Italia

Europa

PIL pro capite ($)
$39012.0
Popolazione (nel 2021)
58,9 milioni

Valutazione

Rischio Paese
B
Contesto imprenditoriale
A2
Precedentemente:
B
Precedentemente:
A2
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Sommario

Punti di forza

  • Potenza esportatrice (che rappresenta quasi il 30% del proprio PIL), in particolare grazie al riconoscimento mondiale della sua maestria artigianale e della sua qualità: veicoli, prodotti alimentari, tessili, mobili, macchinari, prodotti farmaceutici, ecc.
  • Posizione geostrategica che le consentirà di diventare un hub per l’approvvigionamento energetico europeo dall’Africa
  • Settore turistico forte
  • Basso indebitamento delle famiglie (37% del PIL)
  • I fondi europei (totale dei fondi NextGenerationEU fino al 2026 = 11% del PIL del 2019) sostengono la modernizzazione

Punti di debolezza

  • Forti disparità regionali che alimentano le disuguaglianze sociali e limitano il potenziale economico a livello nazionale (il Sud Italia è caratterizzato da tassi di disoccupazione più elevati, minore produttività, infrastrutture di qualità inferiore, criminalità organizzata, ecc.)
  • Prevalenza di imprese di piccole dimensioni e poco produttive, che limita la spesa in ricerca e sviluppo (il 95% delle PMI ha meno di 10 dipendenti)
  • Bassi tassi di occupazione tra i giovani e i lavoratori più anziani
  • Elevato debito pubblico e disavanzo
  • Declino demografico: il basso tasso di natalità e l’invecchiamento della popolazione stanno mettendo sotto pressione la forza lavoro e alterando l’equilibrio del sistema sociale
  • Dipendenza dalle importazioni energetiche e dai combustibili fossili (gas naturale, petrolio) nel proprio mix energetico
  • Lentezza delle procedure amministrative e giudiziarie, corruzione persistente

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

Germania
12%
Stati Uniti d'America
11%
Francia
10%
Spagna
6%
Svizzera
5%

Importazone di beni in % del totale

Germania 15 %
15%
Cina 9 %
9%
Francia 8 %
8%
Paesi Bassi 6 %
6%
Spagna 6 %
6%

Valutazione del rischio settoriale

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Crescita trainata dagli investimenti e dai consumi privati

L’economia italiana dovrebbe proseguire la sua modesta ripresa nel 2026. La crescita sarà nuovamente trainata principalmente dalla domanda interna. Gli investimenti rimarranno robusti grazie al graduale miglioramento delle condizioni finanziarie, ma continueranno a risentire delle incertezze che gravano sul contesto commerciale e geopolitico globale. In particolare, la crescita dovrebbe essere sostenuta dall’erogazione dei fondi europei nel 2026 nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, a condizione che il governo riesca ad attuarli in modo efficace. Tali fondi sosterranno il settore delle costruzioni, e più specificatamente quello delle infrastrutture, compensando in parte il calo nel settore residenziale legato alla scadenza del Superbonus (agevolazioni introdotte nel 2020 per la ristrutturazione degli edifici volta a migliorarne l’efficienza energetica). Tali fondi ammontano a 194 miliardi di euro, di cui 72 miliardi in sovvenzioni e 123 miliardi in prestiti. A seguito dell’approvazione dell’ottava tranche nel dicembre 2025, l’Italia aveva ricevuto il 79% dell’importo totale, ben al di sopra della media europea del 60%, ma alla fine di novembre 2025 ne era stato speso solo il 52%. In secondo luogo, i consumi delle famiglie contribuiranno positivamente alla crescita grazie all’aumento del potere d’acquisto determinato dalla solidità del mercato del lavoro e dall’inflazione contenuta. Alla fine del 2025, il tasso di disoccupazione era sceso al 5,6%, ovvero al livello più basso mai registrato. Gli aumenti salariali negoziati nei contratti collettivi sono stati in media del 3,1% nel 2025, superando ancora una volta l’inflazione e contribuendo così all’aumento del reddito disponibile reale, in accelerazione dal 2025. Nonostante questi aumenti, a settembre 2025 i salari reali rimanevano inferiori dell’8,8% rispetto ai livelli di gennaio 2021. Il bilancio 2026 ha in particolare ridotto l’aliquota marginale per la seconda fascia della scala dell’imposta sul reddito (tra 28.000 e 50.000 euro) dal 35% al 33%, dopo aver già reso permanente nel 2025 la fusione delle prime due fasce. Ciononostante, il tasso di risparmio delle famiglie ha continuato a crescere, raggiungendo il 14,1% del reddito disponibile nel terzo trimestre del 2025 (rispetto a una media dell’11% tra il 2015 e il 2019), a testimonianza di una continua moderazione dei consumi. I volumi delle vendite al dettaglio si sono stabilizzati a circa il 4% al di sotto del livello pre-pandemia dalla fine del 2023.

La domanda estera registrerà una leggera ripresa, che sarà tuttavia compensata da un aumento più sostenuto delle importazioni. Le esportazioni di servizi dovrebbero rimanere sostenute, grazie in particolare alla domanda turistica, che continua a registrare un andamento al rialzo, sebbene a un ritmo più lento rispetto agli anni precedenti. Nel 2025, gli arrivi di turisti stranieri nelle strutture ricettive hanno registrato una crescita annua di circa l’1%, dopo il 9% del 2024 e il 23% del 2023. L’economia italiana rimarrà esposta alla fragilità della domanda e alla ripresa dei suoi vicini europei, dato che oltre il 55% delle sue esportazioni di beni è destinato al resto dell’UE. Inoltre, gli Stati Uniti rappresentano il principale surplus commerciale dell’Italia e il suo secondo mercato di esportazione (11% delle esportazioni) dopo la Germania. Di conseguenza, il settore manifatturiero italiano (che rappresenta quasi il 15% del PIL) rimane fortemente esposto ai dazi statunitensi sulla scia del 2025, anno caratterizzato dagli effetti del front-loading. La situazione riguarda in particolare i macchinari e altri beni strumentali, in particolare i prodotti elettrici, i prodotti farmaceutici, la cantieristica navale e il settore automobilistico, che insieme rappresentano più della metà delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Le esportazioni di beni sono inoltre esposte a una maggiore concorrenza da parte della Cina e a una perdita di competitività dovuta all’apprezzamento dell’euro rispetto al dollaro.

Graduale risanamento di bilancio

Il risanamento delle finanze pubbliche procederà gradualmente e potrebbe consentire all’Italia di uscire dalla procedura europea per i disavanzi eccessivi – avviata nel 2024 – già nel 2026. Nonostante i successivi tagli alle aliquote dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, il gettito fiscale trarrà beneficio dalla solidità del mercato del lavoro, nonché dagli aumenti delle imposte sulle società finanziarie e assicurative previsti nel bilancio 2026. Il risanamento di bilancio deriverà anche dalla scadenza degli incentivi di ristrutturazione previsti dal Superbonus (ad eccezione delle aree colpite da terremoti). Tuttavia, nonostante la graduale eliminazione di tale incentivo, esso continuerà a rappresentare un onere per le finanze pubbliche nei prossimi anni, poiché i crediti d’imposta concessi a partire dal 2024 dovranno essere richiesti in rate uguali nell’arco di dieci anni. Nonostante la tendenza al risanamento fiscale, l’Italia presenta il secondo rapporto debito pubblico/PIL più elevato in Europa dopo la Grecia. A differenza della Grecia, dove il debito è detenuto in gran parte da creditori pubblici, la maggioranza del debito italiano (70%) è detenuta da residenti, un quarto dei quali è detenuto dalla Banca d’Italia.

Sebbene la loro situazione sia migliorata, le banche italiane rimangono fortemente esposte al debito sovrano nazionale, che ad aprile 2025 rappresentava quasi il 10% delle loro attività (in calo rispetto al picco pandemico dell’11%, ma significativamente superiore alla media dell’eurozona del 4%). Inoltre, il sistema bancario è ben capitalizzato (coefficiente CET1 del 16%), altamente liquido (coefficiente di finanziamento stabile netto del 133%) e dispone di un solido portafoglio di attività (quota di crediti in sofferenza del 2,2% nel terzo trimestre del 2025). Il governo, tuttavia, è esposto al settore privato attraverso passività potenziali, che ammontano al 15% del PIL, la cui stragrande maggioranza è legata al Covid.

Per quanto riguarda i conti con l’estero, la moderazione dei prezzi dell’energia ha contribuito a ripristinare l’avanzo delle partite correnti dell’Italia, che era stato interrotto nel 2022 dalla crisi energetica. L’avanzo delle partite correnti proseguirà questo andamento positivo nel 2026, ma rimarrà al di sotto dei livelli pre-pandemia (media del periodo 2015–2019 vicina al 2,5% del PIL) a causa dell’aumento delle importazioni determinato dalla graduale ripresa della domanda interna, dai prezzi dell’energia strutturalmente più elevati e da una domanda estera che rimane fragile. Sebbene l’Italia benefici di un forte settore turistico e dei trasporti (legato principalmente al turismo) che genera un surplus relativamente stabile, la sua bilancia dei servizi rimarrà leggermente in deficit.

Ritorno alla stabilità politica

A seguito del crollo del governo ad interim di Draghi nel luglio 2022, la coalizione di centro-destra ha ottenuto una vittoria netta (43% dei voti, con 237 seggi su 400 alla Camera dei deputati) nelle elezioni anticipate tenutesi nel settembre 2022. Il governo è guidato da Giorgia Meloni, il cui partito Fratelli d’Italia ha ottenuto un netto vantaggio con il 26% dei voti. Ad affiancarla ci sono Forza Italia (8% dei voti) e la Lega (9%), che insieme hanno conquistato 237 seggi su 400. Dopo un lungo periodo di instabilità politica caratterizzato da coalizioni precarie, Giorgia Meloni è riuscita a consolidare un forte sostegno da parte delle forze politiche conservatrici italiane. La popolarità della Presidente del Consiglio sulla scena politica italiana è stata confermata alle elezioni europee del giugno 2024, dove il suo partito si è classificato al primo posto con quasi il 29% dei voti, seguito dal Partito Democratico (PD) con il 24%. Grazie alla debole opposizione dei partiti centristi e progressisti (PD e Movimento Cinque Stelle), la coalizione conservatrice guidata da Meloni dovrebbe rimanere al potere fino alla fine del mandato nel 2027. Inoltre, si prevede che la Presidente del Consiglio continui a impegnarsi per una riforma costituzionale che consenta l’elezione diretta del capo del governo, nonostante il disegno di legge sia già stato approvato dal Senato nel giugno 2024. Una riforma di questa natura è difficile da realizzare, poiché la modifica della Costituzione richiede una maggioranza dei due terzi in Parlamento o una maggioranza semplice seguita da un referendum.

La forte dipendenza dai fondi europei per finanziare gli investimenti costituisce un forte incentivo per il governo a rispettare le condizioni poste dall’UE. Dovrebbero quindi proseguire gli sforzi volti a migliorare il contesto imprenditoriale attraverso riforme strutturali, risanamento fiscale e investimenti pubblici. L’Italia dovrà accelerare l’attuazione delle riforme se vuole beneficiare di tutte le risorse ad essa assegnate prima della scadenza per l’erogazione dei fondi nel 2026.

Condizioni di pagamento e recuperi

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Pagamento

Le cambiali sono disponibili sotto forma di cambiali commerciali o pagherò. Le cambiali devono essere debitamente accettate dal trattario e bollate localmente a 12/1000 del loro valore, essendo emesse e pagabili nel paese. Se emesse nel Paese e pagabili all’estero, sono soggette a un’imposta di bollo pari a 9/1000; se invece sono state preventivamente timbrate all’estero, vengono soggette a un’ulteriore imposta di bollo pari a 6/1000 nel Paese, con un valore minimo di 0,50 €. In caso di inadempienza, costituiscono di fatto titoli esecutivi, poiché i tribunali le ammettono automaticamente come titolo esecutivo (ezecuzione forzata) nei confronti del debitore.

Le cambiali firmate rappresentano un mezzo di pagamento ragionevolmente sicuro, ma sono utilizzate raramente a causa dell’elevata imposta di bollo, dei tempi di incasso piuttosto lunghi e del timore del trattario di subire un danno alla propria reputazione causato dalla registrazione e dalla pubblicazione delle cambiali contestate e non pagate presso le Camere di Commercio.

Oltre alla data e al luogo di emissione, gli assegni di importo superiore a 1.000 € e destinati a circolare all’estero devono recare la dicitura «non trasferibile», in quanto possono essere incassati solo dal beneficiario. Per rendere l’uso degli assegni più sicuro ed efficiente, qualsiasi assegno bancario o postale emesso senza autorizzazione o con fondi insufficienti espone il traente a sanzioni amministrative e all’iscrizione nella CAI (Centrale d’Allarme Interbancaria), il che comporta automaticamente l’esclusione dal sistema di pagamento per almeno sei mesi.

Le ricevute bancarie non costituiscono un mezzo di pagamento, ma sono semplicemente un avviso di domicilio bancario redatto dai creditori e presentato alla propria banca affinché venga presentato alla banca del debitore ai fini del pagamento (le ricevute sono disponibili anche in formato elettronico, nel qual caso sono denominate RI.BA elettronica).

I bonifici bancari sono ampiamente utilizzati (il 90% dei pagamenti dall’Italia), in particolare i bonifici SWIFT, poiché riducono notevolmente i tempi di elaborazione. I bonifici bancari rappresentano un mezzo di pagamento economico e sicuro una volta che le parti contraenti hanno instaurato un rapporto di fiducia reciproca.

Recupero crediti

Fase bonitaria

Il recupero bonitario è sempre preferibile all’azione legale. Le richieste inviate per posta e i solleciti telefonici sono piuttosto efficaci. Le visite in loco, che offrono l’opportunità di ristabilire il dialogo tra fornitore e cliente al fine di raggiungere un accordo, possono essere effettuate solo previa concessione di una specifica autorizzazione.

Le trattative di conciliazione vertono sul pagamento del capitale, maggiorato degli eventuali interessi di mora contrattuali previsti per iscritto e accettati dall’acquirente.

Qualora non si giunga a un accordo, il tasso applicabile ai contratti commerciali è il tasso semestrale fissato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con riferimento al tasso di rifinanziamento della Banca Centrale Europea, maggiorato di otto punti percentuali.

Procedimenti giudiziari

Qualora i creditori non riescano a raggiungere un accordo con i propri debitori, il tipo di azione legale intrapresa dipende dalla tipologia dei documenti a sostegno del credito.

Procedimenti accelerati

Sulla base di cambiali o assegni, i creditori possono procedere direttamente all’esecuzione forzata, a partire da un atto di precetto notificato da un ufficiale giudiziario, preliminare al pignoramento dei beni mobili e immobili del debitore (salvo effettivo pagamento entro il termine stabilito). Il ricavato della successiva vendita all’asta viene utilizzato per estinguere i crediti insoluti.

I creditori possono ottenere un decreto ingiuntivo se sono in grado di produrre, oltre alle copie delle fatture, una prova scritta dell’esistenza del credito con qualsiasi mezzo o un estratto conto autenticato da un notaio. Al convenuto viene concesso un termine di quaranta giorni per presentare opposizione.

Il procedimento sommario ordinario (procedimento sommario di cognizione), introdotto nel 2009, viene utilizzato per controversie non complesse che possono essere risolte mediante la semplice presentazione di prove. Il tribunale, in composizione monocratica, fissa un’udienza per la comparizione delle parti ed emette una sentenza provvisoriamente esecutiva se riconosce la fondatezza della richiesta; il debitore ha tuttavia 30 giorni di tempo per presentare ricorso.

Procedimento ordinario

Il creditore deve presentare una richiesta al tribunale (citazione) e notificarla al debitore, il quale presenterà una difesa (comparsa di costituzione e risposta) entro novanta giorni tramite un’udienza preliminare. Le parti presentano quindi le memorie e le prove al tribunale. Qualora il debitore non presenti una difesa, il creditore ha il diritto di richiedere una sentenza in contumacia. Il tribunale concede solitamente provvedimenti sotto forma di sentenze dichiarative, sentenze costitutive, adempimento specifico e risarcimento danni, ma non può concedere alcun risarcimento che non sia stato richiesto dalle parti.

I crediti non contestati vengono in genere risolti entro quattro mesi, ma i tempi necessari per ottenere un provvedimento esecutivo dipendono dal tribunale. Nel complesso, i procedimenti giudiziari contestati durano in media fino a tre anni.

L’attuale codice di procedura civile mira ad accelerare il ritmo dei procedimenti riducendo i termini procedurali, imponendo alle parti limiti di tempo rigorosi per la presentazione delle prove e l’esposizione delle proprie argomentazioni, e introducendo le deposizioni scritte in aggiunta a quelle orali.

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Esecuzione di una decisione giudiziaria

Una sentenza diventa esecutiva una volta esauriti tutti i gradi di appello. Se il debitore non ottempera alla sentenza, il tribunale può ordinare misure coercitive, quali il pignoramento dei beni del debitore o l’autorizzazione a ottenere il pagamento del debito da una terza parte (pignoramento presso terzi) – sebbene ottenere il pagamento di un debito tramite quest’ultima opzione tenda ad essere più conveniente in termini di costi.

Per le sentenze straniere, quelle emesse da un paese dell’UE beneficeranno di procedure speciali quali l’Injunzione di pagamento UE o il Titolo esecutivo europeo. Le sentenze provenienti da un paese extra-UE dovranno essere riconosciute ed eseguite in base al principio di reciprocità, il che significa che il paese emittente deve essere parte di un accordo bilaterale o multilaterale con l’Italia.

Procedimenti di insolvenza

PROCEDIMENTI EXTRAGIUDIZIARI

La riforma legislativa del 2012 consente al debitore di presentare istanza di concordato preventivo. La negoziazione dell’accordo ha inizio da 60 a 120 giorni prima dell’avvio della procedura giudiziaria di ristrutturazione del debito. Il debitore mantiene il controllo sul patrimonio e sulle attività della società. È possibile concordare un nuovo piano di concordato preventivo con l’approvazione dei creditori che rappresentino il 60% del debito della società debitrice.

PROCEDIMENTI DI RISTRUTTURAZIONE

Tale procedura è un procedimento giudiziario che consente a una società in difficoltà finanziarie di proporre un piano di ristrutturazione del debito. Il debitore presenta al tribunale una proposta per il rimborso dell’intero importo dovuto ai creditori garantiti. Se il tribunale la ammette, viene nominato un curatore fallimentare e, qualora la maggioranza dei creditori non pagati accetti la proposta, il tribunale convaliderà ufficialmente la procedura.

In alternativa, un accordo di ristrutturazione del debito mira a riorganizzare il debito in modo da salvare la società debitrice dalla procedura fallimentare. Il debitore deve presentare una relazione sulla propria capacità di pagare integralmente i restanti creditori, i quali, in caso contrario, possono impugnare l’accordo dinanzi al tribunale fallimentare richiedendo la verifica che i propri crediti vengano pagati regolarmente.

LIQUIDAZIONE

Tale procedura mira a soddisfare i creditori mediante la realizzazione dei beni del debitore e la distribuzione dei proventi a loro favore. Lo stato di insolvenza giustifica la dichiarazione di fallimento da parte del tribunale, anche qualora l’insolvenza non sia dovuta a colpa del debitore. Il tribunale esamina le prove a sostegno dei crediti dei creditori e nomina un curatore fallimentare incaricato di amministrare la società e il suo patrimonio. Il curatore fallimentare deve liquidare tutti i beni della società e distribuire i proventi ai creditori per concludere formalmente il procedimento.

Ultimo aggiornamento: febbraio 2026