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17/10/2018
Pubblicazioni economiche

Protezionismo commerciale americano

Protezionismo commerciale americano

Protezionismo commerciale americano: quali effetti a catena sulle filiere del valore a livello mondiale?

Le politiche di apertura commerciale erano la norma dalla creazione dell’OMC nel 1995, ma la crisi del 2008-2009 ha segnato un punto di svolta. La tendenza al protezionismo ha raggiunto ampi livelli con l’arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Da inizio 2018, l’amministrazione americana ha messo in atto numerose di queste minacce in materia di protezionismo commerciale attraverso l’introduzione dei diritti di dogana sull’importazione di diversi prodotti: pannelli solari e lavatrici (a gennaio), acciaio e alluminio (a marzo e successivamente a giugno, per Unione Europea, Messico e Canada e infine ad agosto per la Turchia). Ha ufficializzato la tassazione delle importazioni cinesi (a luglio a 50 miliardi di dollari statunitensi e a settembre altri 200 miliardi). Nei primi tre trimestre del 2018, l’amministrazione americana ha quindi stabilito delle restrizioni sul commercio colpendo il 12% delle importazioni degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, l’8% delle sue esportazioni ha risentito delle misure di ritorsione.

Gli effetti più evidenti di questo cambiamento radicale della politica commerciale americana sono avvertiti dai partner commerciali, presi di mira da queste misure. Si rende necessario valutare gli effetti diretti e l’impatto sull’economia mondiale. A tal fine, questo studio si propone di quantificare gli effetti del contagio sui partner commerciali dei paesi colpiti dalle misure americane.

Grazie alla stima Coface realizzata sulle esportazioni a valore aggiunto di 12 settori di attività di 63 paesi tra il 1995 e il 2011, si evidenzia un impatto medio negativo dei diritti di dogana americani sulle esportazioni: l’incremento di un punto percentuale delle barriere doganali americane imposte a un determinato paese comporta, a parità di condizioni, una riduzione dello 0,46% delle esportazioni a valore aggiunto di un paese partner verso il paese soggetto ai dazi doganali. Nel caso di una stima limitata ai soli settori manifatturieri, più integrati nelle filiere del valore mondiale, un aumento di un punto percentuale dei diritti doganali americani corrisponde a una diminuzione dello 0,6% delle esportazioni a valore aggiunto. Tale impatto indiretto è particolarmente elevato per alcuni settori come i trasporti (inclusa l’auto), i macchinari, le attrezzature e l’elettronica. Al contrario, è più debole per i prodotti alimentari. Infine, non è significativo per quanto concerne i metalli, il tessile, la chimica o ancora i prodotti agricoli.

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