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07/09/2018
Pubblicazioni economiche

Barometro del rischio paese e settoriale 2° trimestre 2018

Barometro del rischio paese e settoriale 2° trimestre 2018

Aumento degli spread del debito sovrano nella zona euro, incremento del protezionismo e del prezzo del petrolio, uscite di capitale dai grandi paesi emergenti: nel secondo trimestre 2018, i segnali di rischio si sono moltiplicati. Molti hanno un’aria di déja vu e ricordano gli anni 2012-2013. All’epoca il FMI evidenziava che la crisi della zona euro era sempre attuale e che l’aumento delle tensioni geopolitiche e i suoi effetti sui prezzi del petrolio erano i rischi principali con conseguenze sulla crescita mondiale. Malgrado il FMI avesse un certo ottimismo nei confronti dell’economia americana, dopo la breve pausa del 2010-2011 i rischi di ricaduta in una recessione (“double-dip”) avevano fatto notizia in molti paesi per tutto il 2012.

Il commercio mondiale fatica a riprendersi, soprattutto a causa delle continue misure protezioniste prese a partire dal 2009. Un po’ più di un anno fa, le forti uscite di capitale, in seguito alle comunicazioni della Fed, hanno penalizzato alcuni grandi mercati emergenti. Il confronto con gli anni passati ha dei limiti dal momento che ad oggi molti di questi segnali non sono esattamente gli stessi: il prezzo del barile di Brent era intorno ai 110 dollari (contro i solo 75 dollari circa della prima metà del mese di giugno 2018), mentre, al 3%, il rendimento di un titolo di stato italiano a dieci anni resta la metà rispetto a inizio 2012.

Tali segnali confermano che oggi il picco di crescita mondiale è ormai superato e che il rischio di credito delle imprese aumenta. In questo contesto globale sempre più incerto, Coface declassa la valutazione paese dell’Italia ad A4. Anche quelle di Argentina (C), Turchia (C), India (B) e Sri Lanka (C) sono riviste al ribasso: i quattro paesi emergenti da dieci anni ormai hanno assistito al peggioramento della bilancia commerciale, per effetto di una domanda interna dinamica e spese energetiche più elevate. Oltre ai rischi politici interni in aumento (a livelli diversi), questi disequilibri esterni le rendono vulnerabili al recente aumento dell’avversione per il rischio e alla tendenza alle uscite di capitale dei mercati emergenti. Per quanto riguarda le buone notizie, il rischio di credito delle imprese diminuisce in Malesia (A3) e Oman (B). L’incremento dei prezzi del petrolio non è nuovo a questi cambiamenti e giustifica la riclassificazione della valutazione del settore energetico in cinque paesi. Infine, le dichiarazioni protezioniste americane portano a venti contrari: Coface declassa il settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione in Cina e quello siderurgico in Canada, ma quest’ultimo negli Stati Uniti. Tali cambiamenti fanno parte di undici declassamenti e nove miglioramenti delle valutazioni settoriali analizzate in questo barometro.

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