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10/09/2015
Rischio Paese e Studi economici

Insolvenze d’impresa in Europa occidentale: prevista una diminuzione del 7% nel 2015 ma la situazione è contrastante

In Europa occidentale le insolvenze1 d’impresa hanno conosciuto due ondate consecutive. La crisi dei subprime, che ne ha provocato l’aumento dell’11% in media nei dodici paesi presi in esame, è stata seguita da un secondo shock inatteso con incrementi del +8% nel 2012 e del +5% nel 2013. Oggi l’orizzonte inizia a schiarirsi. Il calo medio del 9% osservato nel 2014 proseguirà nel 2015 con un -7%. Mentre in Italia e in Norvegia le insolvenze continueranno a crescere, dieci paesi beneficeranno della timida ripresa della zona euro: Germania, Belgio, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Svezia

Riduzioni contrastanti a seconda del paese

Sebbene vi sia una marcata ripresa in 10 dei 12 paesi presi in considerazione (ad eccezione di Norvegia e Italia), le dinamiche differiscono da un paese all’altro e attualmente i livelli di insolvenza non sono ancora paragonabili a quelli pre-crisi. Infatti, la maggior parte dei paesi non è ancora tornata ai livelli del 2008. E’ ancor più evidente nei paesi del Sud Europa (Italia, Portogallo e Spagna), dove i tassi di disoccupazione ancora elevati pesano sul potenziale di crescita.

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Le prospettive migliorano, soprattutto grazie ai consumi privati: il PIL della zona euro è aumentato dello 0,3% nel secondo trimestre del 2015, confermando la ripresa. Secondo le previsioni Coface, dovrebbe raggiungere l’1,5% nel 2015 e l’1,6% nel 2016, dopo lo 0,9% registrato nel 2014.

I paesi importatori hanno beneficiato del deprezzamento dell’euro e del calo dei prezzi del petrolio. I rischi legati al rallentamento della crescita degli emergenti devono essere monitorati.
Un’altra ombra è la debolezza degli investimenti osservata nella zona euro.

Qui, il livello pre-crisi non è ancora stato raggiunto (19,5% del PIL nel 2014 contro il 23% nel 2007). Malgrado le condizioni più favorevoli di finanziamento, legate al calo degli interessi, gli investimenti non sono realmente ripresi. Lo scarso dinamismo della domanda attesa scoraggia gli investimenti delle imprese. Inoltre, il grado di utilizzo delle capacità di business è diminuito in seguito alla crisi, ritardando gli investimenti produttivi. Tuttavia, da inizio anno si osserva una lieve ripresa grazie ai consumi privati e al miglioramento del contesto imprenditoriale.

Un 2015 in linea con il 2014

Per il 2015, il modello di previsione delle insolvenze, elaborato dagli economisti di Coface, prevede per i dodici paesi del campione un nuovo calo in media del 7% circa.

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Tale modello utilizza prevalentemente come variabili il contesto imprenditoriale, gli investimenti e il numero di permessi di costruzione concessi.

La ripresa della crescita nella zona euro sarà particolarmente favorevole per i Paesi Bassi, la Spagna e il Portogallo. Le riduzioni attese sono meno significative in Germania (-2%) e in Francia (-3%).

Italia e Norvegia, i due paesi ancora in rosso nel 2014, lo saranno anche nel 2015. Le liquidazioni continueranno ad aumentare per diverse motivazioni. In Italia (un aumento stimato del +7% nel 2015, dopo un +11% nel 2014), il rischio di insolvenza è accentuato dall’onnipresenza di piccole imprese, più precarie rispetto alle altre, e anche da una ripresa più debole. In Norvegia, il settimo esportatore mondiale di petrolio, l’aumento delle insolvenze (+6% nel 2014 e nel 2015) è in linea con il calo dei prezzi del barile.

 

 

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1 I dati statistici del campione includono unicamente le liquidazioni. Inoltre, anche se il perimetro di indagine sembra identico, il quadro giuridico dei 12 paesi differisce: alcuni scelgono più le procedure di fallimento rispetto al risanamento

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