Iraq

Medio Oriente, Asia

PIL pro capite ($)
$5,826.0
Popolazione (nel 2021)
43,3 milioni

Valutazione

Rischio Paese
E
Contesto imprenditoriale
E
Precedentemente:
E
Precedentemente:
E
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Sommario

Punti di forza

  • Vaste riserve di petrolio e gas, sia già accertate che ancora da scoprire, con bassi costi di estrazione
  • Interesse da parte degli investitori stranieri nel settore delle infrastrutture (energia, acqua, trasporti, ecc.)
  • Il miglioramento delle relazioni con la Cina ha portato a nuovi accordi nei settori petrolifero ed edilizio
  • Una popolazione giovane e in crescita che offre un potenziale a lungo termine per l’espansione della forza lavoro
  • Il supporto tecnico e di consulenza fornito dal FMI e dai donatori contribuisce a gestire gli squilibri macroeconomici e le esigenze di riforma

Punti di debolezza

  • La forte dipendenza dal petrolio (circa il 45% del PIL e il 99% delle esportazioni totali) rende le finanze pubbliche vulnerabili alle oscillazioni dei prezzi e ai tagli alla produzione
  • Assenza di regole di bilancio per la gestione dei proventi del petrolio e del gas; il disavanzo di bilancio è praticamente finanziato dalla banca centrale
  • Le entrate non petrolifere limitate e l’assenza di un fondo sovrano ostacolano la capacità del governo di assorbire gli shock e sostenere la spesa
  • Servizi di fornitura di energia elettrica e acqua carenti
  • Sistema bancario in gran parte pubblico e fragile
  • L’instabilità sociale e politica è aggravata dall’ingerenza iraniana e dalle divisioni religiose ed etniche
  • Contesto imprenditoriale ostacolato da burocrazia, corruzione, debolezze istituzionali, insicurezza, divisioni sociali e accesso limitato ai finanziamenti
  • Mercato del lavoro privato rigido, caratterizzato da una bassa partecipazione femminile, un’elevata disoccupazione giovanile e una formazione professionale poco sviluppata
  • È improbabile che l’assegnazione di alloggi pubblici a sunniti, curdi e sciiti filo-iraniani riesca a correggere il lento ritmo delle riforme economiche e istituzionali
  • Tensioni tra il governo centrale e il Governo regionale del Kurdistan riguardo alla ridistribuzione dei proventi del petrolio

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

Cina
33%
India
26%
Europa
15%
Corea del Sud
8%
Stati Uniti d'America
6%

Importazone di beni in % del totale

Cina 29 %
29%
Turchia 23 %
23%
Europa 9 %
9%
India 6 %
6%
Brasile 3 %
3%

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Prospettive di crescita modesta a causa del sostegno politico limitato e della dipendenza dal petrolio

Si prevede che l’economia irachena subisca una lieve contrazione nel 2025, a causa delle persistenti restrizioni alla produzione petrolifera, dei bassi prezzi del petrolio, del lento sviluppo dei settori non petroliferi e del difficile contesto imprenditoriale. Sebbene la crescita complessiva dovrebbe tornare in territorio positivo nel 2026, la ripresa sarà probabilmente graduale e disomogenea, influenzata dall’aumento della produzione petrolifera, dal ritmo degli investimenti pubblici e dall’andamento della politica interna e regionale. La spesa pubblica (20% del PIL) dovrebbe rappresentare il principale motore della crescita, sostenuta dall’aumento della spesa salariale nel settore pubblico e dagli impegni di spesa in conto capitale. Si prevede che i consumi privati (45% del PIL) daranno un contributo modesto, frenati dall’elevata disoccupazione, dalla scarsa fiducia dei consumatori e dalla crescita limitata del credito. Sul fronte esterno, le esportazioni dovrebbero registrare solo una ripresa marginale, ostacolate dalle persistenti limitazioni dell’offerta di petrolio e dall’incertezza della domanda globale. Nel contempo, le importazioni dovrebbero aumentare, trainate dagli investimenti pubblici e dalla domanda delle famiglie, il che potrebbe rappresentare un freno alle esportazioni nette (circa il 10% del PIL). Di conseguenza, il contributo complessivo del saldo commerciale alla crescita del PIL nel 2026 potrebbe essere neutro o diventare leggermente negativo. Questa composizione suggerisce che la ripresa rimarrà in gran parte guidata dal governo, sottolineando l’importanza di ripristinare lo spazio di manovra fiscale e di migliorare l’efficienza del settore pubblico. È improbabile che l’attività del settore privato e il commercio estero offrano un sostegno significativo, a meno che non migliori la fiducia e non vengano affrontate le strozzature strutturali.

Si prevede che l’inflazione rimanga bassa e stabile grazie alla domanda interna contenuta, alla moderazione dei prezzi dei generi alimentari e a un tasso di cambio relativamente stabile. Nel gennaio 2025, l’Iraq ha trasferito tutte le transazioni internazionali legittime alle banche commerciali utilizzando canali formali di corrispondenza bancaria, con la banca centrale che fornisce valuta estera in base alla domanda verificata. Questa riforma ha ridotto significativamente il divario tra il tasso di cambio ufficiale e quello parallelo: mentre il tasso ufficiale era di 1.300 dinari per un dollaro statunitense, il tasso parallelo si attestava intorno a 1.307 nell’agosto 2025, rispetto a 2.880 nel gennaio 2024. Il proseguimento dei progressi dipende dal miglioramento dell’accesso ai servizi bancari e dall’inasprimento dei controlli sul commercio informale.

Pressione fiscale in aumento e riserve in calo

Si prevede un ulteriore deterioramento della posizione fiscale dell’Iraq, con un ampliamento del deficit di bilancio. Tale erosione riflette l’aumento della spesa pubblica, in particolare per salari e sussidi, a fronte di minori entrate petrolifere. Nei primi cinque mesi del 2025, le entrate petrolifere hanno rappresentato il 91% del bilancio federale, sottolineando la persistente dipendenza dal petrolio. Poiché i prezzi del petrolio rimangono bassi e la produzione è limitata dagli accordi dell’OPEC+ e dai vincoli di capacità, il margine di manovra fiscale si sta restringendo, il che sta esercitando una pressione crescente sul governo affinché limiti la spesa o acceleri gli sforzi di diversificazione attesi da tempo. Il Paese sta attualmente producendo al di sotto della propria quota OPEC+ nell’ambito dell’adeguamento pianificato per compensare la sovrapproduzione del passato (circa 4,03 milioni di barili al giorno (bpd), rispetto alla quota OPEC+ di 4,86 milioni di bpd). Di conseguenza, il debito pubblico è destinato a superare il 55% del PIL entro la fine del 2026, invertendo il consolidamento raggiunto negli anni precedenti e sollevando preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale in assenza di riforme. Oltre l’80% del debito pubblico totale è detenuto da creditori nazionali, con una quota sostanziale dovuta alla Banca Centrale dell’Iraq.

Si prevede che l’avanzo delle partite correnti si riduca ulteriormente, poiché i proventi delle esportazioni di petrolio diminuiscono mentre la domanda di importazioni rimane relativamente resiliente. Le esportazioni di petrolio dominano le esportazioni totali dell’Iraq, rappresentando in genere circa il 90–95% dei ricavi totali da esportazione del Paese. Sebbene la posizione esterna sia ancora positiva, la contrazione delle riserve valutarie rende l’Iraq più vulnerabile a shock negativi sui prezzi del petrolio o a pressioni finanziarie, soprattutto alla luce dei limitati progressi nella diversificazione delle esportazioni. Le riserve internazionali sono diminuite gradualmente da circa 100 miliardi di dollari alla fine del 2024 a 97 miliardi di dollari nel maggio 2025 (pari all’incirca a 12–18 mesi di importazioni). L’Iraq continua ad attrarre ingenti investimenti diretti esteri (IDE), con afflussi che hanno raggiunto livelli record all’inizio del 2024 e uno stock totale di IDE che ha superato i 110 miliardi di dollari, concentrato principalmente nei settori del petrolio e del gas, ma sempre più anche in quelli dell’edilizia residenziale, delle infrastrutture e dei servizi. Il crescente interesse per l’agricoltura e il settore manifatturiero indica un impegno sempre maggiore verso la diversificazione.

Prospettive politiche rischiose

La politica irachena è caratterizzata dalla frammentazione delle comunità e dalla presenza persistente di gruppi armati che operano al di fuori del controllo dello Stato. Il panorama politico è altamente frammentato, con il potere diviso tra partiti sciiti, sunniti e curdi. Tra i principali blocchi sciiti figurano il Quadro di Coordinamento, allineato con l’Iran, e l’influente Movimento Sadrista. La rappresentanza sunnita è divisa tra partiti quali Taqaddum e Azm, mentre l’arena politica curda è dominata dai rivali Partito Democratico del Kurdistan (KDP) e Unione Patriottica del Kurdistan (PUK). La politica di coalizione rimarrà fondamentale. A tal proposito, le prossime elezioni parlamentari del novembre 2025 saranno decisive. Man mano che le fazioni politiche si riorganizzano e emergono nuove alleanze, l’esito influenzerà il ritmo delle riforme istituzionali e il processo decisionale in materia economica nel 2026 e oltre. Si prevede che le elezioni saranno molto combattute, con questioni irrisolte quali il decentramento, la ripartizione dei proventi petroliferi e l’integrazione delle milizie a gettare un’ombra lunga. Data la storia dell’Iraq caratterizzata da lunghi negoziati post-elettorali, la formazione di un nuovo governo potrebbe richiedere mesi, il che potrebbe ritardare decisioni politiche chiave e gli investimenti. Tuttavia, se il processo elettorale sarà gestito in modo trasparente, potrebbe rafforzare la legittimità politica e spianare la strada a una riforma graduale. La comunità internazionale e gli investitori seguiranno da vicino gli sviluppi.

Le tensioni tra Baghdad e il Governo regionale del Kurdistan riguardo alla ripartizione dei proventi del petrolio e alle esportazioni stanno esacerbando l’instabilità interna. La corruzione, la disoccupazione e i servizi pubblici carenti stanno alimentando il malcontento popolare e il rischio di nuove proteste. Il più ampio contesto regionale, con la delicata posizione dell’Iraq tra l’Iran e gli Stati Uniti, ha contribuito a rendere ancora più incerto il quadro generale, in particolare alla luce del rischio di ricadute dei conflitti.

Si prevede che le relazioni internazionali dell’Iraq continueranno a essere caratterizzate da un delicato equilibrio tra le principali potenze globali e regionali. I rapporti con gli Stati Uniti dovrebbero concentrarsi principalmente sulla cooperazione in materia di sicurezza, in particolare sulla presenza delle truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti e sugli sforzi per sconfiggere i residui dello Stato Islamico. L’Iraq continuerà inoltre a mantenere forti legami con l’Iran, dati i profondi intrecci politici, economici e di sicurezza tra i due paesi, che spaziano dalle importazioni energetiche all’influenza delle milizie filo-iraniane. Tuttavia, è probabile che Baghdad miri a una maggiore autonomia, cercando di evitare di essere trascinata nelle tensioni tra Stati Uniti e Iran. L’Iraq cercherà di rafforzare i legami con gli Stati del Golfo e la Turchia attraverso la cooperazione economica, il commercio e gli investimenti, in particolare nei settori delle infrastrutture e dell’energia. L’instabilità nella Siria orientale rimane un rischio esterno fondamentale, in quanto potrebbe estendersi all’Iraq, soprattutto attraverso i confini porosi e l’attività dei militanti. La presenza di gruppi armati e di reti di contrabbando lungo il confine continuerà a rappresentare una sfida per la sicurezza irachena e il controllo delle frontiere.

Ultimo aggiornamento: agosto 2025