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03/11/2014
Rischio Paese e Studi economici

Commercio mondiale: esiste un potenziale di crescita, ma è improbabile un ritorno al livello pre crisi

Commercio mondiale: esiste un potenziale di crescita, ma è improbabile un ritorno al livello pre crisi

Il commercio mondiale resta colpito dagli effetti avversi della crisi

Dalla crisi economica del 2008-2009, il tasso di crescita del commercio internazionale è rallentato, colpito in primo luogo da una frenata della crescita mondiale sul lungo periodo. Il rallentamento strutturale e congiunturale dei grandi paesi emergenti è particolarmente dannoso per il commercio mondiale, il cui sviluppo è strettamente legato al boom delle loro esportazioni (moltiplicato per 6 in 20 anni contro il 2,2 delle economie avanzate). A ciò si aggiunge un secondo effetto negativo della crisi: il rallentamento della domanda di materie prime. A metà del 2014, tra i principali paesi emergenti, Polonia, Romania, India e Filippine sono quelli in cui la crescita annuale delle esportazioni è stata più forte, in quanto vendono principalmente prodotti manifatturieri anziché materie prime.

Le performance deludenti di numerosi paesi in materia di export coincidono con un aumento del protezionismo che ostacola il commercio. Globalmente, tra luglio 2008 e luglio 2014, l’Argentina, la Russia e l’India hanno introdotto ciascuna più di 250azioni, circa il doppio di Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Italia. La Russia è divenuto il paese più protezionista, tenuto conto delle misure relative al divieto, recentemente introdotto dal governo,  di importare prodotti alimentari provenienti di paesi europei, Stati Uniti, Canada e Australia.

Tendenza globale dei paesi emergenti all’integrazione nella catena del valore

Gli effetti della crisi sul commercio sono stati accentuati dall’accresciuta importanza, dall’inizio del 2000, dell’internazionalizzazione dei processi produttivi. E’ esattamente questo canale che ha accelerato la propagazione della crisi del 2008-2009 al commercio mondiale. Nel 2009 il commercio di beni intermedi2, che sono il cuore della catena mondiale del valore (CVM), ha avuto un rallentamento del 25%. Il commercio tra regioni, ancora limitato (ad eccezione dell’Asia), non ha potuto compensare gli effetti della crisi. In effetti, nonostante la proliferazione di accordi finalizzati a liberalizzare il commercio, questo, nella maggior parte delle regioni emergenti e rispetto al totale delle esportazioni, è ancora debole: 11 % per l’Africa, 20% per l’America Latina e 15% per la CEI.
Tuttavia, l’apparente resilienza alla crisi della catena mondiale del valore lascia sperare in prospettive di crescita a medio termine favorevoli. I margini di miglioramento sembrano buoni, grazie principalmente all’integrazione dei paesi emergenti nelle catene mondiali. Questo è il caso per esempio dell’Africa. L’ascesa della classe media asiatica dovrebbe favorire la fondazione di imprese sul continente africano, dove i costi di produzione sono strettamente dipendenti dal costo del lavoro (per esempio tessile e abbigliamento).

Prospettive: crescita del commercio limitata ma meno volatile

Coface attende nel 2015 tuttavia un’accelerazione della crescita del commercio mondiale a un tasso prossimo al 5%, un livello più elevato rispetto a quello dei due anni precedenti.

«Il rallentamento della crescita potenziale delle principali economie avanzate ed emergenti rende improbabile un ritorno della crescita del commercio internazionale ai livelli pre crisi. Ma la timida accelerazione della crescita mondiale e la continua internazionalizzazione delle catene del valore fanno pensare che la crescita del commercio mondiale aumenterà nel 2015», spiega Julien Marcilly, responsabile del rischio paese.

Oltre al tasso di crescita, anche la struttura del commercio sperimenterà degli stravolgimenti. L’espansione del settore terziario, nelle economie avanzate ed emergenti, si dovrà tradurre in un espansione del commercio. La rapidità di questo processo dipenderà dalla rapidità del progresso tecnologico. Questa evoluzione comporta un maggior vantaggio: dovrebbe rendere le fluttuazioni del commercio mondiale meno marcate, le oscillazioni  nel settore terziario sono in genere meno pronunciate di quelle nell’industria.

Queste previsioni portano Coface ad aspettarsi per i prossimi anni, una crescita del commercio mondiale più modesta, ma anche meno volatile.

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[1] Fonte: GTA
[2] Beni intermedi: beni importati, trasformati ed esportati

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