Il calo dei proventi derivanti dagli idrocarburi rallenta la crescita
Nel 2025 la crescita continuerà ad essere trainata in gran parte dalle esportazioni di idrocarburi (petrolio e gas), con una tendenza che si protrarrà fino al 2026. Tuttavia, la crescita subirà un rallentamento a causa del calo dei prezzi del petrolio e dell’aumento degli acquisti europei di gas naturale dagli Stati Uniti. L’Unione Europea si è impegnata ad acquistare energia americana per un valore di 750 miliardi di dollari nei prossimi tre anni (2026–2028). Inoltre, la produzione di petrolio è in calo dal 2010 (-5,0% su base annua nel primo semestre del 2025) a causa dell’esaurimento dei giacimenti situati nel Mar Caspio meridionale. Ciononostante, l’avvio della produzione da una nuova piattaforma petrolifera offshore nell’aprile 2025, unito all’aumento della produzione di gas, frenerà temporaneamente il rallentamento della crescita causato dal declino strutturale della produzione petrolifera.
Al di fuori del settore petrolifero e del gas, il commercio lungo il Corridoio Centrale che collega la Cina all’Europa – passando per l’Azerbaigian, la Georgia e la Turchia – dovrebbe dare impulso ai servizi di trasporto e logistica. Allo stesso tempo, le incursioni russe con voli di droni sul territorio europeo nel settembre 2025 (in particolare in Polonia, Estonia e Romania) potrebbero ridurre l’utilizzo del Corridoio settentrionale, che attraversa la Russia. Si prevede che questa situazione stimolerà lo sviluppo del Corridoio Centrale e continuerà ad aumentare il volume delle merci in transito lungo questa rotta strategica nel 2026.
La resilienza della domanda interna sosterrà ancora una volta l’attività economica. L’aumento dei salari e della spesa sociale, combinato con un’inflazione che si attesta appena al di sotto del limite superiore dell’intervallo obiettivo, sosterrà un consumo privato robusto. Sebbene il governo sostenga l’agricoltura attraverso sussidi ed esenzioni fiscali, la produttività del settore continua a essere bassa – rappresentando il 10% del PIL ma costituendo un terzo del reddito delle famiglie – principalmente a causa della carenza di investimenti e del degrado delle risorse naturali. Nel luglio 2025, il Parlamento ha autorizzato la realizzazione di casinò sulle isole artificiali nel Mar Caspio vicino a Baku, note come Khazars. Ciò darà impulso al turismo e alle opportunità di occupazione nel 2026 (il tasso di disoccupazione si attestava al 5,6% nel secondo trimestre del 2025) in un contesto caratterizzato da bassi costi del lavoro. Allo stesso tempo, si prevede che anche gli investimenti pubblici nella regione del Nagorno-Karabakh continuino a sostenere la crescita, sebbene a un livello più moderato rispetto al 2024.
Entrate erose dalla spesa per la difesa
Il disavanzo pubblico dovrebbe rimanere contenuto nel 2025–2026, ma è probabile che si accresca leggermente a causa del calo delle entrate petrolifere, che non sarà interamente compensato dall’aumento delle entrate derivanti dal gas. Il petrolio e il gas rappresentano insieme circa il 60% delle entrate di bilancio. Anche il costante aumento della spesa per la difesa e la sicurezza — che rappresenta il 20% del bilancio totale — graverà sulle finanze pubbliche, mentre gli investimenti nella sanità e nell’istruzione continueranno a crescere. Per far fronte a tali esigenze di finanziamento, il governo continuerà ad avvalersi in larga misura del fondo sovrano SOFAZ, il cui patrimonio supera il 50% del PIL, garantendo così un ampio margine di manovra fiscale. Di conseguenza, il rapporto tra debito pubblico e PIL rimane basso, limitando così il rischio fiscale. Allo stesso tempo, l’espansione della base imponibile non legata agli idrocarburi, trainata dalla crescita del turismo, della logistica e dei servizi – le cui entrate sono triplicate tra il 2024 e il 2025 – contribuirà a ridurre parzialmente la dipendenza dal settore energetico.
Sul fronte esterno, la bilancia commerciale rimarrà in gran parte in surplus grazie alla quota delle esportazioni di idrocarburi. Tuttavia, la bilancia commerciale dei settori non legati agli idrocarburi rimarrà profondamente in deficit, riflettendo la scarsa competitività dell’industria nazionale e la dipendenza dalle importazioni di manufatti. Si prevede che l’avanzo commerciale si ridurrà gradualmente in linea con il calo dei prezzi dell’energia e il rallentamento della domanda europea di gas. Nonostante una certa diversificazione, le esportazioni non legate agli idrocarburi continueranno ad essere molto limitate e potrebbero risentire negativamente dei nuovi dazi statunitensi; ad esempio, l’alluminio è ora tassato al 50% rispetto al consueto 10%.
Consolidamento del pieno potere presidenziale grazie alla vittoria sull’Armenia
Il regime rimarrà fortemente centralizzato attorno al presidente Ilham Aliyev, al potere dal 2003. La sua rielezione nel febbraio 2024 (con il 92% dei voti) e la rapida vittoria militare nel Nagorno-Karabakh nel 2023 hanno ulteriormente rafforzato la sua legittimità. Il potere esecutivo detiene tutte le leve politiche, mentre il Parlamento svolge un ruolo secondario: nelle elezioni legislative anticipate del settembre 2024, il partito presidenziale «Nuovo Azerbaigian» ha conquistato 68 seggi su 125. La maggioranza è stata rafforzata da deputati indipendenti fedeli al regime. L’affluenza alle urne, inferiore al 40%, ha rispecchiato il disincanto dei cittadini, esacerbato dal boicottaggio dell’opposizione (APFP). L’abolizione dei limiti al mandato presidenziale e la debolezza delle istituzioni bloccano il sistema politico e scoraggiano le riforme. La stabilità del regime si basa non solo sulle rendite energetiche, ma anche sull’integrazione del Nagorno-Karabakh, che è diventato un pilastro simbolico del potere presidenziale. Il governo prevede di reinsediare 150.000 persone in quella regione entro il 2027, rispetto alle sole 5.400 del 2024, attraverso incentivi finanziari e investimenti nelle infrastrutture. Questo imponente progetto funge sia da strumento politico che da meccanismo di ridistribuzione che rafforza la legittimità del regime.
L’integrazione del Nagorno-Karabakh comporta anche implicazioni geopolitiche. Il trattato di pace preliminare firmato con l’Armenia nell’agosto 2025 sotto la mediazione degli Stati Uniti ha aperto la strada alla creazione del corridoio Zangezur TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity), gestito dagli Stati Uniti. Il percorso collegherà l’Azerbaigian alla sua exclave di Nakhchivan. Questo corridoio — che combina infrastrutture stradali, ferroviarie, di telecomunicazioni ed energetiche — rafforzerà il ruolo del Paese come snodo strategico tra Europa e Asia. Nel frattempo, il governo prosegue la sua politica di diplomazia multivettoriale per approfondire i legami energetici con l’UE, rafforzare i partenariati con Washington e Israele, espandere la cooperazione con la Cina attraverso progetti nell’ambito dell’iniziativa «Belt and Road» e joint venture nel settore delle energie rinnovabili e dei trasporti, nonché aumentare la collaborazione economica con gli Emirati Arabi Uniti. Al contrario, le relazioni con Mosca si stanno deteriorando, in particolare dopo che un missile russo ha distrutto un aereo azero sopra il Kazakistan nel dicembre 2024 e gli attacchi russi hanno preso di mira un’infrastruttura del gas della SOCAR in Ucraina. L’alleanza con Ankara rimane cruciale sia dal punto di vista militare che regionale, mentre le crescenti tensioni con la Russia potrebbero diventare motivo di crescente preoccupazione.

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