Gibuti

Africa

PIL pro capite ($)
$3,895.0
Popolazione (nel 2021)
1,0 milioni

Valutazione

Rischio Paese
C
Contesto imprenditoriale
C
Precedentemente:
C
Precedentemente:
C
This content has been automatically translated. It may not be as accurate as the original.

suggestions

Sommario

Punti di forza

  • Posizione geostrategica all’imbocco del Mar Rosso, lungo le principali rotte marittime che collegano Europa, Asia e Africa
  • Unico sbocco marittimo dell’Etiopia, attraverso il quale transita oltre il 90% del suo commercio
  • Attività portuale predominante (70% del PIL) sostenuta da infrastrutture moderne
  • Investimenti diretti esteri (IDE) in porti, ferrovie, acquedotti e zone di libero scambio
  • Presenza di cinque basi militari straniere che ospitano sette eserciti (Francia, Stati Uniti, Cina, Italia, Giappone e Germania), che garantiscono entrate stabili in valuta estera e rafforzano la sicurezza
  • Ancoraggio del franco gibutiano al dollaro statunitense (autorità emittente)
  • Potenziale di sviluppo dell’energia eolica e solare (obiettivo del 100% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2035)

Punti di debolezza

  • Forte dipendenza dall’attività portuale: esposizione agli shock del commercio globale, alla situazione economica dell’Etiopia, alle tensioni regionali e alle politiche tariffarie
  • Debito molto elevato (principalmente nei confronti della Cina, che ha concesso una moratoria sugli arretrati), riserve valutarie esigue e dipendenza dai finanziamenti multilaterali e dai canoni delle basi militari
  • Riserve valutarie che coprono a malapena la moneta in circolazione, ma ben al di sotto della base monetaria, il che è problematico nel contesto di un sistema di currency board
  • Agricoltura e industria manifatturiera praticamente inesistenti: massiccia dipendenza dalle importazioni di generi alimentari ed energia
  • Monopolio delle imprese pubbliche nei settori chiave, che limita la concorrenza
  • Basso gettito fiscale (11% del PIL): scarso contributo delle zone franche e dei porti (onerosi dal punto di vista fiscale), economia informale (90% dell’occupazione), elevata povertà e massiccia disoccupazione (soprattutto tra i giovani e le donne), che aggravano le tensioni sociali
  • Contesto imprenditoriale difficile, con un elevato rischio di espropriazione, corruzione endemica (al 127° posto nell’indice di Transparency International), elettricità costosa a causa dei vantaggi concessi al settore pubblico, un sistema giudiziario inefficiente e uno sviluppo debole del settore finanziario
  • Carattere autocratico del governo, opposizione limitata ed elezioni prive di trasparenza ed equità, tradizionale contrapposizione tra le popolazioni Afar e Issa
  • Maggiore vulnerabilità climatica (innalzamento del livello del mare, siccità e carenza idrica)

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

Etiopia
79%
Europa
7%
Emirati Arabi Uniti
4%
Stati Uniti d'America
2%
Nigeria
1%

Importazone di beni in % del totale

Cina 18 %
18%
India 14 %
14%
Emirati Arabi Uniti 11 %
11%
Arabia Saudita 10 %
10%
Turchia 9 %
9%

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Un’economia che dipende dal settore portuale e dall’Etiopia

Si prevede che la crescita rimanga forte, trainata in gran parte dal dinamismo delle attività portuali e logistiche, che rappresentano quasi il 70% del PIL. Il trasbordo rimane un motore fondamentale, stimolato dalle ispezioni obbligatorie delle merci dirette nello Yemen e dalla deviazione delle rotte marittime a seguito degli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, che hanno interrotto il traffico verso il Canale di Suez. La tendenza è sostenuta principalmente dalla crescente domanda proveniente dall’Etiopia, poiché oltre il 90% degli scambi commerciali di questo Paese transita attraverso i porti di Gibuti. Tuttavia, dopo aver raggiunto il picco nel 2024, il traffico portuale è diminuito nel 2025 (-7% nel primo trimestre e -10,5% a metà anno) a causa dell’effetto combinato delle modifiche alle tariffe statunitensi, delle tensioni regionali e dell’incertezza sul commercio globale. Per sostenere la crescita, il Paese sta puntando su progetti strutturali inclusi nella “Vision 2035”, guidati dal settore privato. Tra le principali iniziative figurano l’espansione della zona di libero scambio di Damerjog (DDID-FTZ) tra il 2018 e il 2033, compresa la costruzione di una raffineria di petrolio finanziata dall’Arabia Saudita e l’ampliamento dei terminal portuali.

L’economia rimane fortemente orientata ai servizi (85% del PIL nel 2024), seguiti dall’industria (14%, che comprende la produzione di energia elettrica, il trattamento delle acque reflue, la desalinizzazione dell’acqua di mare e l’estrazione di sale dal lago Assal). L’agricoltura, invece, è marginale (1%) in questo paese estremamente arido. Settori strategici come le telecomunicazioni, l’acqua e l’elettricità sono dominati da aziende pubbliche monopolistiche, che contribuiscono per circa il 20% del PIL, il che limita la concorrenza e ostacola la diversificazione economica. Il clima imprenditoriale rimane fragile nonostante la volontà di modernizzazione: la liquidazione, avvenuta nell’aprile 2025, del Fondo Sovrano di Gibuti (FSD), creato nel 2020 per attrarre finanziamenti, illustra queste difficoltà, aggravate da accuse di corruzione, rischi di espropriazione (la risoluzione del contratto di concessione del terminal container con DP World nel 2018) e un debito insostenibile. Al di fuori dei settori dei trasporti e della logistica, le opportunità di investimento privato rimangono limitate, il che accresce la dipendenza dal settore portuale. Gli investimenti diretti esteri (IDE) rimangono bassi (2,2% del PIL nel 2025), nonostante i progetti infrastrutturali e le zone di libero scambio. Sul fronte sociale, la crescita rimane in gran parte esclusiva: i progetti ad alta intensità di capitale hanno generato pochi posti di lavoro, lasciando la disoccupazione a livelli elevati (25,9% nel 2024, che colpisce oltre il 70% dei giovani). Meno di un terzo della popolazione attiva ha un’occupazione formale. La povertà è diffusa: nel 2024 il 42% della popolazione viveva al di sotto della soglia di povertà, nonostante uno dei livelli più elevati di aiuti pubblici allo sviluppo pro capite nella regione.

L’inflazione continua a essere bassa grazie all’ancoraggio del franco gibutiano (DJF) al dollaro statunitense, che garantisce la stabilità monetaria, e al mantenimento dei prezzi controllati per il carburante, i trasporti e alcuni servizi pubblici. Le autorità hanno inoltre congelato i prezzi dell’elettricità e dei generi alimentari per limitare l’impatto delle tensioni nel Mar Rosso sui costi di importazione. Anche il calo dei prezzi globali del petrolio e dei generi alimentari contribuisce a contenere le pressioni inflazionistiche.

Stabilità fiscale minacciata dal debito estero e dagli shock commerciali

Il Paese potrebbe registrare un leggero avanzo di bilancio nel 2025, interrompendo una serie pluriennale di disavanzi, grazie a una maggiore disciplina di spesa e a una migliore mobilitazione delle entrate, in particolare attraverso lo scioglimento del fondo sovrano e l’aumento dei proventi derivanti dagli affitti delle basi militari. Questo miglioramento fa parte di una serie di riforme volte a modernizzare l’amministrazione fiscale (digitalizzazione, ampliamento della base imponibile) e a razionalizzare la spesa, con una graduale riduzione dei sussidi a favore di trasferimenti sociali meglio mirati. Tuttavia, la struttura delle entrate rimane fragile: la quota delle entrate fiscali in percentuale del PIL rimane bassa a causa delle esenzioni concesse alle zone franche, alle attività portuali e alle basi militari, oltre che all’evasione fiscale. Le imprese statali, pur contribuendo in modo significativo al PIL, gravano sulle finanze pubbliche senza generare entrate significative, il che giustifica le riforme in corso volte a migliorarne la trasparenza e a ridurre i sussidi. Nel 2026, il saldo di bilancio potrebbe tornare in deficit a causa degli investimenti legati all’espansione portuale e ai progetti di energia rinnovabile.

Il debito pubblico è critico e ritenuto insostenibile dal FMI. È interamente estero, con oltre la metà contratto presso la Chinese Export Import Bank, eredità dei finanziamenti commerciali per le infrastrutture idriche e ferroviarie tramite prestiti garantiti dallo Stato (14 miliardi di dollari raccolti tra il 2012 e il 2020). Il servizio del debito è stato sospeso nel 2022, ma nell’ottobre 2023 il Paese è riuscito a ottenere una moratoria sui rimborsi fino al 2027. Ciò offre una tregua temporanea, ma non risolve le vulnerabilità strutturali. Proseguono le discussioni per rivedere i tassi di interesse e le scadenze, mentre sono in corso negoziati analoghi con altri creditori ufficiali, tra cui l’India e altri creditori bilaterali.

Si prevede che il leggero surplus delle partite correnti si mantenga anche nel 2026. Il deficit commerciale (pari al 13% del PIL nel 2024, esclusi i movimenti legati alle riesportazioni) continuerà a essere determinato dalle importazioni di attrezzature per progetti portuali ed energetici. Le attività portuali e logistiche, grazie all’estensione della zona franca DDID-FTZ, manterranno l’avanzo nel conto dei servizi (10%). Tuttavia, un allentamento delle tensioni nel Mar Rosso, che inizialmente aveva stimolato le attività di trasbordo, potrebbe pesare sui volumi qualora aumentasse il traffico nel Canale di Suez. L’avanzo del conto dei redditi primari sarà significativo (3%), trainato dai canoni derivanti dalle basi militari straniere e dalla rinegoziazione del contratto di locazione con la Francia nel 2024. Inoltre, le sovvenzioni straniere per progetti rappresentano lo 0,7% del PIL. Nonostante il leggero surplus delle partite correnti, la posizione esterna rimane fragile: le riserve valutarie coprono circa tre mesi di importazioni (escluse quelle destinate alla riesportazione) nel 2025, una soglia preoccupante dato il debito estero e la prevista fine della moratoria cinese.

Consolidamento del potere in un panorama regionale instabile

Nell’ottobre 2025, il governo ha introdotto un importante emendamento costituzionale che ha abolito il limite di età di 75 anni per i candidati alla presidenza, consentendo così al settantasettenne Ismaïl Omar Guelleh di candidarsi per un sesto mandato nel 2026. La riforma, approvata all’unanimità da un’Assemblea nazionale dominata dall’Unione per la Maggioranza Presidenziale (UMP), illustra la concentrazione del potere e la debolezza delle forze di contrappeso. Presentata come una misura di stabilità in una regione instabile, l’opposizione e le ONG hanno criticato la mossa definendola equivalente a una presidenza a vita. Guelleh, al potere dal 1999, fa affidamento sul sostegno della comunità Issa (un sottogruppo a maggioranza somala insediato anche in Somalia ed Etiopia, che rappresenta il 60% della popolazione ed è influente nelle forze armate), mentre l’emarginazione degli Afar (presenti anche in Etiopia ed Eritrea) continua ad alimentare le tensioni. Nel gennaio 2025, gli attacchi con droni contro i ribelli afar vicino al confine con l’Etiopia hanno suscitato critiche internazionali a seguito delle vittime tra i civili. La pressione migratoria sta esacerbando queste tensioni interne: Gibuti ospita decine di migliaia di rifugiati provenienti dall’Eritrea, dall’Etiopia e dalla Somalia, il che aggrava le sfide sociali e di sicurezza. Nonostante queste vulnerabilità, il regime mantiene la propria stabilità attraverso rigidi controlli di sicurezza, reti clientelari e sostegno militare straniero.

Gibuti si è affermata come attore strategico nel Corno d’Africa grazie alla sua posizione sullo Stretto di Bab el-Mandeb, fondamentale per il commercio globale. Il Paese ospita basi militari americane, francesi, cinesi e giapponesi, che generano oltre 125 milioni di dollari all’anno e rafforzano il suo ruolo in materia di sicurezza, in particolare alla luce delle tensioni nel Mar Rosso causate dal conflitto tra Israele e Hamas e dagli attacchi degli Houthi, nonché dalla pirateria nel Golfo di Aden. Sul piano diplomatico, Gibuti rimane un mediatore regionale attivo attraverso l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD) e l’Unione Africana e ha consolidato i propri legami con l’Etiopia, partner chiave per le sue attività logistiche e portuali, nonostante le tensioni relative al memorandum firmato tra l’Etiopia e il Somaliland per concedere all’Etiopia una base navale, oltre a una maggiore presenza nel porto di Berbera. Questa cooperazione si basa su progetti infrastrutturali quali il collegamento ferroviario Damerjog-Nagad e la zona di libero scambio DDID-FTZ. Allo stesso tempo, Gibuti sta rafforzando i propri partenariati extraregionali, in particolare con la Francia (rinnovo del trattato di difesa nel 2024 per un periodo di 10 anni) e la Turchia (accordo politico siglato nel 2025) per tutelare i propri interessi economici e geopolitici.

Ultimo aggiornamento: 25 novembre 2025