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14/09/2017
Rischio Paese e Studi economici

Analisi del numero di insolvenze in Europa centrale e orientale: diminuzione delle insolvenze d’impresa nel 2016

• Le insolvenze d’impresa sono diminuite del 14% nel 2015 e del 6% nel 2016
• Dinamica varia: dalla riduzione del 35,6% in Bulgaria, a un aumento più lieve del 2,6% in Polonia fino a un’impennata del 56,9% in Ungheria
• Il settore delle costruzioni rimane tra quelli più in difficoltà
• Coface prevede un calo delle insolvenze nella regione del 3,9% nel 2017 e del 2,3% nel 2018

Il 2016 ha registrato una continua riduzione del numero di insolvenze d’impresa pari al 6% in Europa centrale e orientale, dopo un calo del 14% nel 2015. A livello globale, nel corso dell’ultimo anno, 6 realtà su 1000 sono diventate insolventi. Questo miglioramento, in linea con il contesto macroeconomico, è dovuto in buona parte alla situazione positiva del mercato del lavoro, con una diminuzione del tasso di disoccupazione e un aumento dei salari. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi, le insolvenze superano il loro livello pre-crisi del 2008. La Romania e la Slovacchia sono gli unici paesi a registrare i livelli di insolenze più bassi rispetto al 2008.

 

Fig1

 

 

 

 

La dinamica varia molto nei 14 paesi oggetto dell’analisi. Otto paesi hanno assistito a una diminuzione delle insolvenze nel 2016. La Bulgaria ha registrato il calo più forte, con un crollo del 35,6% delle procedure e quasi nessuna insolvenza nei settori farmaceutico, informatico e dell’insegnamento. Al contrario, in Ungheria, sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente e, in Lituania, sono aumentate del 35,2%. Nel caso dell’Ungheria, l’aumento è principalmente dovuto al numero più elevato di procedure di cancellazioni d’ufficio di imprese (pressoché assenti dalle statistiche del 2015). Le statistiche della Lituania hanno risentito dei processi di ispezione fiscale dello Stato e del Fondo sociale di «pulizia» nei confronti delle imprese insolventi da tempo. La Polonia ha registrato un lieve aumento del 2,6%, in seguito a cambiamenti giuridici in termini di statistiche messe in atto l’anno corso per registrare insolvenze e ristrutturazioni di imprese con problemi di pagamento.

L’edilizia è il più colpito tra i settori in difficoltà

A livello settoriale, si constata che mentre alcuni settori hanno registrato alcuni miglioramenti l’anno scorso, altri hanno incontrato difficoltà di liquidità, che varia da un paese all’altro, malgrado si sviluppino tendenze comuni a livello regionale. Il settore delle costruzioni deve affrontare la congiuntura più sfavorevole. Le economie dell’Europa centrale e orientale risentono del nuovo bilancio dell’Unione Europea e di un calo degli investimenti nel 2016, con un rallentamento del ritmo di crescita del PIL (2,9% nel 2016, dopo un 3,5% nel 2015). Nella maggior parte dei paesi, l’edilizia ha conosciuto un crollo significativo della produzione, comportando un peggioramento delle condizioni di liquidità per le imprese del settore. Per alcuni paesi, soprattutto Estonia, Ungheria e Russia, le insolvenze delle imprese di costruzione rappresentano più del 20% del totale delle procedure.

Tendenze positive nei prossimi anni

Coface prevede un calo continuo delle insolvenze nella regione apri al 3,9% nel 2017 e al 2,3% nel 2018. «L’accelerazione di crescita del PIL e la ripresa degli investimenti rivelano segnali più positivi per le imprese», sottolinea Grzegorz Sielewicz, Economista di Coface per la regione Europa centrale e orientale. «Un nuovo flusso di progetti di infrastrutture, i consumi stabili delle famiglie e lo sviluppo dei mercati esteri daranno il loro contributo».

La ripresa degli investimenti dovrebbe favorire in particolare alcuni settori, quali le costruzioni, i trasporti e la produzione di macchinari, componenti e materiale edilizio. Tuttavia, la carenza di manodopera rimarrà un ostacolo per lo sviluppo di numerose imprese. Le imprese potrebbero incontrare alcune difficoltà legate all’evoluzione dell’economia mondiale e alle incertezze politiche, tra cui le eventuali conseguenze negativa legate alla Brexit e le preoccupazioni in Europa occidentale, come i risultati delle elezioni in Italia. Anche in Repubblica Ceca, Polonia e Romania si evidenziano problemi di carattere politico.

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