La crescita rimane molto forte, ma sta rallentando
Dopo una crescita straordinariamente forte a partire dal 2022, l’economia armena dovrebbe rimanere molto solida nel 2026, sebbene a un ritmo più moderato. La tendenza alla normalizzazione riflette il graduale esaurirsi dei flussi migratori eccezionali provenienti dalla Russia a seguito della guerra in Ucraina, nonché l’adeguamento delle attività di riesportazione che avevano fortemente sostenuto l’attività economica. Nel 2025, il calo delle esportazioni e della produzione industriale — determinato in particolare dalla chiusura definitiva, avvenuta a marzo, di un canale che consentiva la riesportazione dell’oro russo, nonostante fosse soggetto a sanzioni internazionali dal 2022 — ha messo in evidenza la dipendenza di alcuni segmenti da tali flussi. In questo contesto, la crescita dipende sempre più da fattori interni. L’attività economica continuerà a essere sostenuta dal settore delle costruzioni, che nel 2025 ha registrato un’espansione eccezionale (+20%), sostenuta da un elevato livello di investimenti pubblici, in particolare in progetti infrastrutturali finanziati da istituzioni finanziarie internazionali (FMI e UE). I segmenti a più alto valore aggiunto, come le TIC (8% del PIL) e i servizi finanziari, mantengono un andamento positivo e continueranno a contribuire alla trasformazione del modello economico. Gli investimenti privati rimangono più disomogenei e limitati da condizioni di finanziamento ancora restrittive, con il tasso di riferimento mantenuto al 5% nell’aprile 2026, ma gli investimenti complessivi rimangono elevati grazie al sostegno pubblico e ai finanziamenti esterni provenienti da fonti russe, asiatiche ed europee.
I consumi delle famiglie (67% del PIL) rimarranno il principale motore dell’attività economica, sostenuti dalla continua crescita dei salari reali (+6% su base annuanei primi mesi del 2026) e da un mercato del lavoro in miglioramento, con la disoccupazione in calo dal 15% all’inizio del 2025 a quasi il 12% all’inizio del 2026. Tuttavia, questo slancio è sempre più frenato dal ritorno dell’inflazione (4,6% a marzo 2026), trainata principalmente dai prezzi dei generi alimentari e che ora supera l’intervallo obiettivo della Banca Centrale dell’Armenia (2–4%). A ciò si aggiunge un contesto esterno meno favorevole: l’aumento dei prezzi dell’energia, in un contesto di tensioni in Medio Oriente, e il fatto che il greggio Brent sia risalito sopra i 100 dollari al barile, potrebbero intensificare le pressioni inflazionistiche e pesare sul potere d’acquisto delle famiglie nella seconda metà dell’anno. Allo stesso tempo, stanno emergendo carenze di manodopera nei settori ad alta crescita, in particolare nell’edilizia, che alimentano le pressioni salariali e mettono in luce i limiti di capacità produttiva. In questo contesto, la crescita dipenderà in misura maggiore dai fattori interni e sarà sempre più esposta a vincoli interni.
I due disavanzi rimarranno elevati
Come nel 2025, si prevede che il bilancio rimanga in deficit nel 2026. Questa traiettoria riflette il proseguimento della politica fiscale espansiva, determinata sia dal contesto elettorale sia dall’aumento della spesa sociale, in particolare legata all’accoglienza di oltre 100.000 rifugiati provenienti dal Nagorno-Karabakh a partire dal 2023. Anche la spesa per gli investimenti pubblici è destinata a continuare ad aumentare, in particolare nelle infrastrutture di trasporto e nella rete stradale, con il sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI). Il bilancio del 2026 (+5% rispetto al 2025) conferma questa tendenza, con una maggiore spesa sanitaria e l’introduzione di un sistema di assicurazione sanitaria universale, mentre la spesa per la difesa dovrebbe diminuire di circa il 15%, dopo aver già raggiunto circa il 6% del PIL. Sul fronte delle entrate, si sta valutando un adeguamento al rialzo dell’aliquota IVA (attualmente al 20%) per ampliare la base imponibile, sebbene i tempi di attuazione rimangano incerti. Il finanziamento continuerà a fare affidamento sulle risorse interne e sul sostegno delle IFI (UE, FMI, BERS), il che contribuisce a limitare i rischi a breve termine. In questo contesto, il debito pubblico — ancora relativamente basso — dovrebbe continuare a crescere a un ritmo moderato, con una struttura in gran parte agevolata (circa l’80%), mitigando i rischi di rifinanziamento.
Si prevede che nel 2026 il conto corrente rimanga in deficit, e in misura ancora più marcata rispetto al 2025. L’adeguamento delle esportazioni a seguito della chiusura dei canali di riesportazione (in particolare per l’oro) sta pesando sulle dinamiche commerciali, mentre la base delle esportazioni rimane concentrata su prodotti a basso valore aggiunto (diamanti, metalli, prodotti agricoli). La Russia rimane il principale partner commerciale (oltre il 40% del commercio totale e quasi il 90% delle esportazioni agricole), determinando un elevato livello di dipendenza, anche se alcuni flussi vengono reindirizzati verso gli Emirati Arabi Uniti e l’Unione Europea (UE). Le importazioni sono destinate a rimanere elevate, sostenute dalla forte domanda interna e dall’elevata dipendenza energetica, limitando qualsiasi miglioramento significativo della bilancia con l’estero. I rischi esterni sono aumentati a causa delle tensioni regionali: il corridoio iraniano, che rappresenta una quota significativa degli scambi commerciali, potrebbe subire interruzioni, mentre l’aumento dei prezzi dell’energia sta esercitando un’ulteriore pressione sulla bilancia commerciale. In questo contesto, il fabbisogno di finanziamenti esterni rimane consistente, ma i rischi di liquidità sono contenuti grazie al continuo sostegno dei partner internazionali e all’accesso costante ai finanziamenti.
Rischi politici elevati in vista delle elezioni
Si prevede che il rischio politico rimanga elevato nel 2026, in un contesto di persistenti tensioni interne e con l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari previste per giugno. Si prevede che il primo ministro Nikol Pashinyan rimanga al potere dopo le elezioni legislative, in assenza di un’alternativa credibile, nonostante il calo di popolarità registrato dopo la perdita del Nagorno-Karabakh nel 2023. La tensione con l’opposizione rimane alta, ma è ora ulteriormente aggravata da un confronto aperto con la Chiesa apostolica armena, che ha pubblicamente accusato il governo di aver ceduto territorio. Questa situazione di stallo continua a indebolire ulteriormente l’esecutivo e sta alimentando il malcontento pubblico, già elevato. In questo contesto, la campagna elettorale del 2026 dovrebbe ruotare attorno a una scelta netta tra il proseguimento del riavvicinamento all’Unione Europea e una linea più nazionalista promossa da un’opposizione frammentata e in parte filorussa. Nonostante un calo del consenso elettorale negli ultimi anni, Pashinyan mantiene un vantaggio, in particolare grazie al crescente sentimento anti-russo seguito alla mancanza di sostegno da parte di Mosca durante l’offensiva azera. Tuttavia, la graduale ascesa di nuovi partiti politici e l’inasprimento del dibattito politico potrebbero accrescere l’instabilità esistente, con un rischio non trascurabile di tensioni sociali ed elezioni anticipate dopo il 2026.
Sul fronte esterno, le prospettive rimangono dominate dal processo di pace con l’Azerbaigian, che influenza l’equilibrio politico ed economico più ampio. È stato raggiunto un accordo preliminare, ma permangono importanti punti di contesa, in particolare la revisione della costituzione armena e la questione del corridoio di Zangezur. Qualsiasi ulteriore concessione rimane politicamente delicata e potrebbe riaccendere le tensioni interne, anche se le autorità cercano di garantire un accordo duraturo. Nel medio termine, la firma di un trattato di pace rimane probabile, ma al costo di un significativo adeguamento politico. Allo stesso tempo, l’Armenia sta perseguendo un riorientamento strategico verso l’Occidente, con la chiara intenzione di approfondire i legami con l’Unione europea, e si prevede che presenti domanda di adesione all’UE intorno al 2026–27. Questo cambiamento è accompagnato da un deterioramento duraturo delle relazioni con la Russia, nonostante i limitati tentativi di riequilibrare le forze in gioco, in particolare nel settore energetico. Nel frattempo, la graduale normalizzazione delle relazioni con la Turchia potrebbe aprire nuove opportunità economiche, soprattutto nel commercio e nella connettività regionale, ma rimane subordinata all’evoluzione delle relazioni con l’Azerbaigian.

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