentre quelle più solide registrano ottimi risultati. Dinamiche di polarizzazione simili spiegano perché la domanda di beni e servizi sia rimasta così forte. Stime prudenti collocano la quota di consumo (70% del PIL) del quintile più ricco al 35%; quella più alta al 50-60%. Più si è ricchi, maggiore è l’esposizione al mercato azionario: lo 0,1% più ricco detiene circa il 70% del proprio patrimonio finanziario in azioni, contro il 15-20% del 50% più povero. L’entusiasmo degli investitori nei confronti dell’intelligenza artificiale (IA) non sta quindi solo sostenendo gli investimenti in conto capitale (CAPEX), ma sta anche alimentando la spesa degli americani più abbienti. Inoltre, i rimborsi fiscali aggiuntivi previsti dal One Big Beautiful Bill Act (OBBBA) dovrebbero fornire una spinta dello 0,8% al reddito delle famiglie nel corso dell’anno. Allo stesso modo, prevediamo che le disposizioni in materia di ammortamento e di contabilizzazione delle spese di ricerca e sviluppo stimolino gli investimenti di capitale, estendendo lo slancio degli investimenti (CAPEX) oltre l’ecosistema dell’intelligenza artificiale. Semmai, potremmo assistere a un eccesso di domanda e la convergenza verso l’inflazione del 2% che prevediamo, una volta completato il trasferimento dei dazi, potrebbe essere posticipata.
Due aree andrebbero monitorate da vicino: il mercato azionario e quello del lavoro. Tra i potenziali fattori scatenanti di una correzione azionaria figurano un’inversione di tendenza nel sentiment degli investitori sull’intelligenza artificiale, nonché politiche imprevedibili da parte di una Casa Bianca timorosa di perdere il controllo del Congresso nelle elezioni di medio termine. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, ci si aspetterebbe che il quadro di crescita positivo lo riporti alla normalità. Tuttavia, dati i forti incentivi alla sostituzione della manodopera con la tecnologia, potremo parlare della fine del mercato del lavoro caratterizzato da «poche assunzioni e pochi licenziamenti» solo quando lo vedremo effettivamente. La carenza di manodopera diventerà sempre più evidente nei settori che dipendono dal lavoro non regolarizzato (edilizia, industria alimentare, settore alberghiero). Si prevede che la Fed avvicini i tassi al 3%, anche se una pausa non è da escludere qualora le pressioni inflazionistiche si intensificassero. Nonostante le crescenti pressioni da parte dell’esecutivo, non prevediamo che l’indipendenza della Fed venga concretamente compromessa fintanto che sarà difesa dalla Corte Suprema. Prevediamo quindi che la ripresa nel settore edile sarà piuttosto prolungata e concentrata nella seconda parte dell’anno. Con l’attenuarsi degli effetti dell’accumulo di scorte indotto dai dazi, prevediamo un contributo positivo dalle esportazioni nette.
Il predominio del dollaro statunitense consente una generosa politica fiscale, i disavanzi con l’estero persisteranno
Se non fosse per l’attrattiva dei titoli di Stato statunitensi in quanto asset di riserva di riferimento a livello mondiale, la traiettoria di bilancio sarebbe motivo di preoccupazione immediata. A causa della combinazione di tassi di interesse più elevati e di disavanzi primari persistentemente elevati (3% del PIL), la spesa per interessi è aumentata vertiginosamente, passando da una media pre-pandemia dell’1,5% del PIL al 3,1% nel 2025, e dovrebbe aumentare ulteriormente man mano che la crescita si normalizza ma i tassi rimangono elevati. Le voci di spesa più consistenti (previdenza sociale, sanità e difesa) continueranno a crescere a causa dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento dei costi sanitari e della necessità di modernizzare e mantenere le capacità militari. La spinta al miglioramento dell’efficienza dei costi pubblici dovrebbe essere relativamente modesta, poiché le principali voci di spesa potenzialmente interessate dai tagli sono politicamente sensibili (spesa per i veterani, crisi degli oppioidi, sussidi per l’alloggio), mentre i tagli al personale della pubblica amministrazione hanno un margine di manovra limitato. L’OBBBA, che introduce tagli fiscali di ampia portata riducendo solo parzialmente la spesa (sanità, aiuti alimentari e sussidi per l’energia verde), dovrebbe comportare un aumento netto del debito federale compreso tra 3 e 3,7 tn. di USD nei prossimi dieci anni. I dazi si sono dimostrati uno strumento utile per aumentare il gettito (273 miliardi di dollari nel 2025, pari allo 0,9% del PIL), ma non in misura tale da controbilanciare in modo significativo le più ampie pressioni deficitari. Inoltre, una sentenza della Corte Suprema che limitasse la legittimità politica di gran parte dell’attuale regime tariffario comporterebbe un deficit di entrate. Considerato il forte incentivo del Partito Repubblicano a placare le preoccupazioni economiche in vista delle elezioni di medio termine, sussiste un rischio al rialzo per la spesa, ad esempio la proposta di distribuire alle famiglie «assegni di rimborso dei dazi» da 2.000 USD. Riteniamo che vi sia il potenziale per una pressione in continua crescita sui tassi sovrani nel medio termine.
Nonostante una certa riduzione, il Paese continuerà ad accumulare ingenti disavanzi delle partite correnti nel prossimo futuro. Da un lato, la buona salute dei consumatori genererà una domanda persistente di importazioni; dall’altro, gli investimenti esteri dovrebbero continuare ad affluire nell’economia, mentre la già citata spesa in deficit aggiuntiva creerà fabbisogni di finanziamento. I dazi potrebbero determinare una riduzione delle importazioni complessive nel brevissimo periodo, ma la diversificazione dei partner commerciali dovrebbe progressivamente compensare tale effetto. Le «vulnerabilità» esterne degli Stati Uniti diventerebbero un problema solo se lo status del dollaro come valuta di riserva e dei titoli del Tesoro come beni rifugio dovesse erodersi in modo significativo. Si sono registrati, probabilmente, alcuni primi segnali in tal senso nel 2025, ma è ancora presto per stabilire se si tratti di un fenomeno passeggero o di una tendenza.
Politica estera «America first», rischi per l’indipendenza della Fed
Il presidente Donald Trump e il Partito Repubblicano hanno ottenuto una vittoria decisiva nelle elezioni del novembre 2024, aggiudicandosi la presidenza con un ampio margine nel collegio elettorale (312/538 voti) e in entrambe le camere del Congresso (220/435 seggi alla Camera, 53/100 seggi al Senato). Considerata la maggioranza molto risicata di 5 seggi, il numero record di deputati in pensione (43), l’elevato numero di circoscrizioni competitive (42) e la tendenza dei deputati in carica a essere penalizzati nelle elezioni di medio termine, la Camera ha buone possibilità di passare ai democratici. I repubblicani hanno maggiori possibilità di mantenere il Senato, ma anche questo è a rischio. Le maggioranze in entrambe le camere sono state fondamentali per l’approvazione di politiche di punta, quali la proroga e l’estensione dei tagli fiscali del 2017, l’aumento del bilancio per l’applicazione delle leggi sull’immigrazione, la restrizione dei requisiti di ammissibilità al Medicaid e la revoca dei crediti d’imposta per l’energia pulita e i veicoli elettrici. La maggior parte dei provvedimenti legislativi richiede inoltre 60 voti al Senato, il che conferisce ai democratici un certo potere di ostruzionismo e porta occasionalmente a blocchi dell’amministrazione. La Corte Suprema è a maggioranza repubblicana (6-3) e il suo impegno a fungere da contrappeso al potere esecutivo è messo alla prova da una Casa Bianca disposta a testarne i limiti. Il Presidente sta inoltre esercitando pressioni sulla Fed affinché abbassi i tassi più di quanto farebbe altrimenti. Tra il 2026, il Presidente sostituirà da 1 a 3 dei 12 membri del comitato decisionale della Fed, compreso il presidente. Ciò non sarebbe sufficiente per controllare il comitato, anche se tutti i membri nominati da Trump seguissero la linea del Presidente. Sebbene vi sia ancora un certo margine prima che l’indipendenza della Fed venga compromessa, tale margine si sta assottigliando.
Non va esclusa un’espansione del regime tariffario, data la predilezione del presidente per questo strumento. Tuttavia, ci aspetteremmo che eventuali dazi aggiuntivi fossero frammentari rispetto a tutti quelli introdotti nel 2025, oppure utilizzati per ricostituire regimi tariffari giudicati illegali. Le relazioni con la Cina rappresentano una delle principali fonti di potenziale instabilità. Esiste una competizione strategica profondamente radicata tra le due superpotenze. Entrambe le parti hanno utilizzato una varietà di strumenti per esercitare pressioni sull’economia avversaria (dazi, manipolazione valutaria, sussidi industriali, restrizioni alle esportazioni di fattori produttivi critici quali semiconduttori e minerali delle terre rare). Al momento della stesura del presente documento, il rapporto sta attraversando una fase di relativa distensione, con una tregua commerciale destinata a scadere nel novembre 2026. Tuttavia, questa situazione può ribaltarsi rapidamente. Gli Stati Uniti continueranno a perseguire il disaccoppiamento dalla Cina in ambito commerciale e finanziario, rafforzando al contempo la propria influenza geopolitica nell’emisfero occidentale, come dimostrano in modo emblematico il coinvolgimento in rapida escalation in Venezuela e le aspirazioni all’acquisizione della Groenlandia. La revisione dell’USMCA prevista per luglio 2026 ridefinirà i termini delle relazioni commerciali con Canada e Messico, i principali partner commerciali degli Stati Uniti (20% del commercio totale). La nostra ipotesi di lavoro è che l’accordo sopravviva, anche se è più difficile stabilire se sotto forma di una proroga completa (dal 2036 al 2042) o se sarà oggetto di un’altra revisione nel 2027. Si prevede che proseguirà la spinta alla deregolamentazione, in particolare in materia di ambiente, rendicontazione e conformità, con conseguente riduzione degli oneri burocratici per le imprese.

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