Figi, Repubblica delle Isole Figi

Oceania

PIL pro capite ($)
$5,933.2
Popolazione (nel 2021)
0,9 milioni

Valutazione

Rischio Paese
C
Contesto imprenditoriale
A4
Precedentemente:
C
Precedentemente:
A4
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Sommario

Punti di forza

  • Rimesse dei lavoratori espatriati (9% del PIL)
  • Il turismo, principale motore del PIL
  • Un centro nevralgico per l’economia, il commercio, i trasporti e l’istruzione nel Pacifico meridionale
  • Vicinanza alla Nuova Zelanda e all’Australia; sede del Forum delle Isole del Pacifico

Punti di debolezza

  • Un arcipelago vasto e isolato, che rende difficile il controllo del traffico di droga
  • Vulnerabilità ai disastri naturali – cicloni, innalzamento del livello del mare e terremoti – unita a infrastrutture sottofinanziate
  • Diversificazione economica limitata e una base turistica ristretta (Australia e Nuova Zelanda)
  • Forte dipendenza dalle importazioni, in particolare di energia, generi alimentari e attrezzature; deficit commerciale molto elevato
  • Elevato deficit di bilancio e debito pubblico dovuti ai sussidi, che perpetuano la dipendenza dagli aiuti esterni
  • Carenza di manodopera, bassa partecipazione femminile, capacità ricettive e amministrative limitate e fuga dei cervelli
  • Debolezze istituzionali e politiche: un esercito influente, una fragile coalizione di governo e tensioni etniche

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

Stati Uniti d'America
14%
Australia
9%
Tonga, Kingdom of
5%
Nuova Zelanda
4%

Importazone di beni in % del totale

Singapore 23 %
23%
Cina 15 %
15%
Australia 14 %
14%
Nuova Zelanda 14 %
14%
Stati Uniti d'America 6 %
6%

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Turismo fiacco e crescita più debole

La crescita economica delle Figi, che continua ad essere trainata dal turismo e dal commercio, procede a un ritmo moderato. È destinata a rallentare nel 2026, ma dovrebbe registrare una leggera ripresa nel 2027. Il turismo è il principale motore di crescita delle Figi e rappresenta un terzo del PIL. Il numero di arrivi di visitatori ha raggiunto un nuovo record nel 2025: 986.367 visitatori, rispetto agli 894.389 del 2019, ovvero prima della pandemia di Covid-19. I ricavi del turismo sono aumentati del 10,9% rispetto al 2024. Tuttavia, questi ricavi e quelli derivanti dai servizi correlati potrebbero subire un rallentamento a causa dei limiti di capacità ricettiva degli alberghi, della carenza di manodopera e dell’aumento dei costi del trasporto aereo. L’aumento dei prezzi del petrolio incide non solo sul settore turistico, ma anche su agricoltura, industria, trasporti, energia elettrica e settore alimentare. Infine, i consumi delle famiglie subiranno un calo nonostante l’aumento dei sussidi.

Al fine di ridurre la dipendenza energetica del Paese (80%) e far fronte alle pressioni sulle infrastrutture, sono stati avviati diversi progetti di grande portata. Energy Fiji Limited e il Fondo Pensione Nazionale delle Figi stanno lavorando allo sviluppo delle energie rinnovabili e mirano ad aumentare la quota di elettricità da fonti rinnovabili al 90% entro il 2035 (un progetto stimato in 2 miliardi di FJD). Il loro programma, che comprende due progetti idroelettrici – Qualiwana e Vatutokotoko – dovrebbe far aumentare la produzione idroelettrica nazionale da 94 a 167 GWh all’anno. Inoltre, il bilancio 2026–2027 stanzia una somma consistente per la costruzione e la manutenzione di strade e ponti. Il governo ha avviato la costruzione di quattro grandi ponti (Lami/Suvavou, Medraukutu, Sabeto e Viseisei), per un costo di 200 milioni di FJD, cofinanziati dalla Banca Mondiale e dalla Banca Africana di Sviluppo (AfDB), nell’ambito del «Fiji Critical Bridges Resilience Project». Allo stesso tempo, è in corso la modernizzazione delle infrastrutture idriche, a seguito dell’approvazione da parte della BAD nel 2025 di un finanziamento di 145 milioni di FJD per il potenziamento del sistema fognario di Kinoya. Questi investimenti sostengono le prospettive del settore edile, che dovrebbe registrare una ripresa con una crescita prevista del 5,4 % nel 2027.

Si prevede un’accelerazione dell’inflazione a causa dell’aumento dei prezzi globali del petrolio derivante dal conflitto con l’Iran, nonché delle ripercussioni sui prezzi interni di carburante, elettricità, trasporti e generi alimentari. Nonostante una politica fiscale favorevole, i sussidi non saranno sufficienti a sostenere la crescita dei consumi interni, che secondo le previsioni si attesterà al 3% nel 2027. La banca centrale cerca di trovare un equilibrio tra il sostegno all’attività economica, il controllo dell’inflazione e il mantenimento di riserve valutarie adeguate per mantenere il dollaro locale ancorato al paniere di valute. A tal fine, gestisce l’offerta di moneta.

Bilancio espansivo

Il governo ha introdotto misure di sostegno in risposta alla crisi del Covid del 2020–2022, che ha colpito duramente l’economia delle Figi attraverso il settore turistico. Le misure di sostegno hanno di conseguenza ampliato il disavanzo pubblico. Tuttavia, il disavanzo si è rapidamente ridotto grazie alla ripresa economica e a un marcato aumento del gettito fiscale (aumenti dell’IVA e della tassa di partenza aeroportuale). Quattro anni dopo, le Figi si trovano ad affrontare un nuovo shock: l’aumento dei prezzi del petrolio. Il disavanzo si sta ampliando a causa della riduzione dell’IVA nell’agosto 2025 e delle misure di sostegno immediate. Il debito pubblico continua a crescere, ma la sua struttura rimane favorevole. Quasi due terzi del debito sono detenuti da creditori nazionali, principalmente il Fondo Nazionale di Previdenza delle Fiji (FNPF), mentre il debito estero è detenuto principalmente da creditori ufficiali multilaterali a condizioni agevolate. Due terzi del debito sono denominati in valuta locale e la loro scadenza media supera gli 11 anni. Il servizio del debito, pur essendo significativo ma sostenibile, rappresenta il 7,1% del PIL nel 2026, ovvero il 22,7% della spesa pubblica.

In risposta allo shock globale dei prezzi del petrolio e pur mantenendo l’obiettivo di ridurre il disavanzo di bilancio al 3% del PIL entro il 2030, il governo sta attuando una politica fiscale basata su tre pilastri: austerità operativa, misure temporanee di sostegno alle famiglie e alle imprese e investimenti mirati nelle infrastrutture. In primo luogo, le Figi prevedono di tagliare la spesa operativa del 10%, con un tetto massimo fissato a 774 milioni di dollari USA, il che richiede una riduzione del 20% degli stipendi dei ministri e dei membri del parlamento. Inoltre, in risposta alla crisi dei carburanti, il governo ha introdotto misure di sostegno nei settori dei trasporti, dell’elettricità, del welfare sociale e dello zucchero. Senza dubbio sarà necessario mantenere queste misure fino alle prossime elezioni. Infine, per sostenere il settore privato, gli investimenti nelle infrastrutture stanno aumentando in modo significativo per intervenire su strade, ponti, approvvigionamento idrico e servizi igienico-sanitari, controllo delle inondazioni, nonché su progetti infrastrutturali chiave, tra cui un impianto di trattamento delle acque reflue. Si prevede che la spesa in conto capitale aumenti da 408 milioni di dollari nel 2025 a 462 milioni di dollari nel 2027, con un incremento cumulativo del 13,2%.

La forte dipendenza delle Figi dalle merci importate – in particolare carburante, attrezzature, materiali da costruzione e generi alimentari di prima necessità, compreso il riso – nonché i limiti alla diversificazione economica del Paese, alimentano il suo deficit commerciale cronico. Lo shock globale sui prezzi del petrolio sta danneggiando la bilancia commerciale, il cui disavanzo rimarrà elevato al 27,7% del PIL nel 2026. Al contrario, il consistente surplus della bilancia dei servizi (18,4% del PIL), trainato dal turismo, e le rimesse dei migranti (8,5%), stanno limitando il disavanzo delle partite correnti. Le Figi continueranno a finanziare questo deficit principalmente attraverso gli investimenti diretti esteri (nel turismo e nel settore immobiliare correlato), che secondo le proiezioni rappresenteranno oltre il 5% del PIL nel 2026. A ciò si aggiungeranno gli aiuti per progetti specifici e il sostegno al bilancio da parte di Australia e Nuova Zelanda, nonché altri finanziamenti agevolati (Banca Mondiale e Banca Asiatica di Sviluppo). Ciononostante, una parte del disavanzo continuerebbe a essere coperta dall’utilizzo delle riserve valutarie, che nel 2025 erano equivalenti a circa quattro mesi di importazioni.

Stabilità regionale e tensioni interne

Sebbene le Figi siano una democrazia parlamentare sin dall’indipendenza ottenuta nel 1970, la loro storia politica è stata caratterizzata da una notevole instabilità. Tra il 1987 e il 2006 si sono verificati quattro colpi di Stato militari, in un contesto di tensioni etnico-religiose tra le comunità fijiane e indiane. Nel 2013 la democrazia è stata riaffermata con l’introduzione di una nuova costituzione. Sebbene questa concedesse alle forze armate il potere di intervenire negli affari interni e concentrasse i poteri nelle mani dell’esecutivo, rappresentava comunque un passo avanti verso la creazione di un autentico Stato di diritto. A seguito delle elezioni generali del dicembre 2022, Sitiveni Rabuka è stato nominato Primo Ministro, ponendo fine ai 16 anni di governo di Frank Bainimarama (che fino al 2014 era anche capo delle forze armate) e del suo partito, il Fiji First Party (FFP). Rabuka guida una coalizione eterogenea che detiene un’ampia maggioranza in Parlamento (38 contro 17), grazie all’inclusione di alcuni dei parlamentari che in precedenza avevano fatto parte del FFP fino al suo scioglimento nel 2024. Le prossime elezioni generali dovrebbero tenersi tra dicembre 2026 e febbraio 2027. Le elezioni locali di settembre 2026 (le prime dal 2005) forniranno una prima indicazione dell’opinione pubblica, mentre il costo della vita e le relazioni interetniche saranno i temi principali del dibattito elettorale.

Dall’elezione di Sitiveni Rabuka, le Figi si sono avvicinate ai propri partner occidentali di lunga data, ovvero Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda. I legami più stretti con Washington hanno portato a una maggiore cooperazione in materia di sicurezza marittima e interoperabilità militare. Allo stesso tempo, l’accordo bilaterale Vuvale, firmato il 6 luglio 2026 tra Canberra e Suva, mira a rafforzare la sicurezza nel Pacifico meridionale per contrastare l’espansione cinese nella regione. Oltre alle questioni di sicurezza, i flussi di manodopera nel Pacifico costituiscono un pilastro delle relazioni regionali. Il programma Pacific Australia Labour Mobility (PALM) e il Recognised Seasonal Employer Scheme (RSE) promuovono la mobilità dei lavoratori e il trasferimento di fondi verso le Figi.

I legami più stretti con l’Occidente non significano che le Figi interromperanno le relazioni con la Cina. In occasione del 50° anniversario delle loro relazioni diplomatiche, la Cina e le Figi hanno ribadito la loro partnership strategica e la loro cooperazione nei settori delle infrastrutture (modernizzazione stradale a Vanua Levu) e del commercio (la Cina è il terzo partner commerciale delle Figi).

Ultimo aggiornamento: luglio 2026