Graduale ritorno alla crescita
Il 2025 si preannuncia come un anno di ripresa, che aprirà la strada a una crescita sostenuta in un contesto caratterizzato dalla ripresa della domanda interna e da un graduale miglioramento del contesto esterno. Un mercato del lavoro resiliente (tasso di disoccupazione al 5,7% a febbraio 2025) sosterrà un solido aumento dei salari reali, che continuerà ad alimentare i consumi delle famiglie. L’economia lettone, la quinta più piccola dell’UE, continuerà tuttavia a subire pressioni inflazionistiche più forti rispetto ai suoi partner: l’inflazione ha raggiunto il 3,7% nel febbraio 2025 rispetto alla media dell’eurozona del 2,3% a causa della rigidità dei prezzi nei servizi, della dipendenza energetica parzialmente controllata e della forte crescita dei salari nominali. Tuttavia, l’inflazione dovrebbe attenuarsi entro la fine del 2025.
Il calo delle esportazioni e la forte contrazione degli investimenti registrati nel 2024 dovrebbero invertire la tendenza nel 2025. La ripresa delle economie dei principali partner commerciali della Lettonia (i Paesi baltici, la Germania e la Svezia) dovrebbe stimolare la domanda estera, in particolare per il legname, i prodotti chimici e farmaceutici e i servizi informatici. Allo stesso tempo, i tassi di interesse più bassi alleggeriranno la pressione sugli investimenti. Anche l’erogazione di 1,8 miliardi di euro (5,5% del PIL) nell’ambito di NextGenerationEU, come parte del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), contribuirà ad accelerare i progetti relativi alle infrastrutture, alla transizione energetica e alla modernizzazione tecnologica. Nonostante le difficoltà incontrate nel 2024, il progetto su larga scala Rail Baltica, che integra gli Stati baltici nella rete ferroviaria europea, svolgerà un ruolo centrale, non solo come catalizzatore di crescita, ma anche come vettore di sostegno per diversi settori chiave, tra cui l’edilizia, i trasporti, i materiali e la logistica. Allo stesso tempo, gli investimenti in parchi eolici privati e nelle infrastrutture portuali per il GNL rafforzeranno la sicurezza energetica e stimoleranno la produzione locale. Queste tendenze contribuiranno inoltre allo sviluppo dei settori digitale e informatico.
I conti pubblici appesantiti dalla spesa militare
Il disavanzo di bilancio è destinato ad aumentare nel 2025 nonostante una ripresa dell’attività economica che sosterrà il gettito fiscale, in particolare attraverso le entrate derivanti dall’IVA e dall’imposta sul reddito. Allo stesso tempo, il continuo aumento della spesa pubblica, in particolare nei settori della difesa, dell’energia, della sanità e dell’istruzione, peserà notevolmente. La Lettonia prevede di aumentare la propria spesa militare al 3,5% del PIL, ovvero al di sopra dell’obiettivo NATO del 2%. Inoltre, gli aumenti salariali nel settore pubblico e l’accelerazione dei progetti infrastrutturali come Rail Baltica, il cui costo è salito alle stelle (stimato al 22,6% del PIL nel 2024, rispetto al 4,6% del PIL inizialmente previsto), aumenteranno ulteriormente l’onere di bilancio. Il bilancio 2025 prevede anche aumenti delle imposte – saranno attuate riforme dell’imposta sul reddito, oltre a misure limitate per combattere l’evasione fiscale – ma si prevede che le pressioni sulla spesa supereranno le entrate aggiuntive. In questo contesto, il debito pubblico continuerà a crescere, sebbene a un livello relativamente moderato.
La bilancia delle partite correnti rimarrà in deficit nel 2025, ma dovrebbe registrare un leggero miglioramento rispetto al 2024 grazie alla ripresa delle esportazioni di beni e servizi trainata dalla domanda europea. Il Paese rimane un importatore netto di beni, in particolare di energia, beni strumentali e materie prime. La bilancia dei servizi rimarrà complessivamente in surplus, trainata dai trasporti (principalmente autotrasporti), dalla logistica e dall’IT. Il disavanzo sarà finanziato principalmente tramite prestiti, e si prevede una leggera ripresa degli investimenti diretti esteri (IDE), orientati verso le infrastrutture verdi e i servizi digitali. La struttura del debito estero rimarrà stabile (98% del PIL, di cui il 60% relativo al settore privato), essenzialmente in euro e sottoscritto prevalentemente da investitori istituzionali (principalmente europei). Il rischio di rifinanziamento sarà quindi contenuto, a condizione che venga mantenuta la credibilità fiscale.
Un contesto politico e geopolitico persistentemente teso
Dal 2023 la Lettonia è guidata da Evika Sili?a, primo ministro e membro del partito centrista Nuova Unità (JV). Governa con una coalizione tripartitica composta da JV, i Verdi e gli Agricoltori (ZZS) e i Progressisti (PRO). L’alleanza, che detiene una maggioranza risicata (52 seggi su 100), è precariamente in equilibrio e rimane esposta a tensioni interne in vista delle elezioni parlamentari dell’ottobre 2026. Nonostante le significative differenze ideologiche, i partner concordano sulle priorità strategiche del Paese, quali il sostegno all’Ucraina, l’integrazione europea e la sicurezza energetica. Il presidente Edgars Rink?vi?s, eletto nel 2023, ricopre un ruolo essenzialmente onorifico, ma rimane una figura di consenso.
Sul fronte sociale, le tensioni sono moderate ma persistenti. Le disuguaglianze territoriali, la pressione sui servizi pubblici e la carenza di manodopera qualificata alimentano il malcontento. Il settore sanitario rimane sotto pressione, con richieste sindacali ricorrenti, mentre la riforma delle pensioni potrebbe riaccendere le frustrazioni per l’allungamento del periodo contributivo a 20 anni e l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni.
A livello internazionale, la Lettonia mantiene una linea dura nei confronti della Russia e della Bielorussia. Rimane saldamente allineata alle posizioni dell’UE e della NATO, sostenendo una maggiore deterrenza militare e sanzioni contro Mosca. Le relazioni con i vicini baltici rimangono solide, sostenute da progetti strutturali comuni come la Rail Baltica e il distacco dalla rete elettrica russa e il collegamento alla rete europea (in vigore da febbraio 2025). Sul piano interno, la politica di assimilazione linguistica e la riduzione dello spazio mediatico di lingua russa rimangono questioni delicate, in particolare per quanto riguarda la minoranza di lingua russa, che costituisce circa un terzo della popolazione.

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