Crescita trainata dalle riforme concordate con il FMI
Nonostante le conseguenze della guerra in Medio Oriente – in particolare l’aumento dei costi delle importazioni (petrolio e fertilizzanti) e, in misura minore, un rallentamento degli afflussi di capitali esteri e della domanda interna – la crescita dovrebbe rimanere forte durante l’anno fiscale 2026-2027 (dall’8 luglio 2026 al 7 luglio 2027), sostenuta dalle riforme del settore privato concordate con il FMI nel luglio 2024 nell’ambito del Programma di Riforme Economiche Autonome. In cambio di un finanziamento di 3,4 miliardi di dollari USA nell’arco di quattro anni – di cui 2,6 miliardi erano già stati erogati entro luglio 2026 – oltre a 5 miliardi di dollari USA in sovvenzioni e prestiti agevolati concessi dalla Banca Mondiale nello stesso periodo, l’Etiopia si è impegnata in un ampio programma di liberalizzazione economica e finanziaria (liberalizzazione graduale del mercato dei cambi, numerose privatizzazioni aperte agli investitori stranieri, avvio di un mercato azionario e di un mercato finanziario, ecc.), oltre ai negoziati sulla ristrutturazione del debito pubblico. Ciò dovrebbe stimolare le esportazioni e incrementare gli investimenti – sia interni che esteri – nella maggior parte dei settori, sebbene siano necessari progressi in ambiti quali la vigilanza finanziaria e le statistiche economiche, tra gli altri.
In quanto pilastro principale dell’economia etiope – che rappresenta il 33% del PIL e il 60% dell’occupazione – l’agricoltura dovrebbe continuare a guadagnare in produttività grazie ai progressi nella meccanizzazione e nell’irrigazione. Di conseguenza, si prevede che la produzione di caffè – la principale voce di esportazione del Paese – aumenti di quasi il 5% durante la campagna agricola 2026-2027. Tuttavia, il settore rimarrà vulnerabile ai rischi di siccità indotti da El Niño e alle carenze nell’approvvigionamento di fertilizzanti – aggravate dal blocco dello Stretto di Hormuz – fintanto che proseguiranno i lavori di costruzione dell’impianto Dangote da 4 miliardi di dollari, che dovrebbe soddisfare il fabbisogno nazionale di fertilizzanti azotati entro il 2029. La crescita del settore minerario è sostenuta dall’apertura, prevista per il 2026, delle miniere d’oro di Kurmuk e Tulu Kapi, che comporterà un aumento della capacità produttiva annua di quasi 400.000 once. Addis Abeba ha inoltre appena rilanciato il progetto Danakil (2,3 miliardi di dollari) per l’estrazione di potassio dal sottosuolo etiope. L’inaugurazione della Grande Diga del Rinascimento Etiope (GERD) nel settembre 2025 – la più grande centrale idroelettrica dell’Africa (5.150 MW) – sosterrà lo sviluppo economico del Paese. La diga rappresenta inoltre una fonte significativa di entrate grazie all’esportazione dell’energia in eccesso verso il Sudan, il Kenya e Gibuti. Anche il settore dei trasporti rimarrà un motore chiave della crescita, sostenuto dai risultati di Ethiopian Airlines, la compagnia aerea di bandiera. Continuerà ad attrarre investimenti sostanziali, in particolare in relazione alla costruzione del nuovo aeroporto di Bishoftu, un progetto da 12,5 miliardi di dollari la cui apertura è prevista entro il 2030.
A seguito di una recrudescenza delle pressioni inflazionistiche nel 2026, in un contesto caratterizzato dall’aumento dei prezzi del petrolio e dal deprezzamento del birr (a seguito della liberalizzazione del mercato dei cambi), si prevede che l’inflazione torni a un livello costantemente inferiore al 10% a partire dal 2027. Tale calo è determinato dall’inasprimento della politica monetaria da parte della Banca Nazionale d’Etiopia (NBE), che dal luglio 2024 ha fatto ricorso alla regolazione di un tasso di interesse di riferimento – un tasso che la banca centrale ha aumentato di 100 punti base per la prima volta nel luglio 2026, portandolo al 16%. La politica monetaria è risultata ancora più efficace da quando la NBE ha liberalizzato i tassi sui prestiti e sui depositi nel gennaio 2026, rafforzando la trasmissione all’economia reale – sebbene sia ancora ben lontana dall’ottimale.
Retta finale per la ristrutturazione del debito pubblico estero
In linea con gli impegni assunti nell’ambito del programma del FMI, il disavanzo di bilancio dovrebbe diminuire nell’anno fiscale 2026-2027. Questo sforzo di consolidamento deriva principalmente da un aumento del gettito fiscale (9,5% del PIL nel 2025-2026), risultante dall’ampliamento della base imponibile, dagli aumenti dell’IVA, dell’imposta sul reddito e delle accise, nonché dall’introduzione di un’imposta sugli immobili. Allo stesso tempo, la quota delle spese (14%) dovrebbe diminuire man mano che il governo elimina gradualmente i sussidi sui carburanti e alle imprese statali, dando priorità alla riduzione della povertà e agli investimenti nelle infrastrutture. Complessivamente, il bilancio approvato per il 2026-2027 ammonta a 2.300 miliardi di birr (15 miliardi di dollari USA), con un aumento nominale del 21% rispetto all’esercizio precedente, determinato principalmente dal deprezzamento del birr nel periodo (circa il 15% rispetto al dollaro).
Ora che la banca centrale non sta più monetizzando il disavanzo, si prevede che quest’ultimo venga finanziato attraverso l’emissione di obbligazioni interne e il sostegno di bilancio da parte del FMI e della Banca Mondiale. L’Etiopia, infatti, è rimasta in gran parte esclusa dai mercati internazionali dei capitali sin dal suo default nel dicembre 2023, innescato dal mancato pagamento di una cedola di 33 milioni di dollari sul suo unico eurobond da 1 miliardo di dollari. Nel luglio 2025, un protocollo d’intesa raggiunto con i creditori bilaterali ha consentito la ristrutturazione di un debito pari a 8,4 miliardi di dollari, accompagnata da una riduzione del debito di 2,5 miliardi di dollari per l’intera durata del programma del FMI (fino al 2028). Nel giugno 2026, il Paese ha inoltre raggiunto un accordo preliminare con un comitato ad hoc di creditori privati che rappresentavano il 45% dell’eurobond in circolazione. Gli obbligazionisti accetterebbero di scambiare i propri titoli con una nuova obbligazione da 880 milioni di dollari (con uno sconto del 12%) con scadenza nel 2029 e cedola del 6,15%, oltre al pagamento di circa 100 milioni di dollari di interessi arretrati. L’accordo dovrebbe essere finalizzato entro la fine del 2026, previa approvazione da parte dei creditori pubblici. Il debito estero bilaterale e commerciale – l’unico ammissibile alla ristrutturazione – rappresenta ancora quasi il 30% del debito totale in essere.
La posizione esterna dell’Etiopia dovrebbe migliorare nel 2026-2027, dopo il deterioramento osservato nell’anno fiscale precedente a causa del conflitto in Medio Oriente. Le esportazioni di beni dovrebbero beneficiare del deprezzamento del birr, degli elevati prezzi dell’oro e del caffè e dell’aumento delle vendite di energia elettrica, mentre le esportazioni di servizi continueranno a essere sostenute dalle operazioni di Ethiopian Airlines. Il disavanzo commerciale (10% del PIL nel 2025) dovrebbe tuttavia persistere, poiché il fabbisogno di importazioni di fertilizzanti, carburante e beni strumentali per i progetti infrastrutturali (aeroporti, energia idroelettrica, ecc.) continueranno ad essere notevoli e saranno compensate solo in parte dalle rimesse della diaspora (6% del PIL nel 2025-2026). Il disavanzo delle partite correnti sarebbe quindi finanziato dagli investimenti esteri e dai finanziamenti multilaterali agevolati (FMI e Banca Mondiale). Insieme alla ristrutturazione del debito, tutto ciò dovrebbe consentire di ricostituire gradualmente le riserve valutarie, che a metà del 2026 ammonteranno a poco più di due mesi di importazioni.
Consolidamento del potere, sfide alla sicurezza interna e ambizioni regionali
Il Partito della Prosperità del primo ministro uscente Abiy Ahmed è emerso come chiaro vincitore delle elezioni legislative del giugno 2026, aggiudicandosi 438 dei 486 seggi contesi (su un totale di 547) nella Camera dei Rappresentanti del Popolo. Rieletto alla guida del Paese per un altro mandato quinquennale, il capo dello Stato ha ottenuto diversi risultati significativi che gli hanno assicurato il sostegno della popolazione, quali la prosecuzione della liberalizzazione economica, lo sviluppo delle infrastrutture e i progressi in materia di sicurezza alimentare. Tuttavia, questi successi non riescono a controbilanciare il deterioramento della situazione di sicurezza, poiché diverse regioni hanno avuto un accesso limitato – o addirittura nullo – alle elezioni. Nel Tigray, nel nord del Paese, le rivalità interne, la disputa irrisolta sul Tigray occidentale (occupato dal gruppo ribelle amhara Fano) e la questione irrisolta del ritorno degli sfollati stanno minando il processo di pace avviato nel 2022. Un altro motivo di preoccupazione è che le regioni di Amhara e Oromia – i due principali focolai di instabilità attuali – sono impegnate in una lotta armata contro il governo federale, minando ulteriormente la coesione nazionale.
L’Etiopia cerca di affermarsi come potenza leader nel Corno d’Africa. L’accesso al mare – di cui il Paese è stato privato dall’indipendenza dell’Eritrea – è una questione chiave che determina la politica regionale dell’Etiopia. Sebbene le tensioni con la Somalia si siano ora allentate, le relazioni bilaterali rimangono segnate dal passato tentativo dell’Etiopia di riconoscere l’autoproclamata Repubblica del Somaliland nel 2024 in cambio di una porzione del litorale somalo. La stessa questione è fonte di tensione anche con la vicina Eritrea, poiché l’Etiopia ha messo gli occhi sul porto eritreo di Assab sul Mar Rosso. I rapporti sono resi ancora più tesi dal fatto che Asmara guarda con sospetto alle autorità del Tigray e mantiene una presenza militare ambigua lungo il confine con la regione, cosa che irrita il governo federale. I rapporti con l’Egitto non sono affatto migliori e continuano a essere segnati dalla disputa sulla ripartizione delle acque del Nilo – una controversia che coinvolge anche il Sudan – a causa della costruzione della GERD.
Al di fuori della regione, le relazioni con l’Occidente – che si erano deteriorate durante la guerra nel Tigray – continuano a migliorare sulla scia dell’accordo raggiunto con il FMI nel luglio 2024. L’Etiopia, entrata a far parte dei BRICS nel gennaio 2024 e beneficiaria dei finanziamenti della Nuova Banca di Sviluppo, sta inoltre rafforzando i propri legami con la Cina (suo principale partner commerciale, investitore e donatore bilaterale) e con gli Emirati Arabi Uniti, che stanno assumendo un ruolo sempre più importante in materia di sicurezza nella regione e stanno sviluppando il porto di Berbera nel Somaliland, su cui il Paese fa affidamento. Il Paese intende inoltre aderire all’Organizzazione mondiale del commercio entro la fine del 2026.

Europa
Singapore
Arabia Saudita
Stati Uniti d'America
Kenya
Cina
India
Kuwait