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UE–USA: un compromesso commerciale per evitare un’escalation, ma sotto stretta osservazione

Il compromesso raggiunto il 20 maggio tra il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo sui testi di ratifica dell’Accordo di Turnberry segna una nuova fase nelle relazioni commerciali tra Bruxelles e Washington. Tuttavia, dietro l’apparente distensione transatlantica, l’accordo riflette soprattutto un approccio di gestione del rischio: l’obiettivo è evitare una nuova ondata di protezionismo statunitense, mantenendo al contempo la possibilità di reagire nel caso in cui gli Stati Uniti venissero meno ai propri impegni.

Dati chiave

  • 15% vs 0%: i due livelli tariffari al centro del compromesso transatlantico.
  • 31 dicembre 2026: la scadenza fissata per il pieno rispetto degli impegni da parte degli Stati Uniti.
  • 31 dicembre 2029: la data di scadenza dell’accordo, salvo proroga.

 

Evitare un ritorno alla guerra commerciale

Concluso nell’estate del 2025, mentre Donald Trump minacciava di imporre dazi fino al 30% sui prodotti europei, l’Accordo di Turnberry ha fissato un tetto massimo al 15%. In cambio, l’Unione europea si è impegnata a eliminare i dazi sulle importazioni industriali statunitensi e a migliorare l’accesso al mercato per alcuni prodotti agricoli e agroalimentari.

Sebbene l’accordo sia stato fortemente criticato in Europa perché ritenuto troppo sbilanciato, risponde a una logica precisa: garantire stabilità al quadro commerciale ed evitare uno scenario ritenuto ancora più oneroso per gli esportatori europei.

 

Meccanismi di salvaguardia nei confronti di Washington

L’elemento distintivo del compromesso europeo risiede nelle clausole di tutela integrate nei testi di attuazione. Tre meccanismi sostengono questo approccio:

  • una clausola di sospensione nel caso in cui gli Stati Uniti non rispettino il limite del 15%, sia introducendo nuovi dazi sia riducendo in modo insufficiente quelli già in vigore (in particolare per i prodotti derivati da acciaio e alluminio, per i quali i dazi possono ancora arrivare fino al 50%). La scadenza fissata dall’UE per l’adeguamento è il 31 dicembre 2026.
  • un meccanismo di salvaguardia attivabile in caso di aumento delle importazioni tale da arrecare gravi danni all’industria europea.
  • una clausola di scadenza (“sunset clause”) che prevede la cessazione delle concessioni al 31 dicembre 2029 in assenza di una proroga legislativa.

L’UE ratifica quindi un accordo condizionato e reversibile.

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Un calcolo europeo divenuto più fragile

Dal momento della firma, nell’estate del 2025, il contesto è cambiato. La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti sull’utilizzo dell’IEEPA1 ha ridotto la capacità dell’amministrazione Trump di imporre rapidamente aumenti tariffari su larga scala. 

Di conseguenza, il valore relativo dell’accordo per l’Europa è oggi meno evidente rispetto all’estate del 2025. Il cosiddetto “sconto Turnberry” – ovvero il differenziale tariffario favorevole di cui beneficia l’UE rispetto al resto del mondo (esclusa la Cina) – si è ridotto da 4,4 a 1,4 punti tra settembre 2025 e marzo 2026.

Tuttavia, la minaccia non è scomparsa. Le recenti pressioni degli Stati Uniti sul settore automobilistico, così come la possibilità di nuove misure commerciali basate su altri strumenti giuridici nella seconda metà dell’anno, hanno convinto gli europei che il rischio di escalation resta concreto.

 

Effetti differenziati tra i settori

Per l’industria manifatturiera europea il quadro è articolato. Il settore automobilistico ne è un esempio: gli esportatori europei affronteranno un dazio del 15% invece del 25% negli Stati Uniti, ma a fronte di una maggiore concorrenza sul mercato europeo. Nel comparto agricolo, le concessioni europee restano più mirate, con riduzioni significative per alcuni prodotti processati e contingenti tariffari per segmenti sensibili come il latte.

Questo accordo non segna un ritorno alla normalità nelle relazioni commerciali transatlantiche. Rappresenta piuttosto la volontà dell’Europa di contenere il rischio di un’ulteriore escalation tariffaria, riservandosi esplicitamente il diritto di cambiare rotta qualora gli Stati Uniti non rispettino i propri impegni.

 Olivier Rozenberg, political analyst di Coface.

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1 International Emergency Economic Powers Act

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