Crescita trainata dagli investimenti e dai consumi privati
L’economia italiana dovrebbe proseguire la sua modesta ripresa nel 2026. La crescita sarà nuovamente trainata principalmente dalla domanda interna. Gli investimenti rimarranno robusti grazie al graduale miglioramento delle condizioni finanziarie, ma continueranno a risentire delle incertezze che gravano sul contesto commerciale e geopolitico globale. In particolare, la crescita dovrebbe essere sostenuta dall’erogazione dei fondi europei nel 2026 nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, a condizione che il governo riesca ad attuarli in modo efficace. Tali fondi sosterranno il settore delle costruzioni, e più specificatamente quello delle infrastrutture, compensando in parte il calo nel settore residenziale legato alla scadenza del Superbonus (agevolazioni introdotte nel 2020 per la ristrutturazione degli edifici volta a migliorarne l’efficienza energetica). Tali fondi ammontano a 194 miliardi di euro, di cui 72 miliardi in sovvenzioni e 123 miliardi in prestiti. A seguito dell’approvazione dell’ottava tranche nel dicembre 2025, l’Italia aveva ricevuto il 79% dell’importo totale, ben al di sopra della media europea del 60%, ma alla fine di novembre 2025 ne era stato speso solo il 52%. In secondo luogo, i consumi delle famiglie contribuiranno positivamente alla crescita grazie all’aumento del potere d’acquisto determinato dalla solidità del mercato del lavoro e dall’inflazione contenuta. Alla fine del 2025, il tasso di disoccupazione era sceso al 5,6%, ovvero al livello più basso mai registrato. Gli aumenti salariali negoziati nei contratti collettivi sono stati in media del 3,1% nel 2025, superando ancora una volta l’inflazione e contribuendo così all’aumento del reddito disponibile reale, in accelerazione dal 2025. Nonostante questi aumenti, a settembre 2025 i salari reali rimanevano inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli di gennaio 2021. Il bilancio 2026 ha in particolare ridotto l’aliquota marginale per la seconda fascia della scala dell’imposta sul reddito (tra 28.000 e 50.000 euro) dal 35% al 33%, dopo aver già reso permanente nel 2025 la fusione delle prime due fasce. Ciononostante, il tasso di risparmio delle famiglie ha continuato a crescere, raggiungendo il 14,1% del reddito disponibile nel terzo trimestre del 2025 (rispetto a una media dell’11% tra il 2015 e il 2019), a testimonianza di una continua moderazione dei consumi. I volumi delle vendite al dettaglio si sono stabilizzati a circa il 4% al di sotto del livello pre-pandemia dalla fine del 2023.
La domanda estera registrerà una leggera ripresa, che sarà tuttavia compensata da un aumento più sostenuto delle importazioni. Le esportazioni di servizi dovrebbero rimanere sostenute, grazie in particolare alla domanda turistica, che continua a registrare un andamento al rialzo, sebbene a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti. Nel 2025, gli arrivi di turisti stranieri nelle strutture ricettive hanno registrato una crescita annua di circa l’1%, dopo il 9% del 2024 e il 23% del 2023. L’economia italiana rimarrà esposta alla fragilità della domanda e alla ripresa dei suoi vicini europei, dato che oltre il 55% delle sue esportazioni di beni è destinato al resto dell’UE. Inoltre, gli Stati Uniti rappresentano il principale surplus commerciale dell’Italia e il suo secondo mercato di esportazione (11% delle esportazioni) dopo la Germania. Di conseguenza, il settore manifatturiero italiano (che rappresenta quasi il 15% del PIL) rimane fortemente esposto ai dazi statunitensi sulla scia del 2025, anno caratterizzato dagli effetti del front-loading. La situazione riguarda in particolare i macchinari e altri beni strumentali, in particolare i prodotti elettrici, i prodotti farmaceutici, la cantieristica navale e il settore automobilistico, che insieme rappresentano più della metà delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Le esportazioni di beni sono inoltre esposte a una maggiore concorrenza da parte della Cina e a una perdita di competitività dovuta all’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro.
Graduale risanamento di bilancio
Il risanamento delle finanze pubbliche procederà gradualmente e potrebbe consentire all’Italia di uscire dalla procedura europea per i disavanzi eccessivi – avviata nel 2024 – già nel 2026. Nonostante i successivi tagli alle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, il gettito fiscale trarrà beneficio dalla solidità del mercato del lavoro, nonché dagli aumenti delle imposte sulle società finanziarie e assicurative previsti nel bilancio 2026. Il risanamento di bilancio deriverà anche dalla scadenza degli incentivi di ristrutturazione previsti dal Superbonus (ad eccezione delle aree colpite da terremoti). Tuttavia, nonostante la graduale eliminazione di tale incentivo, esso continuerà a rappresentare un onere per le finanze pubbliche nei prossimi anni, poiché i crediti d’imposta concessi a partire dal 2024 dovranno essere richiesti in rate uguali nell’arco di dieci anni. Nonostante la tendenza al risanamento fiscale, l’Italia presenta il secondo rapporto debito pubblico/PIL più elevato in Europa dopo la Grecia. A differenza della Grecia, dove il debito è detenuto in gran parte da creditori pubblici, la maggioranza del debito italiano (70%) è detenuta da residenti, un quarto dei quali è detenuto dalla Banca d’Italia.
Sebbene la loro situazione sia migliorata, le banche italiane rimangono fortemente esposte al debito sovrano nazionale, che ad aprile 2025 rappresentava quasi il 10% delle loro attività (in calo rispetto al picco pandemico dell’11%, ma significativamente superiore alla media dell’eurozona del 4%). Inoltre, il sistema bancario è ben capitalizzato (coefficiente CET1 del 16%), altamente liquido (coefficiente di finanziamento stabile netto del 133%) e dispone di un solido portafoglio di attività (quota di crediti in sofferenza del 2,2% nel terzo trimestre del 2025). Il governo, tuttavia, è esposto al settore privato attraverso passività potenziali, che ammontano al 15% del PIL, la cui stragrande maggioranza è legata al Covid.
Per quanto riguarda i conti con l’estero, la moderazione dei prezzi dell’energia ha contribuito a ripristinare l’avanzo delle partite correnti dell’Italia, che era stato interrotto nel 2022 dalla crisi energetica. L’avanzo delle partite correnti proseguirà questo andamento positivo nel 2026, ma rimarrà al di sotto dei livelli pre-pandemia (media del periodo 2015–2019 vicina al 2,5% del PIL) a causa dell’aumento delle importazioni determinato dalla graduale ripresa della domanda interna, dai prezzi dell’energia strutturalmente più elevati e da una domanda estera che rimane fragile. Sebbene l’Italia benefici di un forte settore turistico e dei trasporti (legato principalmente al turismo) che genera un surplus relativamente stabile, la sua bilancia dei servizi rimarrà leggermente in deficit.
Ritorno alla stabilità politica
A seguito del crollo del governo ad interim di Draghi nel luglio 2022, la coalizione di centro-destra ha ottenuto una vittoria netta (43% dei voti, con 237 seggi su 400 alla Camera dei deputati) nelle elezioni anticipate tenutesi nel settembre 2022. Il governo è guidato da Giorgia Meloni, il cui partito Fratelli d’Italia ha ottenuto un netto vantaggio con il 26% dei voti. Ad affiancarla ci sono Forza Italia (8% dei voti) e la Lega (9%), che insieme hanno conquistato 237 seggi su 400. Dopo un lungo periodo di instabilità politica caratterizzato da coalizioni precarie, Giorgia Meloni è riuscita a consolidare un forte sostegno da parte delle forze politiche conservatrici italiane. La popolarità della Presidente del Consiglio sulla scena politica italiana è stata confermata alle elezioni europee del giugno 2024, dove il suo partito si è classificato al primo posto con quasi il 29% dei voti, seguito dal Partito Democratico (PD) con il 24%. Grazie alla debole opposizione dei partiti centristi e progressisti (PD e Movimento Cinque Stelle), la coalizione conservatrice guidata da Meloni dovrebbe rimanere al potere fino alla fine del mandato nel 2027. Inoltre, si prevede che la Presidente del Consiglio continui a impegnarsi per una riforma costituzionale che consenta l’elezione diretta del capo del governo, nonostante il disegno di legge sia già stato approvato dal Senato nel giugno 2024. Una riforma di questa natura è difficile da realizzare, poiché la modifica della Costituzione richiede una maggioranza dei due terzi in Parlamento o una maggioranza semplice seguita da un referendum.
La forte dipendenza dai fondi europei per finanziare gli investimenti costituisce un forte incentivo per il governo a rispettare le condizioni poste dall’UE. Dovrebbero quindi proseguire gli sforzi volti a migliorare il contesto imprenditoriale attraverso riforme strutturali, risanamento fiscale e investimenti pubblici. L’Italia dovrà accelerare l’attuazione delle riforme se vuole beneficiare di tutte le risorse ad essa assegnate prima della scadenza per l’erogazione dei fondi nel 2026.

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