La crescita continua ad essere trainata dal doppio motore dei fondi UE e del turismo
La crescita dovrebbe rimanere solida nel 2027, in linea con il 2026, anche se dovrebbe gradualmente rallentare dopo diversi anni di forte espansione. La domanda delle famiglie rimarrà il principale motore dell’attività, sostenuta da un mercato del lavoro teso che sta spingendo al rialzo i salari. Il tasso di disoccupazione rimane tra i più bassi dell’UE (3,8% ad aprile 2026), mentre i salari nominali continuano a crescere a un ritmo sostenuto (+8,4% su base annua a marzo 2026). Tuttavia, l’inasprimento delle condizioni di credito a seguito delle recenti misure macroprudenziali (un tetto del 45% al rapporto tra servizio del debito e reddito e un limite del 90% al rapporto prestito/valore), unitamente a un contesto economico globale incerto, potrebbe frenare gradualmente lo slancio nella seconda metà del 2026 e nel 2027. L’inflazione rimarrà relativamente elevata (5,8% su base annua ad aprile 2026), trainata principalmente dall’aumento dei prezzi dell’energia (+17,8%), poiché la Croazia rimane fortemente dipendente dalle importazioni di idrocarburi. Ciononostante, le misure governative volte a limitare i prezzi dell’energia e i programmi di sostegno mirati dovrebbero mitigare in parte l’impatto sulle famiglie e sulle imprese nel 2026.
Gli investimenti rimarranno l’altro pilastro della crescita, sostenuti dal continuo assorbimento dei fondi UE. La Croazia è tra gli Stati membri più efficienti nell’utilizzo del Meccanismo per la ripresa e la resilienza (RRF), essendo beneficiaria di un pacchetto di quasi 10 miliardi di euro, pari a circa il 12% del PIL. Il Paese ha già ricevuto quasi tre quarti di questi fondi, compresa un’ottava tranche di 897 milioni di euro nel marzo 2026, e si prevede che assorbirà quasi tutti gli importi rimanenti prima della scadenza di agosto 2026. Questi fondi continueranno a sostenere gli investimenti nelle infrastrutture di trasporto, in particolare la modernizzazione della rete ferroviaria, la transizione digitale, le infrastrutture sanitarie e la diversificazione energetica. Anche l’ampliamento del terminale di gas naturale liquefatto (GNL) di Krk e gli investimenti nelle energie rinnovabili dovrebbero rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la vulnerabilità agli shock esterni. La prevista adesione all’OCSE entro la fine del 2026 potrebbe aumentare ulteriormente l’attrattiva del Paese per gli investitori stranieri, già rafforzata dall’ingresso nello Spazio Schengen e dall’adozione dell’euro nel 2023.
Il turismo rimarrà uno dei principali motori dell’attività economica. Gli investimenti nelle infrastrutture alberghiere, come il progetto Pical Resort da 200 milioni di euro a Pore?, insieme all’ampliamento della capacità aeroportuale e all’avvio di nuove rotte internazionali — in particolare a Dubrovnik nel 2026 — continueranno a sostenere la transizione del settore verso una fascia di mercato più alta. Tuttavia, il calo dei permessi di costruzione rilasciati, probabilmente dovuto all’aumento dei costi di costruzione, potrebbe determinare un rallentamento dell’attività residenziale. Inoltre, dopo la forte ripresa osservata in seguito alla pandemia, la crescita del numero di visitatori dovrebbe rallentare gradualmente a causa delle persistenti limitazioni di capacità – specialmente a Spalato, Zara e Dubrovnik – e dell’aumento dei prezzi.
Il doppio deficit rimarrà sotto pressione
Dopo essersi ampliato a partire dal 2024, il disavanzo pubblico dovrebbe stabilizzarsi intorno alla soglia UE del 3% del PIL nel 2026 e nel 2027. La spesa rimarrà elevata, trainata dagli aumenti dei salari nel settore pubblico, dai pagamenti pensionistici, dalle prestazioni sociali e dalle esigenze in materia di difesa. Tuttavia, la crescita del gettito fiscale — sostenuta dai consumi delle famiglie e da misure mirate, tra cui il rafforzamento nel 2024 dell’imposta immobiliare sulle seconde case — dovrebbe impedire un ulteriore deterioramento del disavanzo. Inoltre, una quota consistente degli investimenti in infrastrutture, transizione energetica e digitalizzazione continuerà a essere finanziata attraverso i meccanismi europei. Nonostante il perdurare di un orientamento di bilancio espansivo, il rapporto debito/PIL dovrebbe proseguire il proprio andamento al ribasso, sostenuto da una robusta crescita economica e da condizioni di finanziamento favorevoli sin dall’adesione all’area dell’euro.
La Croazia presenta un significativo disavanzo commerciale strutturale, dovuto alla sua dipendenza dalle importazioni di beni strumentali, prodotti manifatturieri e idrocarburi. Sebbene il turismo generi un consistente surplus nel settore dei servizi, esso non compensa più interamente il disavanzo nel settore dei beni. La forte domanda interna, trainata in particolare dagli investimenti, continuerà a sostenere le importazioni, mentre le esportazioni di beni (prodotti alimentari, prodotti intermedi industriali, apparecchiature elettriche, abbigliamento, legno e prodotti farmaceutici) continueranno a essere frenate dalla crescita moderata dei suoi principali partner commerciali, in particolare Germania, Italia, Slovenia e Bosnia-Erzegovina. Si prevede inoltre che l’aumento dei costi energetici determini un temporaneo incremento della spesa per le importazioni nel 2026, per poi moderarsi nel 2027. Gli investimenti diretti esteri (IDE), provenienti principalmente dall’Unione europea, insieme ai fondi dell’UE, rimarranno la principale fonte di finanziamento esterno, con una notevole concentrazione nei servizi finanziari (25%), nel settore manifatturiero (18%) e nel settore immobiliare (17%).
Un clima politico interno persistentemente teso
Le elezioni parlamentari dell’aprile 2024 hanno visto l’Unione Democratica Croata (HDZ), un partito conservatore di centro-destra guidato dal primo ministro Andrej Plenkovi?, mantenere la propria posizione dominante, nonostante un leggero calo della sua rappresentanza parlamentare (61 seggi rispetto ai precedenti 66, su un totale di 151 nel Sabor). L’HDZ ha formato una coalizione con il Movimento della Patria (DP, 14 seggi), assicurandosi così un terzo mandato consecutivo, mentre l’opposizione di centro-sinistra (rappresentata principalmente dall’SDP) ha registrato un avanzamento grazie a un’elevata affluenza alle urne. Il clima politico dovrebbe rimanere teso in seguito alla schiacciante rielezione di Zoran Milanovi? (ex SDP) alla presidenza nel gennaio 2025, con il 74,7% dei voti. Questo risultato conferma il panorama politico polarizzato e la convivenza talvolta difficile tra Zoran Milanovi? — che spesso critica alcune posizioni dell’UE e della NATO — e Andrej Plenkovi?, che è fermamente filoeuropeo. Ciononostante, i poteri limitati del presidente riducono il rischio di stallo istituzionale e si prevede che il governo mantenga una stabilità sufficiente fino alle prossime elezioni parlamentari previste per il 2028.
Sul fronte sociale, il Paese deve affrontare importanti sfide demografiche, con un rapido invecchiamento della popolazione e una significativa emigrazione di giovani lavoratori qualificati. Il governo ha annunciato misure volte a incrementare il tasso di natalità, tra cui il raddoppio degli assegni familiari.
In termini di politica estera, la Croazia ha controversie di confine con diversi paesi confinanti, in particolare con la Slovenia riguardo alla baia di Pirano e con la Serbia per quanto riguarda il confine comune lungo il Danubio. Il paese rimane inoltre diviso sul proprio coinvolgimento nel sostegno all’Ucraina, con il presidente Milanovi? che ha recentemente posto il veto alla partecipazione della Croazia alla missione di addestramento della NATO a favore dell’Ucraina.

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