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21/03/2016
Rischio Paese e Studi economici

Iran: svolta in vista, ma con cautela

Iran: svolta in vista, ma con cautela

Dopo cinque anni di sanzioni, l’Iran torna sul mercato internazionale. Questo ritorno peserà sulla crescita mondiale per quanto riguarda il settore petrolifero, ma soprattutto porterà dei grandi cambiamenti per il paese stesso. La revoca delle sanzioni, che fa seguito all’accordo P5+1, avrà un effetto considerevole sull’aumento della produzione in Iran. Si assisterà a un rilancio dell’economia del paese, soprattutto grazie alla ripresa del commercio e degli investimenti esteri. Tuttavia, passare dall’autarchia all’apertura è un’operazione delicata. Il paese potrebbe risentire della liberalizzazione degli scambi.

Prospettive economiche positive, nuove opportunità

L’Iran è la seconda economia per grandezza della regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa). Secondo il FMI, il PIL ha raggiunto i 416,5 miliardi di dollari. Dopo due anni di recessione, Coface prevede che quest’anno la crescita si attesterà al 3,8%, grazie alla revoca delle sanzioni imposte dai paesi occidentali. Le autorità iraniane stimano che questa cessazione attirerà investimenti esteri per almeno 50 miliardi di dollaro l’anno. Questa cifra è ben lontana dai 2,1 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri che l’Iran ha attratto nel 2014.

«I settori principali che dovrebbero spingere la crescita dell’economia nel periodo post-sanzioni sono i trasporti, l’edilizia abitativa e i lavori pubblici. Oltre che per questi settori, così come per quello del petrolio e del gas, sui quali l’economia fa ampiamente affidamento, esistono opportunità per quasi tutti i settori», commenta Seltem Iyigun, Economista Coface per la regione MENA e Turchia.

Ma i risultati potrebbero essere limitati…

Nel breve periodo, la riapertura dell’economia iraniana agli scambi internazionali dovrebbe essere progressiva. L’Iran è l’ultimo grande mercato non facente parte dell’OMC. Il paese è relativamente chiuso e le autorità sembrano favorevoli a un’apertura graduale delle barriere tariffarie e non. Le debolezze del settore bancario però limiteranno la crescita delle esportazioni.

«Le esportazioni, il cui valore supera i 50.000 dollari sono soggetti a ispezione di quantità e qualità prima della spedizione. Nel breve periodo, oltre alla politica sulle barriere doganali, anche i vincoli normativi e la rigidità burocratica probabilmente ostacoleranno la crescita degli scambi commerciali», ha affermato Sofia Tozy, Economista Coface per il Medio Oriente. Inoltre, lo shock dell’apertura improvvisa degli scambi potrebbe avere degli effetti negativi sui tassi di cambio del paese. Un apprezzamento del tasso di cambio reale sarebbe dannoso per le imprese locali.

Il contesto mondiale sfavorevole e i problemi strutturali dell’Iran potrebbero ritardare i risultati attesi. Per prima cosa, la debolezza del commercio internazionale e i disordini regionali dovrebbero attenuare l’effetto, inizialmente positivo, della revoca delle sanzioni e della riduzione dei costi degli scambi. Secondariamente, il calo degli utili indotto dai prezzi bassi del petrolio potrebbe limitare gli investimenti pubblici e il sostegno della politica del governo per la crescita post-sanzioni, dal momento che il paese è troppo dipendente dai ricavi petroliferi per sostenere la propria economia. Infine, la scarsità delle infrastrutture iraniane, e la fragilità del settore bancario, nel lungo periodo continueranno ad ostacolare le prospettive di crescita.

I settori che Coface considera rappresentativi delle opportunità economiche sfruttate e delle sfide che l’Iran deve affrontare dopo il suo ritorno sul mercato, sono due.

• Energia: la revoca delle sanzioni dovrebbe comportare l’aumento della produzione di idrocarburi ma l’effetto potrebbe essere limitato a causa delle prospettive poco soddisfacenti del mercato petrolifero. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, la produzione iraniana di greggio, salita a 2,8 milioni di barili al giorno nel 2015, dovrebbe raggiungere i 3,1 milioni nel 2016 e quasi i 3,6 milioni nel 2017. «L’apertura progressiva del paese dovrebbe incoraggiare gli investimenti nel settore petrolifero. Con investimenti sufficienti, l’Iran potrebbe raggiungere una produzione di 4 milioni di barili al giorno», ha dichiarato Sofia Tozy. Tuttavia, l’ammodernamento delle infrastrutture comporterà spese ingenti. Inoltre, nel contesto attuale di calo dei prezzi del petrolio, l’entrata dell’Iran nel mercato internazionale potrebbe incrementare il disequilibrio tra domanda e offerta.

• Automotive: il settore, che rappresenta più del 10% del PIL iraniano, sarà uno di quelli che beneficeranno maggiormente della revoca delle sanzioni. I consumatori iraniani hanno sete di marchi internazionali, la rimozione delle sanzioni sarà quindi un’occasione in più per i costruttori occidentali di auto di penetrare questo mercato. Tuttavia, questo afflusso di costruttori stranieri di auto potrebbe dare luogo a una concorrenza feroce. «Con l’arrivo di nuovi marchi potrebbe essere difficile per le imprese già presenti sul mercato mantenere le proprie quote. Questo potrebbe essere il caso dei produttori cinesi, se i costruttori di auto europei cominciassero a proporre veicoli meno cari e di qualità superiore», ha dichiarato Seltem Iyigun.

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