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16/06/2015
Rischio Paese e Studi economici

L’economia turca sembra mantenere con difficoltà la sua performance di crescita

L’economia turca sembra mantenere con difficoltà la sua performance di crescita
Dopo dieci anni di riforme ben realizzate e tassi di crescita elevati, l’economia turca sembra mantenere con difficoltà la sua performance di crescita

  
  
  
 

  • Quest’anno Coface prevede un tasso di crescita del 3,5% - solido, ma al di sotto di quello potenziale stimato al 5% e inferiore a quello di paesi simili
  • Nel prossimo futuro, la volatilità elevata della lira turca, la crescita in ripresa ma ancora instabile in Europa e i rischi geopolitici che pesano sui principali mercati export, rappresentano le maggiori sfide per l’economia turca
  • I settore del tessile e dell’abbigliamento sono tra i più colpiti dai recenti sviluppi dell’economia globale e dalle tensioni regionali
  • Il settore farmaceutico resta solido, malgrado le pesanti regolamentazioni e i margini di profitto più ridotti

Nell’ultimo decennio, l’economia turca ha registrato un tasso di crescita medio del 4,9%, sostenuto dai consumi interni. In particolare, nel periodo successivo alla crisi finanziaria globale, la Turchia ha beneficiato di condizioni di liquidità complessivamente a buon mercato e ampiamente disponibile per finanziare i consumi interni e la spesa per investimenti. Tuttavia, la ripresa dell’economia negli Stati Uniti e la exit strategy della Federal Reserve hanno portato l’economia globale verso una nuova era.
Questa situazione economica crea nuove sfide per l’economia turca, soprattutto a causa dei tassi di cambio. La loro crescente volatilità, unita all’incertezza politica, stanno influendo negativamente su consumi e spese per investimenti. I costi di produzione sono in aumento a seguito del rafforzamento del dollaro. Le esportazioni risentono della debolezza dell’euro e delle forti tensioni regionali. Pertanto, l’economia fatica a mantenere la performance di crescita di un tempo.

 

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La capacità di creare prodotti a maggior valore aggiunto, per incrementare i ricavi delle esportazioni, rappresenta un’ulteriore sfida per l’economia turca. La diversificazione di mercato e la 

complessità delle esportazioni turche sono diventate un problema notevole, in linea con i rischi crescenti dei tradizionali mercati export della Turchia.
L’ultimo decennio ha dimostrato che l’economia turca non può crescere senza un progressivo aumento del deficit delle partite correnti. La principale fonte di squilibrio dei conti con l’estero è la bilancia commerciale. Il fatto che la maggior parte delle esportazioni turche abbia un livello medio di tecnologia in termini relativi, contribuisce a tale situazione in quanto riduce la competitività. I prodotti turchi caratterizzati da ricerca e sviluppo di alto livello rappresentano il 3% del totale delle esportazioni manifatturiere. La complessità delle esportazioni del paese rimane limitata; ciò crea una barriera all’aumento dell’export sia in volume che in valore. Questa sembra essere una delle motivazioni che hanno determinato la stagnazione delle esportazioni turche nel 2014 e a inizio 2015, dopo la crescita registrata dal 2002,” sostiene Seltem İYİGÜN, Economista di Coface per la regione MENA.

Nonostante queste sfide, la Turchia vanta alcuni punti di forza economici – tra cui deficit di bilancio e debito pubblico contenuti, oltre ad uno squilibrio dei conti con l’estero più limitato in linea con il rallentamento della crescita. Un possibile accordo tra Iran e i paesi P5+1 potrebbe inoltre aprire nuove opportunità di investimento ed esportazione per le imprese turche.

I settori tessile e abbigliamento sono tra i più colpiti dall’evoluzione dell’economia globale. Sulla performance di esportazione delle imprese turche del tessile-abbigliamento pesano anche le tensioni nella regione. Coface ha aumentato la valutazione di rischio del settore tessile da medio a elevato, soprattutto a causa dell’impatto restrittivo dell’apprezzamento dell’euro sui ricavi delle esportazioni, dei crescenti costi di importazione e produzione, della ripresa fragile in Europa, principale mercato di sbocco, delle perdite registrate in Ucraina e Russia e infine del peggioramento del comportamento di pagamento delle imprese. Al momento, il settore dell’abbigliamento mantiene un livello di rischio medio, ma è monitorato attentamente. Gli sforzi dei produttori per incrementare le esportazioni (soprattutto verso i paesi vicini e gli Stati Uni-ti) sembra essere una strategia promettente per superare gli ostacoli.
Il settore farmaceutico resta solido, nonostante le pesanti regolamentazioni e i margini di pro-fitto più ridotti. Coface considera basso il livello di rischio di questo settore. Il settore beneficia di un più ampio accesso da parte dei cittadini turchi ai servizi di assistenza sanitaria, di un reddito pro capite più elevato e di una maggiore spesa pro capite per farmaci. Sebbene il sistema di prezzi di riferimento metta sotto pressione i prezzi, limitando così gli investimenti in nuove tecnologie, il settore ha ancora solide fondamenta per una performance finanziaria duratura. L’incasso dei pagamenti è regolare, dal momento che non si registrano ritardi nei pagamenti da parte dello Stato.

Questi sono i principali rischi settoriali evidenziati da Coface:

Metalli (esclusi ferro e acciaio). Livello di rischio: molto elevato. La dipendenza dalle importazioni nelle forniture di materie prime, il calo dei prezzi delle materie prime e l’impatto negativo del tasso di cambio sugli oneri di finanziamento sono i principali fattori di rischio per le imprese. Alcune imprese registrano peggioramenti in termini di liquidità, a causa dell’apprezzamento delle valute forti.

Auto. Livello di rischio: medio. Le vendite sono fortemente aumentate a inizio 2015, dopo una contrazione del 10% nel 2014. Le imprese che operano nel settore presentano generalmente dati finanziari solidi, che riducono i rischi relativi alle performance di pagamento.

Alimentare. Livello di rischio: medio. Il rischio maggiore per i produttori agroalimentari è l’aumento dei costi di produzione, dovuto ad un inverno rigido dall’inizio del 2015. I piccoli e medi produttori sono stati particolarmente colpiti dall’aumento dei costi.

Edilizia. Livello di rischio: molto elevato. Il marcato aumento del tasso di interesse da parte della Banca Centrale all’inizio del 2014, il rallentamento dell’attività economica e la crescente inflazione hanno portato ad una contrazione della domanda nel comparto residenziale. I bassi costi di finanziamento e la stabilità del mercato del lavoro, tra i principali fattori che avevano alimentato la vendita di abitazioni in passato, potrebbero essere meno favorevoli per il comparto residenziale nell’imminente futuro.

 

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