Congo (Repubblica Democratica del)

Africa

PIL pro capite ($)
$669.6
Popolazione (nel 2021)
99,9 milioni

Valutazione

Rischio Paese
D
Contesto imprenditoriale
D
Precedentemente:
D
Precedentemente:
E
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Sommario

Punti di forza

  • Abbondanti risorse minerarie (rame, cobalto, diamanti, oro, stagno, coltan, tungsteno, titanio, zinco, litio); primo produttore mondiale di cobalto e secondo produttore di rame
  • Notevole potenziale idroelettrico, ma scarsamente sfruttato
  • Il bacino del fiume Congo ospita la seconda foresta tropicale più estesa al mondo; la superficie forestale della Repubblica Democratica del Congo copre quasi 130 milioni di ettari, pari al 55% della superficie del Paese
  • Potenziale agricolo enorme, ma in gran parte non sfruttato: su 75 milioni di ettari di terreno coltivabile, solo 10 milioni sono coltivati
  • Popolazione numerosa e in rapida crescita (tasso di crescita annuo del 3%)

Punti di debolezza

  • Economia basata principalmente sull'estrazione mineraria
  • Dipendenza dai prezzi delle materie prime dovuta alle esportazioni di minerali e alle importazioni di generi alimentari e petrolio
  • Infrastrutture carenti (strade, elettricità, telecomunicazioni, sanità)
  • Scarse entrate fiscali e governance carente, corruzione, contesto imprenditoriale complesso
  • Perdita del controllo statale sulle zone di confine con Uganda, Ruanda e Burundi (Ituri, Kivu del Nord, Kivu del Sud), dove operano gli eserciti di questi tre paesi: l’Uganda (con l’approvazione di Kinshasa) contro il gruppo islamista ADF; il Ruanda a sostegno dei ribelli armati dell’M23/AFC; il Burundi per limitare l’influenza del Ruanda
  • Conseguenze del conflitto: situazione umanitaria e di sicurezza precaria; gruppi ribelli che assumono il controllo delle attività minerarie artigianali e delle esportazioni illegali di oro, e pressioni sui siti di estrazione di coltan e stagno
  • Rischio di epidemie (colera ed Ebola)
  • Poverà estrema diffusa (72%) e un quarto della popolazione in condizioni di insicurezza alimentare

Scambi commerciali

Esportazione di beni in % del totale

Cina
65%
Mozambico
6%
Hong Kong
5%
Sudafrica
5%
Tanzania (Repubblica Unita di)
5%

Importazone di beni in % del totale

Cina 23 %
23%
Emirati Arabi Uniti 10 %
10%
Europa 9 %
9%
Sudafrica 7 %
7%
Arabia Saudita 6 %
6%

Previsioni

Questa sezione è uno strumento prezioso per i responsabili finanziari e i credit manager. Fornisce informazioni sulle pratiche di pagamento e di recupero crediti in uso in un determinato paese.

Le speranze di un rapido accordo di pace nell’est del Paese si stanno affievolendo

A partire da ottobre 2023, i combattimenti nell’est del Paese si sono intensificati tra l’M23/AFC (Movimento 23 marzo/Alleanza del fiume Congo) e le Forze armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC), sostenute da milizie armate locali note come “patrioti”. All’inizio del 2025, l’M23 ha avanzato nelle province orientali del Kivu del Nord e del Kivu del Sud, conquistando le città strategiche di Goma e Bukavu rispettivamente a gennaio e febbraio. Il cessate il fuoco, firmato il 24 aprile 2025 grazie alla mediazione del Qatar e ribadito da una dichiarazione di principi il 19 luglio, è stato violato il 10 agosto. Da allora i combattimenti sono proseguiti, con ciascuna delle parti che accusa l’altra, mettendo a rischio le prospettive di pace. Il Movimento M23 chiede il rilascio di oltre 700 prigionieri e intende mantenere il controllo sulle due province del Kivu, rendendo incerto qualsiasi accordo duraturo. Inoltre, la mancanza di una deterrenza militare credibile da parte del governo centrale e l’emergere di nuove milizie, come i Wazalendo, che sostengono le FARDC, stanno complicando ulteriormente i negoziati. L’M23 detiene il vantaggio militare, con un contingente stimato tra i 3.000 e i 5.000 combattenti. L’ONU stima che tale cifra sia doppia, dato il sostegno delle Forze di Difesa Ruandesi (RDF), la cui presenza continua a essere negata da Kigali. La presenza amministrativa dello Stato nell’Est è venuta meno, lasciando il campo libero all’M23, mentre la missione armata della Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe nella RDC (SAMIDRC della SADC) ha avviato il proprio ritiro alla fine di aprile.

Il 27 luglio 2025 è stato firmato un accordo di pace tra la Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il Ruanda, sotto la mediazione congiunta degli Stati Uniti e del Qatar. Esso prevede in particolare il ritiro delle Forze di Difesa del Ruanda (RDF) e include un meccanismo congiunto di coordinamento della sicurezza per rintracciare i gruppi armati e condividere le informazioni di intelligence, impegni sul ritorno dei rifugiati, l’accesso umanitario e la cooperazione con la Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO). L’introduzione del meccanismo potrebbe rivelarsi laboriosa. La pressione esercitata da Washington si spiega con il desiderio di quest’ultima di ottenere un accordo minerario preferenziale e di assicurarsi una catena di approvvigionamento strategica, poiché la parte orientale della RDC è ricca di risorse naturali (oro, stagno, tantalio e tungsteno). Anche la Cina rimane un importante partner diplomatico e commerciale della RDC, con le aziende cinesi che controllano quasi l’80% delle miniere di rame e cobalto del Paese. L’accordo del 2008 tra queste società e la RDC, che prevedeva la costruzione di infrastrutture in cambio dell’accesso ai minerali, è stato rinegoziato nel 2024 in termini più favorevoli a quest’ultima. Tuttavia, la società civile ritiene che le clausole riviste siano ancora insufficienti. A livello regionale, l’Uganda si sta affermando come alleato militare: il 20 giugno 2025 è stato firmato un accordo di cooperazione tra i due paesi per combattere le Forze Democratiche Alleate (ADF), un gruppo armato originariamente formato da ex ribelli ugandesi e affiliato allo Stato Islamico. Kampala sta cercando di impedire il ripetersi di attacchi sul proprio territorio e di contenere l’influenza dell’M23 e del Ruanda rafforzando la propria presenza nell’Estremo Nord, in particolare nell’Ituri, una strategia che è stata adottata anche dal Burundi nel Kivu del Sud. La MONUSCO ha sospeso il proprio piano di ritiro e sta inviando rinforzi, soprattutto nell’Ituri.

Le ripercussioni delle lotte intestine sono considerevoli, sia dal punto di vista economico e diplomatico, sia dal punto di vista umanitario: 7 milioni di sfollati interni, deterioramento della situazione sanitaria (un’epidemia di colera), aumento del rischio di malnutrizione, in un contesto in cui quasi il 72% della popolazione vive in condizioni di estrema povertà. Inoltre, la presa di controllo della parte orientale del Paese da parte di gruppi armati sta privando l’economia congolese di ulteriori entrate derivanti dall’estrazione mineraria, in particolare dall’estrazione dell’oro.

Il rame è il motore della crescita economica

La crescita ha subito un leggero rallentamento nel 2025 a causa di un’espansione mineraria meno sostenuta, ma dovrebbe stabilizzarsi nel 2026. Il settore estrattivo e i progetti infrastrutturali ad esso associati rimarranno comunque il motore dell’economia. La produzione mineraria aumenterà, trainata principalmente da rame, cobalto e zinco, i cui giacimenti si trovano al di fuori delle zone di combattimento, nell’estremo sud (Tanganyika, Katanga e Lualaba). Dal 2025 il rame ha beneficiato di prezzi più elevati e dell’espansione di diversi siti minerari, in particolare Kamoa-Kakula nella provincia di Lualaba, la cui produzione annuale ha raggiunto le 600.000 tonnellate alla fine del 2025. Nel febbraio di quest’anno, il governo ha sospeso le esportazioni di cobalto per contrastare il calo del suo prezzo, che si era ridotto di quattro volte in tre anni a causa dell’eccesso di offerta. Nel 2024, la RDC rappresentava i tre quarti della produzione mondiale di cobalto. Si prevede che tale sospensione venga revocata nel 2026, con la ripresa dei prezzi, per non ostacolare la produzione di rame, strettamente correlata a quella del cobalto. Infine, lo zinco dovrebbe rappresentare un importante motore di crescita nel settore estrattivo, grazie alla piena entrata in funzione della miniera di Kipushi, che ha una capacità annua di 278.000 tonnellate di concentrato. Queste risorse vengono esportate su camion, principalmente verso il porto di Durban e, in misura minore, verso la linea ferroviaria angolana che conduce al porto di Lobito, i cui 1.300 km di binari sono stati rinnovati dalla Cina. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Banca Africana di Sviluppo si sono impegnati a finanziare il risanamento del tratto congolese (800 km) e il relativo collegamento. Lo sviluppo di questa infrastruttura, il cui finanziamento dovrebbe essere completato entro il 2026, rafforzerà l’attrattiva del territorio migliorando l’accesso al mare e la connettività regionale, dando così impulso al settore minerario e alle esportazioni del Paese. Anche il settore delle costruzioni dovrebbe trarre beneficio da questo progetto.

Tuttavia, gli investimenti non legati al settore minerario continueranno a essere frenati dal contesto imprenditoriale sfavorevole, influenzato dalla corruzione endemica e dalle tensioni in materia di sicurezza. Gli investimenti pubblici e interni sono ostacolati dalle scarse entrate pubbliche e dall’elevato costo e dalla scarsità del credito. Il Programma d’Azione del Governo (2024-2028), del valore di quasi 93 miliardi di dollari, mira a stimolare l’attività economica sostenendo settori chiave quali l’agricoltura, i trasporti e la sicurezza. Tuttavia, l’attuazione è stata lenta. Gli investimenti esteri si concentrano nel settore minerario e nelle relative infrastrutture di trasporto (strade, aeroporti e porti). Ad esempio, il progetto del porto in acque profonde di Banana, situato sulla stretta fascia costiera, è cofinanziato dalla società degli Emirati Arabi Uniti DP World e dal fondo pubblico britannico British International Investment (BII), per un importo totale di circa 1,2 miliardi di dollari. La prima fase, il cui completamento è previsto per la fine del 2026, consentirà al porto di accogliere navi di grandi dimensioni, con una capacità di movimentazione annua di 450.000 TEU e un’area di stoccaggio di 30 ettari. I consumi privati, che rappresentano il 63% del PIL, continuano a risentire della crisi umanitaria derivante dal conflitto nella parte orientale del Paese. Tuttavia, l’inflazione continuerà a rallentare grazie alla stabilizzazione del tasso di cambio rispetto al dollaro statunitense, all’indebolimento dei prezzi globali del greggio e alla politica monetaria restrittiva. Si prevede che la Banca Centrale del Congo abbassi gradualmente il proprio tasso, mantenuto al 25% nell’ultima revisione del luglio 2025, al fine di sostenere la crescita economica.

La perdita di controllo nella regione orientale rallenta la riduzione del doppio deficit

Il disavanzo di bilancio si è ampliato nel 2025 a causa del conflitto armato. La spesa per la sicurezza rappresenta ora il 2% del PIL, mentre il governo ha raddoppiato gli stipendi dei militari, che ora rappresentano il 24,5% del monte salari pubblico, a sua volta pari al 4,8% del PIL. Al contrario, le entrate sono diminuite a causa della perdita di controllo sui territori dell’Ituri, del Kivu del Nord e del Kivu del Sud, determinando un calo stimato del 4% delle entrate previste derivanti dalle imposte minerarie. L’oro, lo stagno, il tungsteno e il tantalio prodotti dalle miniere artigianali sotto il controllo o l’influenza dei ribelli vengono contrabbandati via terra verso i paesi confinanti (Uganda, Ruanda) prima di essere esportati, spesso attraverso il Kenya, negli Emirati Arabi Uniti per la lavorazione e la vendita sul mercato internazionale. In risposta all’indebolimento dello Stato, nel giugno 2025 l’Assemblea nazionale ha approvato un bilancio rivisto che ha registrato un calo delle entrate di 2,5 punti percentuali rispetto al bilancio iniziale. Di conseguenza, anche la spesa destinata a fini specifici è stata ridotta di 1,7 punti. Le principali misure di austerità hanno riguardato la riduzione degli stanziamenti destinati alle istituzioni ministeriali e legislative. Nel 2026, il disavanzo dovrebbe migliorare solo in misura molto lieve, a condizione che vengano attuate alcune riforme previste dal programma del FMI, in particolare l’abolizione delle esenzioni dall’IVA e dai dazi doganali sui beni di prima necessità. Inoltre, le entrate provenienti dal settore estrattivo, che rappresentano circa il 30% delle entrate pubbliche, dovrebbero contribuire a contenere il disavanzo. La joint venture mineraria sino-congolese Sicomines versa allo Stato, dal gennaio 2024, una royalty annuale pari all’1,2% del proprio fatturato.

Il finanziamento del disavanzo si basa principalmente su risorse multilaterali esterne, in particolare prestiti per progetti e sostegno al bilancio (2,2% del PIL nel 2025). Nel gennaio 2025, il FMI ha approvato due accordi della durata di 38 mesi: una Linea di Credito Estesa (ECF) del valore di 1,7 miliardi di dollari e una Linea di Credito per la Resilienza e la Sostenibilità del valore di 1 miliardo di dollari. Nell’ambito dell’ECF sono già stati erogati 523 milioni di dollari. Si prevede che il moderato rapporto tra debito pubblico e PIL rimanga stabile, con la quota estera (64,5% del totale) distribuita equamente tra creditori multilaterali (FMI, Banca mondiale) e bilaterali; il debito nei confronti della Cina rappresentava il 4,7% del PIL nel 2024. Il debito interno è costituito principalmente da arretrati (6,4% del PIL).

Nel 2026, il moderato disavanzo delle partite correnti si ridurrà leggermente grazie a un miglioramento dell’avanzo commerciale. Le esportazioni, provenienti quasi esclusivamente dal settore estrattivo, cresceranno a un ritmo più rapido rispetto alle importazioni. La RDC potrà contare sul rame, sia grezzo che raffinato, i cui prezzi elevati e il completamento dell’espansione della miniera di Kamoa-Kakula daranno impulso alle entrate. Nel 2026 le esportazioni di cobalto saranno riprese, sebbene possano essere soggette a quote volte a far lievitare i prezzi. La RDC esporta anche oro, diamanti e petrolio greggio. Sebbene i combattimenti nella parte orientale del Paese stiano ostacolando il commercio, dato che i minerali vengono trasportati principalmente su camion, i principali siti minerari si trovano al di fuori delle zone di conflitto. Il commercio con la Cina, che rappresenta il 70% delle esportazioni congolesi e il 34% delle importazioni, continuerà a svolgere un ruolo centrale. Le importazioni di beni strumentali (il 40% del totale), legate a progetti infrastrutturali e finanziate dal settore privato o pubblico attraverso il Programma d’Azione del Governo, rimarranno elevate. Tuttavia, il calo dei prezzi globali del petrolio raffinato, che rappresenta la seconda voce di importazione per importanza, contribuirà a ridurre la spesa complessiva. Anche i progetti infrastrutturali (minerario, trasporti) alimenteranno il disavanzo strutturale nel settore dei servizi. Il disavanzo del reddito primario è destinato ad ampliarsi a causa dell’espansione del settore estrattivo, finanziato in gran parte da investitori stranieri che rimpatriano i profitti. Al contrario, il saldo del reddito secondario rimarrà positivo, sostenuto dalle rimesse della diaspora che rappresentano circa il 5% del PIL. Il livello degli aiuti internazionali rimane incerto a causa delle riduzioni dell’assistenza ufficiale allo sviluppo, nonostante la crisi umanitaria in corso. Infine, il disavanzo delle partite correnti sarà in gran parte finanziato da sovvenzioni per progetti e prestiti internazionali per progetti (0,8% del PIL nel 2025), investimenti diretti esteri (2,5% del PIL) e sostegno finanziario da parte del FMI e della Banca mondiale (1,6% del PIL). I versamenti del FMI contribuiranno a ricostituire le riserve, la cui copertura si sta gradualmente avvicinando alla soglia dei tre mesi di importazioni, esclusi gli aiuti.

Ultimo aggiornamento: agosto 2025