Un Paese diviso in due
La rivoluzione del 2011 e la caduta di Muammar Gheddafi dopo 42 anni al potere hanno fatto precipitare la Libia in un periodo di instabilità che, a partire dal 2014, ha portato alla divisione de facto del Paese. A ovest, il Governo di unità nazionale (GNU), guidato dal primo ministro Abdul Hamid Dbeibah con sede a Tripoli e sostenuto dall’Alto Consiglio di Stato, è l’unica autorità esecutiva riconosciuta dalla comunità internazionale. A est, il Governo di Stabilità Nazionale (GNS), guidato dal primo ministro Osama Hammad e con sede tra Sirte e Bengasi, è sostenuto dalla Camera dei Rappresentanti dal 2022, in seguito al rinvio a tempo indeterminato delle elezioni presidenziali e parlamentari inizialmente previste per il 2021. Il GNS gode del sostegno dell’Esercito nazionale libico (LNA) del feldmaresciallo Khalifa Haftar, che detiene di fatto il potere reale nella regione. La maggior parte delle risorse petrolifere e di gas della Libia si trova nei territori sotto il controllo dell’LNA. Questa dualità istituzionale, incarnata da due amministrazioni rivali circondate da una moltitudine di milizie armate, continua a minare gravemente la governance e lo sviluppo economico.
Sebbene la riconciliazione politica rimanga una prospettiva lontana, diversi sviluppi recenti hanno alimentato le speranze di una più stretta cooperazione tra le due parti. In particolare, nel 2023 è stata riunificata la Banca Centrale della Libia (CBL), con sede a Tripoli. L’istituzione riveste un’importanza strategica particolare in quanto raccoglie e ridistribuisce i proventi del petrolio, che costituiscono praticamente l’intera entrata dello Stato. Più recentemente, con la mediazione degli Stati Uniti, le fazioni orientali e occidentali hanno accettato congiuntamente un bilancio unificato per il 2026, il primo in oltre un decennio. Nell’agosto dello stesso anno, le due parti hanno inoltre firmato un accordo patrocinato dall’ONU volto a organizzare le elezioni entro un periodo massimo di 24 mesi. Tuttavia, questa tempistica rimane subordinata alla creazione di un’autorità esecutiva unificata e di istituzioni nazionali. L’instabilità politica persiste comunque, come dimostra il tentativo di dimissioni del governatore della Banca centrale Naji Issa durante l’estate del 2026, nonostante fosse stato nominato due anni prima proprio per stabilizzare la gestione dei proventi del petrolio. Sul fronte della sicurezza, la Commissione militare congiunta (5+5), istituita nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco del 2020, rimane uno dei principali canali di dialogo tra gli schieramenti opposti.
La frammentazione politica della Libia è inoltre influenzata dalla competizione tra potenze straniere rivali. Tripoli beneficia del sostegno politico e militare della Turchia, nonché dell’appoggio finanziario e diplomatico del Qatar. Al contrario, il campo orientale è sostenuto dall’Egitto, dagli Emirati Arabi Uniti e dalla Russia, che cerca di rafforzare la propria presenza sia in Africa che nel Mediterraneo, in particolare attraverso l’Africa Corps (ex Gruppo Wagner). Ciononostante, l’allentamento delle tensioni tra diverse potenze regionali che sostengono fazioni opposte ha ridotto il margine di scontro per procura e ha incoraggiato un approccio più pragmatico incentrato sulla salvaguardia della stabilità e sul mantenimento dell’equilibrio di potere.
La crescita dipende fortemente dal petrolio
Poiché gli idrocarburi rappresentano oltre il 60% del PIL della Libia, la crescita economica dovrebbe rallentare nel 2027 con la normalizzazione dei prezzi del petrolio, nell’ipotesi che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto a lungo termine. Ciononostante, l’attività dovrebbe continuare a essere sostenuta dall’aumento della produzione petrolifera, sulla scia della media record di quasi 1,4 milioni di barili al giorno raggiunta nel 2026, il livello più alto in oltre un decennio, a condizione che si mantenga una relativa stabilità politica e di sicurezza. Si prevede quindi che il settore estrattivo attiri la maggior parte degli investimenti privati stranieri, poiché le autorità mirano ad aumentare la produzione a due milioni di barili al giorno entro il 2030. Tuttavia, l’assegnazione di soli cinque dei 22 blocchi offerti dalla National Oil Corporation (NOC) nel suo round di concessioni del 2025 – il primo dal 2007 – evidenzia le difficoltà nel conciliare le ambizioni della Libia con le esigenze delle compagnie petrolifere internazionali, che stanno tornando con cautela nel Paese. Nel settore del gas, la NOC sta proseguendo lo sviluppo del progetto offshore Structures A&E (8 miliardi di dollari) in partnership con l’italiana Eni. Prevista per il 2027, l’entrata in funzione del progetto dovrebbe contribuire a migliorare la produzione di energia elettrica in un momento in cui le interruzioni di corrente continuano a verificarsi con frequenza.
Inoltre, l’approvazione di un bilancio unificato per il 2026 dovrebbe facilitare il finanziamento dei progetti di sviluppo e ricostruzione, migliorando al contempo il coordinamento delle politiche economiche tra istituzioni concorrenti. Questo primo passo verso la riunificazione potrebbe rilanciare le discussioni su un graduale allentamento del congelamento di una parte del fondo sovrano libico, pari a circa 80 miliardi di dollari, con l’obiettivo di finanziare progetti di investimento mirati. Congelati dal 2011 in seguito alle sanzioni internazionali, tali beni sono in linea di principio vincolati all’istituzione di un governo eletto.
Data la schiacciante dipendenza della Libia dal petrolio, che genera oltre il 95% delle entrate pubbliche, l’elevata spesa pubblica continuerà a sostenere i consumi delle famiglie, sebbene in misura minore rispetto al 2026, poiché il settore pubblico rimane il principale datore di lavoro del Paese, rappresentando circa l’80% dell’occupazione formale. Al contrario, il settore privato non petrolifero dovrebbe rimanere sottosviluppato e in gran parte informale. L’inflazione, che rischia di essere sottostimata nonostante il recente cambiamento nella metodologia di calcolo, dovrebbe attenuarsi leggermente nel 2027, principalmente sulla scia di un effetto base derivante dalla svalutazione del dinaro libico del gennaio 2026, che ha aumentato in modo sostanziale i costi delle importazioni. La Libia rimane fortemente dipendente dalle importazioni, pari a circa il 65% del PIL nel 2025. L’inflazione continuerà tuttavia a pesare sul potere d’acquisto delle famiglie. La svalutazione, unita all’abolizione dell’imposta del 15% sulle transazioni in valuta estera nel marzo 2026, ha contribuito a ridurre il divario tra il tasso di cambio ufficiale e quello del mercato parallelo, sebbene quest’ultimo continui a finanziare quasi il 60% delle importazioni del Paese.
Situazione fiscale persistentemente incerta
La posizione fiscale della Libia rimane strettamente legata al settore degli idrocarburi. Nonostante la probabile normalizzazione dei prezzi del petrolio nel 2027, si prevede che l’avanzo di bilancio venga mantenuto, sostenuto in particolare dall’aumento della produzione di petrolio e gas. Ciò prolungherebbe la ripresa delle finanze pubbliche osservata dopo diversi anni di deficit consistenti. L’approvazione di un bilancio unificato dovrebbe inoltre migliorare la trasparenza e il coordinamento della spesa pubblica, che in precedenza era gestita separatamente dalle due amministrazioni rivali del Paese. Consentirebbe inoltre di reintegrare nei canali ufficiali parte delle entrate precedentemente sottratte al quadro di bilancio formale. In base all’accordo, il Governo di Unità Nazionale (GNU) manterrà la responsabilità della spesa corrente, mentre la spesa in conto capitale sarà determinata da un comitato congiunto che rappresenta entrambe le parti sotto la supervisione della Banca Centrale della Libia (CBL). Più specificamente, il calo delle entrate non fiscali derivante dall’abolizione dell’imposta sulle transazioni in valuta estera non dovrebbe costituire un ostacolo al proseguimento degli investimenti pubblici. Seguendo le raccomandazioni della CBL, le autorità dovrebbero inoltre cercare di contenere la crescita della spesa salariale nel settore pubblico e dei sussidi energetici, che nel 2025 rappresentavano rispettivamente il 30% e il 20% del PIL, sebbene i progressi rimangano probabilmente limitati.
Il mantenimento di un avanzo di bilancio, seppur di entità minore, unito a una robusta crescita nominale e alla graduale riduzione dei meccanismi di finanziamento paralleli, dovrebbe contribuire a ridurre il debito pubblico in rapporto al PIL. La riduzione del debito, tuttavia, rimane una preoccupazione secondaria. Il debito pubblico libico è detenuto in gran parte dalla CBL, che finanzia il governo attingendo alle proprie riserve valutarie, ed è denominato in valuta locale. Costituito principalmente da anticipi e crediti all’interno del settore pubblico, esso impone solo limitati vincoli finanziari allo Stato, poiché non comporta né pagamenti di interessi né piani di rimborso fissi.
Dopo un forte aumento nel 2026, determinato dall’aumento dei prezzi del petrolio, l’avanzo delle partite correnti dovrebbe ridursi nel 2027. Il calo dei prezzi globali del petrolio peserà probabilmente sui proventi delle esportazioni, nonostante la continua crescita della produzione di petrolio e gas. Le importazioni rimarranno sostenute, grazie alla spesa per la ricostruzione, ai progetti infrastrutturali e agli investimenti nel settore energetico. Il disavanzo dei servizi dovrebbe rimanere elevato a causa della forte dipendenza della Libia dalle competenze straniere per la realizzazione di progetti di investimento su larga scala. Nonostante la contrazione dell’avanzo delle partite correnti, la posizione esterna dovrebbe rimanere solida grazie alle consistenti riserve valutarie, equivalenti a oltre 30 mesi di importazioni, e ai continui afflussi di investimenti diretti esteri. Si prevede che tali investimenti rimangano concentrati nel settore degli idrocarburi, ma continueranno a essere ostacolati dalla frammentazione istituzionale, dall’incertezza politica e da un contesto imprenditoriale sfavorevole, che spingeranno molti investitori a rinviare i propri impegni più consistenti.

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